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Prima amichevole dopo la mancata qualificazione in Russia

Nazionale. L'Argentina colpisce nel finale. Italia ko 2-0 a Manchester

L'albiceleste passa al 75' con Banega e all'85' con Lanzini. Brutto il primo tempo, nella ripresa gli azzurri meritavano di più. Di Biagio è ripartito col 4-3-3. Martedì il test con l'Inghilterra

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L'Argentina colpisce nel momento in cui l'Italia meriterebbe qualcosa di più e vince 2-0 l'amichevole di Manchester giocata nello stadio del City. Non è certo un sereno risveglio per gli azzurri dopo il trauma di novembre, col mancato accesso a Russia 2018. C'è tempo comunque per lavorare alla ricostruzione, per fare esperimenti. A partire dalla successiva amichevole, proprio martedì prossimo, a Wembley contro l'Inghilterra.

Azzurri schierati per gli inni tutti con la maglia di Astori, prima del minuto di silenzio che ricorda la scomparsa del difensore che fece 14 presenze in nazionale (ricordato anche René Housemann, centrocampista dell'albiceleste campione del mondo nel 1978, venuto a mancare ieri). La prima Italia di Di Biagio si schiera col 4-3-3: davanti a Buffon ci sono Florenzi, Bonucci, Rugani e De Sciglio; a centrocampo Parolo, Jorginho e Verratti; tridente con Chiesa (all'esordio), Immobile e Insigne. Un 'italiano'  per reparto nell'undici di Sampaoli: Fazio nella linea difensiva a 4, Biglia a centrocampo con Paredes (alla Roma fino alla scorsa stagione), Higuain punta davanti al tridente Lanzini-Lo Celso-Di Maria.

Gara non dai ritmi forsennati, l'Italia è comunque in campo col piglio giusto. Il centrocampo tiene le distanze fra le linee, i tre davanti però non riescono a dialogare. Cross di Insigne, Parolo ci arriva di testa ma alza sulla traversa. C'è lavoro per Buffon sul corner per l'Argentina: Otamendi salta quasi da solo, il n.1 si distende e respinge. Di Maria il più attivo dell'albiceleste. Di Biagio lancia urlacci per alcune leggerezze in mezzo al campo e, soprattutto, in difesa (disimpegni errati di fila da Rugani e Bonucci, un fuorigioco ci evita guai). Sul sipario del primo tempo protagonista Buffon: prima dice no alla conclusione di Tagliafico, servito da Lo Celso; poi è perfetto sul diagonale ravvicinato di Higuain, messo a tu per tu col portiere dall'idea di Di Maria. L'Italia non ha mai tirato nello specchio della porta nella prima frazione.

Stessi 22 a inizio ripresa. Erroraccio in difesa dell'Argentina, Paredes 'serve' Immobile che smarca Insigne. Incredibile la topica del giocatore del Napoli, che mette a lato. Risposta di Lanzini, che alza di testa da ottima posizione il cross del solito Di Maria. Buffon non soffre sul tiro dalla distanza dell'esterno del Psg. Poi bella giocata degli azzurri: Bonucci di prima intenzione per Chiesa che va sul fondo e centra per Chiesa, anticipato in tuffo da Caballero. Portiere protagonista qualche istante dopo su Immobile, lanciato da Verratti: la punta della Lazio 'paga' un controllo di troppo. Di Biagio cambia la catena di destra: Zappacosta per Florenzi (ma terzino destro va De Sciglio, il giocatore del Chelsea a sinistra), Pellegrini per Parolo e Candreva per Chiesa. Sampaoli alterna Banega per Paredes e Perotti per Di Maria, il modulo non cambia. Altra buona occasione per azzurri: Veratti fa correre Insigne sulla sinistra, il n.10 azzurro non ha spazio per accentrarsi troppo e il suo destro a giro non supera Caballero. Buon momento per l'Italia. Qualche problema muscolare per Verratti, Cristante (esordio) lo rileva. Quindi tocca a Cutrone (altro esordio) per Immobile.

Al 75' gli azzurri pagano a caro prezzo una delle rare disattenzioni della ripresa (contrariamente a quanto era successo nel primo tempo): Jorginho perde palla in uscita, Banega avvia e conclude l'azione che lo porta al tiro dal limite senza disturbo. Italia a testa bassa. Pellegrini, in scivolata, non riesce a punire un altro grave errore dei difensori argentini. Gioco forza, gli azzurri si scoprono. Buffon dice no a Perotti, ma non può nulla su Lanzini (85') che conclude piazzando di destro il contropiede. Ultimi minuti per Belotti (fuori Jorginho), quattro punte. Ma non succede altro fino al triplice fischio.

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