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ITALIA

Veleni in Vaticano: ex revisore: cacciato. Mons. Becciu: ci spiava

Milone: non mi sono dimesso volontariamente ma sono stato minacciato di arresto. Becciu: spiava me e gli alti vertici vaticani

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A tre mesi dalle dimissioni a sorpresa, rassegnate il 19 giugno scorso in un alone di mistero, si consuma un durissimo scontro sull'allontanamento dal Vaticano del revisore generale dei conti d'Oltretevere, Libero Milone, il primo nominato dopo la riforma di papa Francesco. In un'intervista in contemporanea a quattro testate - Corriere della Sera, Sky Tg24, Reuters e Wall Street Journal -, il 69enne manager, ex presidente Deloitte Italia, lancia aspre accuse sulle sue dimissioni forzate: "Non mi sono dimesso volontariamente. Sono stato minacciato di arresto. Il capo della gendarmeria mi ha intimidito per costringermi a firmare una lettera che avevano già pronta".

Da parte del sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Angelo Becciu, Milone si sarebbe sentito dire che "il rapporto di fiducia col Papa si era incrinato" e "il Santo Padre chiedeva le mie dimissioni". Parlando di motivi che "mi parvero incredibili" e recriminando di non aver potuto parlare col Papa come avrebbe voluto, l'ex controllore dei conti vaticani, rimasto in carica solo due anni come referente diretto del Prefetto per l'Economia card. George Pell (ora in Australia per essere processato per abusi sessuali su minori), racconta che gli furono mostrate due fatture e che fu accusato di "avere compiuto una distrazione di fondi: dunque un peculato, come pubblico ufficiale" e che "erano conti per indagini ambientali, per 28 mila euro, per ripulire gli uffici da eventuali microspie". L'altra accusa nei suoi confronti, con tanto di decreto del Tribunale, era "di avere cercato informazioni impropriamente su esponenti vaticani".   

Ed  è proprio questo che, con una replica altrettanto severa, la Santa Sede oggi torna a contestare a Milone come motivo della 'cacciata'. "Risulta purtroppo che l'Ufficio diretto dal dott. Milone, esulando dalle sue competenze, ha incaricato illegalmente una Società esterna per svolgere attività investigative sulla vita privata di esponenti della Santa Sede", ha dichiarato la Sala stampa. "Questo, oltre a costituire un reato, ha irrimediabilmente incrinato la fiducia riposta nel dott. Milone, il quale, messo davanti alle sue responsabilità, ha accettato liberamente di rassegnare le dimissioni", assicurando anche che "le indagini sono state condotte con ogni scrupolo e nel rispetto della persona".   La Santa Sede "ha preso atto con sorpresa e rammarico" delle dichiarazioni dell'ex revisore generale. "In questo modo egli  venuto meno all'accordo di tenere riservati i motivi delle sue dimissioni dall'Ufficio", ha ancora sottolineato la Sala stampa, ricordando che, "in base agli Statuti, il compito del revisore generale quello di analizzare i bilanci e i conti della Santa Sede e delle amministrazioni collegate".   

In dichiarazioni riportate dal sito dell'agenzia Reuters, il sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Angelo Becciu, definisce le accuse di Milone "false e ingiustificate". "E' andato contro tutte le regole e stava spiando sulle vite private di suoi superiori e dello staff, me compreso - dice -. Se non avesse acconsentito alle dimissioni avremmo dovuto perseguirlo". E sul fatto di avergli offerto la scelta tra dimettersi e affrontare un pubblico processo, "in un certo senso abbiamo voluto proteggere la sua reputazione". Becciu spiega che il Papa è  stato informato degli accertamenti e delle prove contro Milone prima ancora della richiesta a quest'ultimo di dimettersi. Per il capo della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, a carico dell'ex revisore c'erano "prove evidenti, inconfutabili".   

Ma non  è finita qui: sarebbe anche falso che a Milone sia stato impedito di parlare al Papa. "Dire questo significa non conoscere il Papa e ignorare le regole della Curia", spiegano all'ANSA fonti qualificate della Santa Sede. "Il signor Milone è stato ricevuto in udienza privata una o due volte - dice un alto esponente di Curia -. Lui voleva equipararsi ai Capi Dicasteri e pretendeva di essere ricevuto più volte, ma non era possibile perché era semplicemente capo di un Ufficio". 
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