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MONDO

Stretta del governo per l'anniversario

Venticinque anni fa la strage di Piazza Tiananmen

Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 una violenta repressione spegne nel sangue le proteste di studenti e lavoratori cinesi in piazza a Pechino

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Venticinque anni fa, nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, una violenta repressione spense nel sangue le proteste di studenti e lavoratori cinesi in piazza Tiananmen a Pechino. In quella notte, che ha segnato la storia, l'Esercito di Liberazione Popolare uccise centinaia di persone scese in piazza per chiedere più libertà e più democrazia. Le stesse libertà e la stessa democrazia che sono ancora oggi il tallone d'Achille della superpotenza economica. Alla vigilia dell'anniversario, infatti, una nuova impennata di censure e arresti preventivi, con la capitale stretta nella morsa di centomila agenti del servizio di sicurezza e il motore di ricerca Google bloccato. Amnesty International denuncia che almeno 66 persone sarebbero state arrestate o allontanate dalla capitale proprio in vista del 4 giugno. La stampa straniera sarebbe stata invitata a non coprire l'anniversario.

L'alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha auspicato uno "sforzo di verità, in Cina, sui fatti di Tiananmen", esprimendo al contempo "preoccupazione" per l'arresto di decine di attivisti, avvocati e giornalisti cinesi in vista del 25esimo anniversario.

Onu invoca ricerca della verità
L'alto commissario Pillay ha insistito sull'importanza di condurre un processo di ricerca della verità sulla strage del 1989. "Molto resta da chiarire su cosa sia esattamente successo tra il 3 e il 4 giugno 1989. In assenza di un'inchiesta indipendente, esistono versioni dei fatti molto diverse. Il numero dei morti, ad esempio, varia da centinaia a migliaia di persone e molte famiglie delle vittime stanno ancora aspettando una spiegazione su ciò che è accaduto ai loro cari". 

Censure e arresti alla viglia dell'anniversario
Alla vigilia dell'anniversario del massacro il motore di ricerca Google è stato completamente bloccato e una nuova ondata di arresti preventivi ha colpito le voci più critiche del regime. L'ultimo a cadere nella vasta rete del Public Security Bureau (Psb, la polizia cinese) è stato l'artista australiano di origine cinese Guo Jian, colpevole di aver rilasciato una lunga intervista al Financial Times, pubblicata nel fine settimana scorso.

Le proteste del 1989 
Le proteste iniziano a metà aprile del 1989 nelle università di Pechino. Gli studenti chiedono più libertà, riforme, salari più equi e condizioni di vita migliori. Dopo i funerali del politico riformista Hu Yaobang la rivolta esplode. I giovani indicono una grande manifestazione a cui aderiranno centomila persone. A metà maggio migliaia di studenti occupano Piazza Tiananmen e iniziano uno sciopero della fame a oltranza. Le autorità cinesi impongono la legge marziale e inviano carri armati e soldati. Ma negli stessi giorni, la protesta arriva sulle televisioni di tutto il mondo. La stampa internazionale infatti è a Pechino per l’arrivo di Mikhail Gorbaciov, nel paese per una riconciliazione russo-cinese. Gli studenti rilasciano dichiarazioni alla stampa estera e cercano di boicottare gli appuntamenti istituzionali.

La situazione precipita velocemente. Il segretario del partito comunista Zhao Zhiyang si dimette, mentre Deng Xiaoping e il primo ministro Li Peng ordinano all’esercito la definitiva repressione della protesta di Piazza Tiananmen. Ancora incerto il numero dei morti, che varia da un centinaio ad alcune migliaia di vittime.
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