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SALUTE

Alzheimer

Aifa: “Con aumento demenze sistema sanitario a rischio"

L’Alzheimer è LA malattia, avverte il direttore generale dell’AIFA Luca Pani, che ospita a Roma un vertice internazionale sulle demenze: avranno un impatto ancora non valutabile ma catastrofico sui sistema sanitari nazionali dei Paesi più sviluppati. Decine di milioni di ultrasettantenni che avranno bisogno di assistenza continua, che nessuno Stato può permettersi. In Italia oggi sono 600mila i malati di Alzheimer, quasi tutti a totale carico delle sole famiglie.

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Nel servizio di Gerardo D’Amico la situazione e il punto sulla ricerca scientifica, qui di seguito l’intervista al prof. Giulio Maira, presidente di Atena Onlus, che il 10 giugno organizza in Campidoglio un incontro sulla memoria a cui partecipano molti scienziati e operatori sociali




Professor Maira come funziona la nostra memoria e perché, da anziani, tendiamo a ricordare nitidamente episodi della gioventù mentre ci si dimentica cosa si sia mangiato a pranzo?
Noi tendiamo a fissare nel nostro cervello, soprattutto, due tipi di stimoli: quelli che ci colpiscono emotivamente ed attraggono la nostra attenzione, e quelli che ci si presentano in modo ripetuto. La memoria ha una specie di crocevia, che é l'ippocampo, un nucleo situato nella parte profonda della corteccia temporale, dove confluiscono moltissime fibre nervose. La funzione dell'ippocampo è duplice: trasformare la memoria a breve termine in memoria permanente e tenere le fila dei nostri ricordi. Con il passare degli anni anche l'ippocampo perde neuroni e riduce la sua capacitá di fissare i ricordi; è per questo che, da anziani, le esperienze tendono a passare senza essere fissate nella memoria, mentre i circuiti nervosi che hanno già  immagazzinato i fatti della nostra gioventùrimangono ben funzionanti. 
 
Può essere proprio la memoria con i suoi disturbi, l'indicatore per l'insorgenza dell'Alzheimer e delle demenze senili?
Certamente uno dei primi segni dell'inizio di una demenza è il progressivo deteriorarsi della memoria. Le Risonanze Magnetiche ci fanno vedere come nella malattia di Alzheimer l'ippocampo riduca sensibilmente il suo spessore neuronale. Naturalmente non ricordare i nomi delle persone o non ricordare dove abbiamo messo le chiavi di casa non vuol dire avere l'Alzheimer, ma semplicemente può accompagnarsi al trascorrere degli anni. Quando alle amnesie si associano anche una difficoltà nelle occupazioni quotidiane, un disorientamento temporo-spaziale, oppure una diminuzione della capacita di giudizio, allora è bene consultare un neurologo. Qualche volta i disturbi di memoria possono anche mancare.
 
Ci dite che bisogna tenere in allenamento la mente e la memoria, per non perderla: ma in che modo?
Gli studi scientifici indicano che il miglior antidoto per contrastare l'invecchiamento cerebrale é quello di avere una vita attiva sia intellettualmente che fisicamente, oltre che "leggera" e sana dal punto di vista alimentare. Il cervello si sviluppa tutta la vita purché sia mantenuto attivo e stimolato. È un organo che ha bisogno di stimoli sempre nuovi per creare nuove connessioni; quindi: leggere, ma con attenzione non distrattamente, incontrare persone, andare ai musei o al cinema. É solo così che ci mettiamo al riparo dalla naturale selezione operata dal cervello, che tende a non catalogare le nozioni che "sente" come poco interessanti.
Purtroppo, ancora non esistono farmaci per la memoria.
 
A che punto sono le terapie contro l'Alzheimer?
La malattia di Alzheimer è una malattia complessa e non é stato ancora trovato il farmaco magico in grado di prevenirla o curarla. Abbiamo terapie che agiscono sui diversi aspetti della malattia: alcuni farmaci tendono a proteggere le facoltà mentali, agendo sui neurotrasmettitori (le sostanze chimiche che permettono il funzionamento delle cellule cerebrali, i neuroni); altri aiutano a gestire alcuni sintomi, quali l'insonnia, l'agitazione, l'aggressività o la depressione. É importante anche sviluppare strategie di convivenza con la malattia e con la rete familiare nelle diverse fasi di evoluzione della demenza.

 
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