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ECONOMIA

Michele Carrus (Cgil): "Presidio da difendere"

Alcoa, chiude la fonderia di Portovesme. Il colosso Usa: "Sito non competitivo"

L'azienda in una nota: "Interruzione della produzione attuata nel 2012 per gli elevati costi di produzione e le limitate prospettive di competitività dell'impianto". Michele Carrus (Cgil) a Rainews.it: "Se si sacrifica l'impianto di alluminio sardo, l'Italia sarà costretta a importare non solo il prodotto finale, ma anche quello intermedio per le altre nostre attività manifatturiere"

Alcoa
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Portovesme (Carbonia-Iglesias) Chiude lo stabilimento Alcoa di Portovesme. Ad annunciare la decisione di chiusura della fonderia è la stessa azienda che nel polo del Sulcis Iglesiente produceva alluminio primario. "La chiusura ridurrà la capacità produttiva complessiva di Alcoa di 150.000 tonnellate a 3,6 milioni tonnellate annue - si legge in una nota - L'interruzione della produzione era stata attuata nel 2012 per gli elevati costi di produzione, tra i più alti negli smelter di Alcoa, e le limitate prospettive di competitività dell'impianto". "Le ragioni fondamentali che hanno reso la fonderia di Portovesme non competitiva, purtroppo, non sono cambiate da allora", ha detto Bob Wilt, Presidente di Alcoa Primary Products, motivando l'odierno addio all'impianto. "Continueremo a rispettare gli impegni assunti per i nostri dipendenti e i nostri stakeholder, in buona fede, come abbiamo sempre fatto", ha aggiunto.

Alcoa, spiega la nota, si è impegnata con governo ed enti locali a fornire sostegno finanziario sociale, insieme a servizi di outplacement e di reimpiego per i dipendenti. La chiusura è in linea con la strategia di Alcoa per creare una business commodity a livello globale competitiva. Il totale degli oneri di ristrutturazione nel terzo trimestre 2014, a seguito della chiusura di Portovesme, dovrebbero essere tra i 170 milioni dollari e 180 milioni dollari al netto delle imposte, ovvero tra 0,14 e 0,15 dollari per azione, di cui circa il 60 per cento è non-cash.

Carrus (Cgil): "Se si sacrifica l'impianto, gravissima perdita per l'industria e per la Nazione, è un presidio da difendere"
"La notizia che chiude il sito Alcoa di Portovesme - dice a Rainews.it il segretario della Cgil Sardegna, Michele Carrus - è una 'non notizia'. L'azienda ha chiuso lo stabilimento già due anni e mezzo fa per questioni legate a scelte strategiche". La grande multinazionale ritiene infatti il sito non competitivo. "Ma questo sito - aggiunge Carrus - ha le qualità per esserlo, ha maestranze qualificatissime. Si tratta dell'ultima fabbrica in Italia che produce alluminio, prodotto indispensabile per tutta l'industria italiana (necessaria per quella automobilistica, per l'impiantistica, per il tetrapack, per pellicole di alluminio, per gli infissi, ecc... ndr) e per la nazione intera".

"Chiediamo impegno a regione e governo per trovare acquirente interessato"
Se si sacrificasse l'impianto, il nostro Paese sarebbe costretto a dipendere dagli altri, obbligato alle importazioni, sarebbe un grave danno per l'intera manifattura. "Oggi - dice ancora Carrus - importiamo circa l'80% di alluminio necessario alle nostre imprese, se perdiamo anche questo 15-20% prodotto dal sito sardo, perdiamo quello che definisco un presidio essenziale all'industria nazionale". La fabbrica di Portovesme, ricorda il sindacalista, "produce alluminio primario, quindi con la sua chiusura saremo costretti a importare non solo il prodotto finale, ma anche quello intermedio, per portare avanti tanta parte delle nostre attività manifatturiere". La Cgil chiede quindi un "impegno, alla regione e al governo, per trovare un acquirente interessato allo stabilimento". "Vorremmo che si mettesse in campo tutta capacità di agire, di un grande paese industriale, per trovare chi possa rilevare proficuamente un'attività che è fondamentale per l'economia dell'Italia".

Riferendosi all'Alcoa, il sindacalista Cgil auspica che vengano mantenuti gli impegni assunti dalla stessa, ossia la "manutenzione e l'efficienza del sito per renderlo appetibile alle eventuali altre aziende disponibili a farsi carico di un progetto industriale per il polo". E magari anche che "bonifichi l'area per una eventuale riconversione". 

Per quanto riguarda le eventuali trattative in corso, Carrus riferisce che "siamo in attesa di un memorandum di intenti da parte di Glencore" che vede impegnata in prima linea la Regione.
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