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ITALIA

Blitz in Trentino contro anarco-insurrezionalisti, sette misure cautelari

"Per fare la rivoluzione è necessario ammazzare qualcuno", dice uno dei componenti intercettato

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Bloccato dalla polizia e dai carabinieri un gruppo anarchico-insurrezionalista: sette le persone arrestate a Trento, accusate di aver organizzato azioni violente e attentati incendiari, come quello alla sede della Lega. Una vera e propria cellula eversiva - secondo gli investigatori - che non faceva solo propaganda ma pianificava e attuava atti con "finalità di terrorismo" e che ricorreva con "estrema facilità all'uso di sostanze esplosive ed incendiarie" per le azioni contro obiettivi istituzionali. Un gruppo organizzato per la clandestinità, come dimostrano gli incontri segreti e i documenti di identità falsi; e con una spiccata "intenzione insurrezionale":

"Per fare la rivoluzione è necessario ammazzare qualcuno", dice uno dei componenti intercettato.

Sequestrati caschi, mazze, spranghe, micce, bombe carta e cartelli contro la polizia, contro i carabinieri - "10, 100, 1000 Nassirya" - e anche uno striscione con minacce al ministro dell'Interno, Matteo Salvini: "Fischia ancora il vento. Salvini muori".

Questa mattina, gli uomini della Polizia di stato di Trento, della Direzione centrale della polizia di prevenzione e del Ros del Comando provinciale dei carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Trento, su richiesta della locale Procura, nei confronti di sette militanti anarco-insurrezionalisti, "ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, fabbricazione, detenzione e porto di armi ed esplosivi, atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, incendio e danneggiamento di sistemi informatici o telematici, anche di pubblica utilità, con finalità di terrorismo".

Il blitz è l'epilogo di un'indagine avviata nel 2016 dalla Digos e dal Ros nei confronti di alcuni esponenti dell'anarco-insurrezionalismo attivi nella provincia di Trento, ma con collegamenti con altre realtà anarchico-insurrezionaliste sia italiane che straniere, operative in Grecia, Spagna e Svizzera.

Gli arrestati, infatti, sono accusati di aver costituito una "cellula eversiva" che "ha posto la lotta violenta alla base della propria strategia e programma ideologico", ricorrendo con "estrema facilità all'uso di sostanze esplosive ed incendiarie" per le azioni contro obiettivi istituzionali.

I sette arrestati nel corso dell'operazione antiterrorismo sono: Luca Dolce, 33enne di origine giuliana; Roberto Bottamedi, 28enne, trentino; Giulio Berdusco, 32enne, di origine veneta; Agnese Trentin, 31enne, di origine veneta; Andrea Parolari, 45enne, trentino; Nicola Briganti, 44enne, di origine salentina e Marie Antonia Sacha Beranek, 34enne, di origine tarantina.

Alcuni degli indagati abitano in una casa isolata a Bosco di Civezzano, considerata il covo della cellula: qui - spiegano gli investigatori - sono stati falsificati, con un lavoro minuzioso, alcuni documenti di identità, per "garantire la clandestinità di compagni per la realizzazione del progetto sovversivo e il compimento di atti di eversione in Italia e all'estero". Proprio quei documenti, oltre a banconote false, che aveva con sé il 36enne anarchico foggiano Michele Alessio Del Sordo, arrestato a Patrasso, in Grecia, il 30 giugno 2018, mentre si imbarcava per Bari.

In particolari - riferisce la polizia - le indagini accusano  gli arrestati di alcune azioni violente di matrice anarchica: il danneggiamento del laboratorio di matematica industriale e crittografia del Dipartimento di Matematica e Fisica dell'Università degli Studi di Trento, con l'uso di un ordigno esplosivo o incendiario, che, l'8 aprile 2017, distrusse i sistemi informatici; il danneggiamento di un traliccio della Spa Towers, di cinque ponti ripetitori radio-televisivi e delle apparecchiature per la trasmissione dei segnali, avvenuto il 7 giugno 2017, a Monte Finonchio, Rovereto. Tra le attrezzature distrutte anche alcuni apparati usati per le trasmissioni dell'Arma dei carabinieri, il cui danneggiamento causò una temporanea interruzione dei collegamenti radio.

E ancora sono accusati di aver danneggiato nove auto della polizia locale, con le molotov, il 3 dicembre 2017, a Trento; una filiale Unicredit, ancora con un ordigno esplosivo, il 25 luglio 2018, a Rovereto; la sede dell'agenzia di lavoro interinale Randstad il 1° settembre 2018, a Rovereto. E secondo le indagini è stato lo stesso gruppo che ha piazzato due ordigni esplosivi, solo uno dei quali esploso, davanti alla sede della "Lega", il 13 ottobre 2018, ad Ala.

Tra le pesanti accuse contestate la costituzione di un'associazione terroristica, un'accusa che si basa su alcuni elementi chiave raccolti dagli investigatori della polizia e dei carabinieri. Il gruppo infatti - spiegano gli investigatori - svolgeva riunioni in diverse sedi, sparse nella provincia di Trento, locali che chiamavano in codice "El Tavan", e dove si ritrovavano i militanti che di volta in volta partecipavano alle manifestazioni a Trento, e qui depositavano caschi e bastoni usati nel corso degli scontri con le forze di polizia. Usavano invece la casa-covo a Bosco di Civezzano per "l'ideazione e l'elaborazione delle progettualità violente, per la produzione di documenti
d'identità falsi utilizzati per eludere i controlli delle forze di polizia, nonché per collocare strumenti idonei al confezionamento di ordigni esplosivi e materiale da utilizzare per la commissione degli attentati".

Le indagini hanno inoltre rivelato una "incisiva attività di propaganda di matrice insurrezionalista, che ha supportato ideologicamente i propositi eversivi", in primis con la rivista anarchica "I giorni e le notti", bollettino cartaceo nel quale, fra l'altro, si sostiene che "…il cambiamento violento delle condizioni date, l'insurrezione armata contro l'ostacolo materiale - lo Stato - che impedisce ogni trasformazione reale è ancora oggi l'unica strada possibile verso la libertà". E - a dimostrazione dell'intento eversivo - l'esecuzione degli attentati era preceduta da una complessa fase preparatoria, anche attraverso molteplici sopralluoghi.

E sotto il profilo operativo, i risultati delle indagini rivelano che "la cellula sovversiva" era caratterizzata da concreti "propositi eversivi", testimoniati non solo dai molteplici attentati compiuti, ma anche da una "spiccata intenzione insurrezionale", tanto che, in un commento intercettato, è espressamente affermato che per "fare la rivoluzione" è necessario "ammazzare qualcuno". Dalle indagini è emerso anche un particolare modus operandi: un "elevato livello di cautela", adottato dai membri del gruppo, come lasciare a casa i cellulari accesi durante le "fasi operative" o cercare distributori senza videosorveglianza per trovare i materiali che occorrevano alle azioni.
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