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MONDO

Crisi Bolivia, l'ex presidente Morales si rifugia in Messico. Concesso l'asilo politico

L'ex presidente Evo Morales si rifugia in Messico. La Bolivia alla ricerca di un nuovo equilibrio, forte il timore di violenze

Manifestazioni odierne
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di Tiziana Di Giovannandrea Il presidente dimissionario boliviano Evo Morales ha annunciato la sua partenza dalla Bolivia verso il Messico dove gli è stato offerto asilo politico. In una serie di tweet, Morales afferma di abbandonare il paese per ragioni politiche. L'ex capo dello stato boliviano domenica ha presentato le sue dimissioni, che però non sono ancora accettate o respinte dal parlamento.

Il primo presidente indigeno della storia del Paese era risultato vincitore alle ultime elezioni politiche del 20 ottobre, caratterizzate da brogli che hanno scatenato violente proteste di piazza per tre settimane consecutive. Brogli nel voto che lo stesso Morales ha ammesso annunciando nuove elezioni. Ora, però la Bolivia si trova in un vuoto di potere perché tutti i successori previsti dalla Costituzione boliviana in caso di commiato del presidente, si sono dimessi con lui: il vice presidente Alvaro Garcia Linera, la presidente e il vicepresidente del Senato e il presidente della Camera dei deputati.

A questo punto a rivendicare il diritto a diventare capo dello Stato ad interim è la seconda vicepresidente del Senato, Jeanine Añez, dell'opposizione, che ha promesso di convocare nuove elezioni affinché "il 22 gennaio abbiamo un presidente eletto". Però la nomina del sostituto ad interim di Morales spetta legalmente al Parlamento, dove i sostenitori del presidente dimissionario sono in maggioranza. Anche oggi ci sono stati scontri tra i sostenitori di Morales e la Polizia con scritte, vetrine rotte e negozi saccheggiati. 

Inoltre molti parlamentari si trovano in difficoltà perché non riescono a raggiungere La Paz a causa dei problemi di trasporti dovuti ai disordini.

Morales twittando da Chapare, nella zona di Cochabamba ha invitato l'opposizione ad "assumersi la sua responsabilità" di "pacificare il Paese e garantire la stabilità politica e una coesistenza pacifica del nostro popolo". Ha accusato inoltre i suoi rivali dell'opposizione, Carlos Mesa e Fernando Camacho, di essere "razzisti e golpisti". Camacho è il leader dell'opposizione a Santa Cruz, capitale economica della Bolivia. Mesa invece, un ex presidente, è arrivato secondo dopo Morales nelle elezioni del 20 ottobre. Inizialmente Morales aveva annunciato che su di lui pesava un mandato d'arresto, cosa che è stata smentita dalla Polizia, il cui capo Yuri Calderon si è dimesso. La Polizia ha arrestato anche la presidente del Tribunale Supremo elettorale, Maria Eugenia Choque, e il suo vicepresidente, su ordine della Procura che indaga sulle presunte irregolarità nel voto di ottobre. Il ministro dell'Interno Carlos Romero, uno degli ultimi ad avere rassegnato le dimissioni, secondo il quotidiano argentino Clarin si è rifugiato nell'ambasciata dell'Argentina a La Paz.

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha affermato che le dimissioni di Morales sono "un segnale forte per i regimi illegittimi" ed "un momento importante per la democrazia". Quanto avvenuto "sia da esempio per Venezuela e Nicaragua". 

Sostegno al presidente costretto alle dimissioni è giunto da Cuba, Venezuela e Russia, che hanno parlato di colpo di Stato.
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