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ITALIA

Aziende-Indotto: Stop a lavoratori nei cantieri del siderurgico

ArcelorMittal. Pm Taranto indaga per distruzione di mezzi di produzione. Inchiesta anche a Milano

"Se passa l'idea che tu fai accordi, partecipi a gare pubbliche, firmi accordi di fronte al Governo e poi te ne puoi sbattere e li puoi disapplicare, siamo alla barbarie" attacca Landini. "Una logica di questa genere non è accettabile", ha aggiunto

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Si complica ulteriormente la già critica situazione di ArcelorMittal. E' partita oggi a Taranto una nuova iniziativa giudiziaria e sempre nella città pugliese da domani le imprese dell'indotto-appalto siderurgico fermeranno il lavoro nello stabilimento ex Ilva perché le fatture scadute non sono state pagate.

Stamattina i commissari straordinari di Ilva, Ardito, Lupo e Danovi, hanno consegnato nelle mani del procuratore di Taranto, Capristo, e del procuratore aggiunto, Carbone, "un esposto denuncia contenente fatti e comportamenti, inerenti al rapporto contrattuale con Arcelor Mittal, lesivi dell'economia nazionale. Tanto al fine di verificare la sussistenza di ipotesi di rilevanza penale".

"Distruzione di mezzi di produzione"
Il fascicolo d'indagine avviato dal procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, a carico di ignoti ipotizza la violazione dell'art.499 del Codice penale: 'Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione'. Si tratta dello stesso reato avanzato dai commissari Ilva nell'esposto presentato oggi in Procura a Taranto dopo il disimpegno di ArcelorMittal. Il fascicolo è al momento assegnato al procuratore Capristo e al procuratore aggiunto Carbone. 

L'articolo punisce con la reclusione da 3 a 12 anni e con una multa non inferiore circa 2.065 euro "chiunque, distruggendo materie prime o prodotti agricoli o industriali, ovvero mezzi di produzione, cagiona un grave nocumento alla produzione nazionale, o fa venir meno in misura notevole merci di comune o largo consumo". Per sostenere tale ipotesi - ora al vaglio della Procura - i commissari ritengono che la decisione di ArcelorMittal di adottare un cronoprogramma per lo spegnimento degli impianti degli siderurgico possa danneggiare gli stessi. Ilva in As sottolinea, inoltre, che lo stabilimento di Taranto è strategico dal punto di vista nazionale.

Lunedì l'aggiunto milanese Maurizio Romanelli e i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici si incontreranno per mettere a punto l'atto della loro costituzione nella causa civile con cui ArcelorMittal chiede di recedere dal contratto di affitto dell'ex stabilimento e i commissari, con il loro ricorso cautelare, di fermarli per preservare l'azienda. Sempre la prossima settimana inquirenti e investigatori tarantini cominceranno a convocare una serie di testimoni per far luce sulla situazione del polo siderurgico.

Boccia: "Dimensione muscolare non serve a nessuno"
Attacca il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: "La dimensione muscolare non serve a nessuno. Per l'Ilva occorrono soluzioni. La prima cosa da fare - aggiunge - è rimettere lo scudo, e occorre ammettere l'errore che si è fatto, da cui si determinata questa situazione. Speriamo bene speriamo che prevalga il buon senso, il pragmatismo e il realismo su questa questione".
 
Gozzi: "Aziende straniere fuggono da rischi legali e caos della politica"
L'ex presidente di Federacciai Antonio Gozzi sottolinea che "le aziende straniere fuggono da rischi legali e caos della politica". Dalle debolezze della politica, "cui spetta il compito di decidere la strada da seguire" all'intervento dei magistrati perché non si rispetta un contratto che "materia da codice civile e non penale", ecco percheé la vicenda dell'ex Ilva di Taranto per Gozzi "fa male alla reputazione internazionale dell'Italia e fa perdere ogni attrattiva d'investimento straniero". Il vero punto debole "della tragedia che si sta consumando a Taranto" sta tutto qui, conclude. "Vedremo nei prossimi giorni - dichiara il ministro degli Esteri e capo politico M5s, Luigi Di Maio - se l'intervento della magistratura basterà per  trattenere ArcelorMittal.

Turco: "Governo non ha alcuna responsabilità"
Una cosa è certa: noi trasciniamo quella multinazionale in tribunale e chiederemo di rispettare i patti con lo Stato". E se il governatore di Puglia, Emiliano, imputa ad ArcelorMittal "sia pure forse indirettamente", di "voler far cadere il Governo", "sulla questione ex Ilva, il Governo non ha alcuna responsabilità", dichiara il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica, Mario Turco. Il problema, osserva Turco, è che Mittal ha fallito il piano industriale, "non ha raggiunto gli obiettivi prefissati".

Sindacati: "Conte, si prodighi per portare al tavolo la proprietà"
"Credo che oggi sia necessario che il presidente del Consiglio, Conte, si prodighi per portare al tavolo la proprietà, non l'amministratore delegato, in un confronto con il sindacato", afferma il segretario generale Cisl, Furlan, segnalando che "sono in ballo non solo 20.000 posti di lavoro, 20 mila famiglie, ma anche la possibilità per l'Italia di essere competitivi su un grande mercato dell'acciaio in cui siamo sempre stati competitivi".

Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, annuncia battaglia: "se questo tavolo c'è bene. Se non c'è nelle prossime ore, o nei prossimi giorni reagiremo e decideremo che cosa fare", assicura ribadendo la richiesta di un tavolo tra sindacati e proprietà. E aggiunge: " "Noi vogliamo produrre acciaio e troveremo tutti i modi e le forme più intelligenti per far si che i lavoratori non facciano alcun spegnimento e alcuna chiusura di quello stabilimento. "Se passa l'idea che tu fai accordi, partecipi a gare pubbliche, firmi accordi di fronte al Governo e poi te ne puoi sbattere e li puoi disapplicare, siamo alla barbarie" attacca Landini. "Una logica di questa genere non è accettabile", ha aggiunto.

"Questa storia che faremo una grande causa alla società mi preoccupa, perché quando finirà la causa non avremo più prospettive industriali e posti di lavoro", sottolinea il leader della Uil, Carmelo Barbagallo.

Aziende-Indotto: Da domani stop a lavoratori nei cantieri del siderurgico
E intanto l'indotto-appalto siderurgico di ArcelorMittaldi Taranto alza il tiro. Da domani le imprese non manderanno più il proprio personale a lavorare nei cantieri del siderurgico, nè effettueranno attività per conto della società che gestisce in fitto l'ex Ilva. La decisione è stata presa oggi in Confindustria Taranto poichè non e' ancora pervenuta alcuna risposta circa la data di pagamento delle fatture scadute relative a lavori e prestazioni effettuate per ArcelorMittal.

Non si escludono iniziative più dure come il presidio dei camion davanti alla portineria C della fabbrica da parte dei trasportatori, anch'essi in grande difficoltà per i mancati pagamenti di ArcelorMittal. L'ultimo blocco dei trasportatori davanti all'Ilva avvenne nel gennaio 2015, quando erano in ballo i crediti derivanti dal passaggio da Ilva commissariata a Ilva in amministrazione straordinaria. Ma Cgil Taranto dissente dalla protesta che parte domani e dice a Confindustria Taranto: non è il momento di abbandonare la fabbrica che va invece presidiata.  
 
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