MONDO

Francia

Calais, in corso lo sgombero della 'giungla'

Piano di ricollocazione di 7.500 persone a Calais. Il Vescovo: "Si rispetti la dignità umana". Nella prima giornata 2.318 migranti trasferiti 

Migranti a Calais, Francia (AP)
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Un appello perché le operazioni di sgombero in atto in queste ore a Calais si svolgano con "un surplus di dignità e rispetto, soprattutto nei riguardi dei minori, delle donne sole e delle persone che si trovano in condizioni di salute precarie". Lo ha lanciato il vescovo di Arras, monsignor Jean-Paul Jaeger, sul cui territorio si trova la "giungla" di Calais dove alle 6 di questa mattina sono iniziate le operazioni di smantellamento del campo profughi.
 
Il piano del governo è ricollocare un numero di circa 7.500 immigrati nei 287 centri di accoglienza e orientamento (Cao) che sono stati organizzati su tutto il territorio francese. La Corsica e l'Ile-de-France non sono state coinvolte nel piano di ricollocazione. Oggi partono 60 bus, 45 martedì, 40 mercoledì e altrettanti per tutta la settimana. Un piano logistico colossale presidiato da un contingente di 1.250 agenti di polizia e gendarmi.

In totale 2.318 migranti sono stati trasferiti da Calais nel primo giorno dell'operazione di evacuazione. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve.
 
Tra la bidonville e il punto di partenza dei bus, è stato costruito un hangar di 3mila metri quadrati dove è stato allestito il centro di smistamento.
 
"Anche se questo luogo ha rappresentato per molti un raggio di speranza- ha detto il vescovo- l'insalubrità dei luoghi e le condizioni precarie di sussistenza lo condannano a sparire".
 
Il tempo dello smantellamento - ha chiesto il vescovo Jaeger - deve diventare un tempo per "costruire o ricostruire in termini di rispetto della dignità umana di questi uomini e queste donne, feriti che hanno lasciato il loro paese e le loro famiglie in circostanze spesso atroci e dolorose. Queste stesse persone sono state spesso sfruttate da reti che dovevano condurle a un'ipotetica terra promessa e sono state invece portate a Calais nelle condizioni che conosciamo".
 
Il vescovo si dice poi preoccupato che l'evento altamente mediatizzato possa innescare "paure, riflessi di difesa e di rifiuto" e ha aggiunto: "le nostre frontiere cadono quando si tratta di vendere, comprare, produrre, far circolare capitali; perché dovrebbero ora essere rafforzate e diventare addirittura più chiuse quando degli esseri umani si muovono perché la loro vita e' in pericolo?".
 
Il vescovo di Arras ha messo quindi in guardia anche dalla campagna elettorale in corso in Francia per le presidenziali del 2017 e ha quindi chiesto di non limitare la questione a slogan elettorali "quando in causa c'è la sopravvivenza stessa di esseri fragili". 
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