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MONDO

L'episodio

Nel 1988 lo scontro tra Frecce tricolori in Germania: 70 morti

26 anni fa l'esibizione tragica durante un "Airshow": forse un errore di valutazione durante il volo provocò una tragedia 

 

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Lo schianto dei due Tornado vicino ad Ascoli Piceno fa tornare in mente, con le debite proporzioni, l'incidente di Ramstein, in Germania, che vide protagonisti tre aerei delle Frecce Tricolori. Era il 28 agosto del 1988, alla rassegna "Airshow Flugtag", che allora si teneva presso la base Nato tedesca. Un pomeriggio che in sette secondi si sarebbe tramutato nel più pesante incidente nella storia delle esibizioni acrobatiche aeree. Con settanta morti e 346 feriti. Quel giorno nella base statunitense le Frecce tricolori erano le più attese. Il programma prevedeva l'espletamento dei "cardioide", una delle figure più rappresentative delle Frecce. Ma, a quanto si è poi appurato, il "solista", il tenente colonnello Ivo Nutarelli, arrivò troppo presto all'intersezione con i colleghi, provocando la collisione.

Tragedia in 7 secondi
Il suo Aermacchi MB-339 colpì in pieno il capoformazione, il tenente colonnello Mario Naldini, che a sua volta "toccò" "Pony 2", il capitano Giorgio Alessio. I tre aerei diventarono altrettante palle di fuoco, delle frecce impazzite e incontrollabili. Pony 1 si schiantò su una corsia stradale al fianco della pista. Naldini non fece in tempo ad azionare il sedile eiettabile. Anche il capitano Alessio finì la sua tragica corsa sulla pista e nell'impatto il suo aereo esplose. La traiettoria più tragica fu però quella di Pony 10. Dopo l'impatto, l'Aermacchi di Nutarelli piombò sulla folla che ancora non si era resa conto di quello che stava accadendo. Sul terreno rimasero 67 morti e centinaia di feriti. Una strage. Il tutto in sette, lunghissimi, secondi. Fin da subito intorno alla tragedia di Ramstein è sorto un florilegio di ipotesi legate a complotti e sabotaggi.

La teoria del sabotaggio
Molte di queste hanno fatto perno sul fatto che Nutarelli e Naldini, come poi appurerà la commissione per la strage di Ustica, si erano alzati in volo la sera del 27 giugno 1980 dall'aeroporto di Grosseto e intercettarono il DC9 dell'Itavia. Il sabotaggio di Ramstein, secondo queste tesi, sarebbe stato architettato per togliere di mezzo eventuali testimoni. Difficile, ovviamente, assecondare alcunché, anche per l'evidente sproporzione tra fini e mezzi. E cioè che si dovesse cagionare una catastrofe, con modalità peraltro incerte nel conseguimento dell'obiettivo, per eliminare due testimoni. Secondo gli esperti, invece, la tragedia di Ramstein fu il prodotto di un tragico errore. Nutarelli, forse il solista più preparato che mai le Frecce abbiano avuto, arrivò in anticipo all'intersezione con i colleghi. Forse, come sostennero altre tesi, perché accecato dal sole. Se ne accorse, tanto che, per rallentare la corsa, estrasse i carrelli, ma non poté evitare l'impatto del suo Aermacchi.   

Il bilancio
Oltre ai tre piloti delle Frecce, sul colpo morirono 51 spettatori e altri sedici nelle settimane successive. Negli ospedali della zona vennero soccorse, per ustioni di vario grado, centinaia di persone, fra cui tante donne e bambini. Da allora il volo acrobatico non è stato più lo stesso. Fin da subito furono adottate severissime misure di sicurezza. Oggi le "figure" non possono più essere fatte sopra il pubblico, che deve stare a svariate centinaia di metri dall'esibizione. Per quanto riguarda i Tornado, rimane nella storia recente anche la guerra del Golfo: nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991, il maggiore Gianmarco Bellini e il capitano Maurizio Cocciolone compirono una missione in volo notturno in Iraq ma il loro aereo fu abbattuto. Loro si salvarono grazie ai seggiolini eiettabili, furono presi prigionieri e liberati nel marzo, subito dopo la fine del conflitto.
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