ECONOMIA

Mercati euforici, poi però i listini chiudono in rosso

Tassi a zero, QE da 60 a 80 miliardi al mese. tasso sui depositi - 0,4

Una panoplia di misure che ampliano la dimensione e la natura degli acquisti BCE, l'impegno ad acquistare anche obbligazioni emesse da aziende non bancarie e 4 linee di credito riservate alle banche, intanto il tasso sui depositi si addentra ulteriormente in territorio negativo

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di Luca Gaballo I mercati si aspettavano di essere sorpresi e così è stato. Un paradosso perfetto, data la volatilità dei mercati di questo primo trimestre 2016, data l'inflazione ormai negativa nella zona euro, dati i timori di stagnazione, date le condizioni internazionali di crisi, date le tecnicalità del QE che minacciano di paralizzare la banca centrale di Francoforte ogni qual volta i titoli di stato spingono i propri rendimenti in territorio negativo, Draghi doveva stupire,  Più che di sorpresa si dovrebbe parlare in realtà di conferma visto che gli analisti davano una probabilità del 100% che la panoplia di misure decise dalla BCE avrebbe in qualche modo, in qualche forma, prodotto un quid di novità superiore al minimo necessario. Così è stato ed infatti all'annuncio delle nuove misure approvate dal consiglio direttivo della BCE l'euro è crollato e le borse hanno iniziato a brindare. 
Una fiammata che dura poco però. L'euforia si è spenta nel pomeriggio, e alla fine Piazza Affari ha chiuso sotto la parità, segnando un -0,5%, dopo aver registrato guadagni fino al +4%, trainata dalle banche. Peggio hanno fatto Francoforte (-2,31%), Parigi (-1,70%) e Londra (-1,78%). Madrid appena sopra la parità, segna in chiusura un +0,07%.

Cosa è accaduto? 

L'Euro
E' stato il comportamento dell'Euro, a mostrare chiaramente su quale la strada stretta l'istituto di Francoforte si muove: la moneta unica, crollata dopo il taglio dei tassi si è ripresa appena Draghi, in conferenza stampa, ha dovuto ammettere che difficilmente vi saranno altri tagli nel futuro, proprio per non penalizzare eccessivamente l'attività bancaria con i tassi negativi. I tassi resteranno a questi livelli molto bassi, molto a lungo, ha detto Draghi. 


Il quadro macro
La BCE ha tagliato le stime di crescita per l'Eurozona a 1,4% quest'anno (da 1,7%) e a 1,/% per il 2017 (da 1,9%). 
Peggiora anche l'outlook per l'inflazione che, secondo Draghi, resterà negativa anche nei prossimi mesi per poi risalire in seguito. Draghi ammette che esiste il rischio di un "secondo impatto" sull'inflazione, ovvero che le attese di deflazione aumentino il rischio che la stessa si avveri. Un rischio che bisogna scongiurare evitando che lo scenario deflattivo si consolidi per un tempo troppo lungo. Ma il dato che fatto più paura ai mercati è la stima BCE di uan inflazione molto vicina allo zero per tutto il 2016. E questo quando ancora tre mesi fa si prevedeva una inflazione pari all'1%. Non solo. Tutto questo avviene dopo un intero anno di espansioen monetaria che avrebbe dovuto riaccendere l'inflazione. Se non avessimo agito le cose sarebbero andate molto peggio, ha detto Draghi, e ha certamente ragione, ma queste non sono parole fatte per rincuoorare gli operatori economici. Suonano come una sentenza di inevitbailità di un quantitative easing che non a tutti piace.

La Germania
Abbiamo sconfitto quelli che dicono sempre no, ha detto Draghi in conferenza stampa, e lo ha voluto dire in tedesco. Oggi il suo doppio negativo, il presidente della Bundesbank Weidmann non era tra i governatori con diritto di voto in consiglio ma la sua ombra si è proiettata egualmente su Francoforte. E' un regalo ai paesi del sud, un enorme trasferimento di denaro verso le banche italiane e spagnole, ha dichiarato stizzito il presidente delal Confindustria delle aziende esportatrici tedesche, certo non soddisfatto che alla fine della seduta di borsa l'euro ha chiuso in rialzo rispetto all'apertura. 

L'Italia

Per Banca intesa si apre un lungo periodo di prestiti più favorevoli ad imprese e famiglie e contengono l'impatto della redditività negativa per le  banche europee. 

Le misure
Il tasso centrale è stato portato a zero, quello sui depositi spinto ancor di più in territorio negativo da -0,3 a -0,4. In un mondo normale significherebbe che le banche potranno ricevere il denaro a costo zero ma che se lo depositano di nuovo in BCE saranno costrette a pagare un piccolo interesse. E' il mondo al contrario dei tassi negativi, quello che sta mettendo in forse il modello di business delle banche europee e tutto il mondo del reddito fisso, che rende sempre meno sostenibile il business delle assicurazioni, delle pensioni integrative e delle polizze vita. Proprio sulla inopportunità di spingere ancora i tassi al negativo Draghi aveva ricevuto le maggiori critiche proprio dal mondo bancario. Per le banche però Draghi ha preparato un cuscinetto in grado di preservare la sostenibilità del core business. La Bce ha annunciato una nuova serie di quattro operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine per le banche, le 'TLtro II', che saranno lanciate a partire da giugno 2016. La durata delle operazioni di rifinanziamento sarà di 4 anni. "Le condizioni di finanziamento di queste operazioni potranno essere più basse del tasso di interesse sui depositi presso la banca", scrive la Bce. Che significa? Che quel che le banche perderanno depositando a tassi negativi guadagneranno prendendo a prestito a tassi ancor più negativi. Parafrasando de Filippo, "i tassi negativi non finiscono mai".

E l'economia reale? Qui entra in gioco il finanziamento diretta della BCE alle aziende con l'acquisto di bond societari. Insomma, in sintesi, le banche resteranno in vita e alle aziende verrà distribuito denaro saltando il circuito bancario. "Il programma di espansione monetaria crescerà da 60 ad 80 miliardi al mese, e l'istituto di Francoforte acquisterà anche obbligazioni di aziende non bancarie."  Un modo per saltare la mediazione degli istituti di credito ed andare a finanziare direttamente le aziende. Questa misura, ha detto Draghi in conferenza stampa, faciliterà l'arrivo del credito direttamente all'economia reale. Inoltre, per ogni singola obbligazione acquistata, prima la BCE non poteva comprare oltre il 30%, da oggi sarà invece il 50%. Bisognerà vedere poi, quale impatto avrà tutto questo su un tessuto produttivo come quello italiano, fatto di piccole e medie imprese, fortemente dipendenti dal circuito bancario. Riusciranno le nostre PMI a rientrare nei severi criteri High quality che la BCE certo imporrà?
 
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