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ITALIA

Le motivazioni del verdetto che ha annullato l'obbligo di dimora

Cassazione: infondate le misure contro il sindaco di Bibbiano

La procura di Reggio Emilia intanto fa notificare dai carabinieri l'avviso di fine indagine per 26 persone. Tra gli indagati il sindaco di Bibbiano per cui si ipotizza falso e abuso d'ufficio

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Non vi sono "esigenze cautelari" basate su "requisiti della concretezza e dell'attualità" nei confronti del sindaco di Bibbiano Andrea Carletti. Lo scrive la sesta sezione penale della Cassazione, spiegando perché, il 3 dicembre scorso, revocò ogni misura cautelare per Carletti annullando senza rinvio l'ordinanza del Riesame di Bologna che aveva sostituito con l'obbligo di dimora gli arresti domiciliari a cui era stato sottoposto il primo cittadino del comune emiliano nell'ambito dell'inchiesta sui presunti affidi illeciti.

Nessun pericolo di reiterazione del reato, né di inquinamento probatorio, rileva la Cassazione, osservando, nella sentenza depositata oggi, che il Riesame non ha indicato "elementi concreti dai quali sia possibile desumere le ragioni della persistente effettività del ravvisato 'periculum libertatis'".

I giudici di piazza Cavour, infatti, affermano che "tali non possono ritenersi" gli elementi relativi "all'interessamento che Carletti avrebbe a suo tempo mostrato per la ricerca di un immobile da adibire a nuova sede per la prosecuzione dell'attività di psicoterapia svolta da altri indagati nei confronti dei minori in carico al servizio sociale", temporalmente collocati "alla fine dell'anno 2018", e "posti in relazione con un altro passaggio motivazionale, di non univoca e quanto meno dubbia interpretazione" tratto dalle dichiarazioni che Carletti rese in un interrogatorio del 12 agosto 2019, quando "genericamente e in via del tutto ipotetica - scrive la Cassazione - si limitò ad affermare che, qualora fosse tornato a rivestire la carica di sindaco, avrebbe potuto prendere in considerazione la proposta, proveniente da un interlocutore serio ed onesto, di un investimento su un terreno privato per la progettazione di una struttura, parallela a quella gestita dalla Asl per la tutela di minori ed anziani". A questa considerazione, "di natura meramente congetturale e di per sé non sintomatica della intenzione di commettere ulteriori condotte delittuose dello stesso tipo di quelle per cui si procede", il provvedimento impugnato, secondo la Corte, "ha illogicamente ricollegato la manifestazione di un atteggiamento volitivo orientato a proseguire l'esercizio delle funzioni di sindaco 'con un metodo d'azione volto alla mera realizzazione ai fini politici, indifferente alle regole e alla normativa sottostante'". 

Affidi illeciti: fine indagine per 26 persone
Intanto sono chiuse le indagini di 'Angeli e Demoni', l'inchiesta della procura di Reggio Emilia su presunte irregolarità nell'affido di minorenni. I carabinieri hanno notificato a 26 persone l'avviso di fine indagini. Tra gli indagati rimane anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti per cui si ipotizzano i reati di falso e abuso di ufficio.

Le indagini preliminari della procura di Reggio Emilia
Il sindaco di Bibbiano e delegato dell'Unione Comuni Val d'Enza alla specifica materia delle politiche sociali, Andrea Carletti, tra i destinatari dell'avviso di chiusura delle indagini nell'ambito dell'inchiesta 'Angeli e Demoni', insieme ad altri indagati tra i quali lo psicoterapeuta Claudio Foti "al fine di consentire a quest'ultimo la prosecuzione illecita del servizio di psicoterapia, portavano avanti il progetto, già avviato in precedenza, di una comunità per 18 minori in affido vittime di maltrattamenti e/o abusi sessuali da crearsi a Bibbiano, su precisa indicazione di Carletti, progetto denominato 'Utopia'". Lo sottolinea la procura di Reggio Emilia nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari che vede Carletti indagato per abuso di ufficio e falsità ideologica.

Per questo progetto, sottolinea l'avviso di conclusione indagini, "era stato già predisposto il progetto planimetrico, la suddivisione dei ruoli e concordata la retta giornaliera di 250 euro a minore in cui risultava già incorporato il servizio di psicoterapia specialistica che, in assenza di qualsivoglia procedura ad evidenza pubblica, era stato già interamente affidato al centro studi Hansel e Gretel il quale sarebbe stato destinatario di un centro studi adiacente alla comunità medesima e avrebbe curato, verso corrispettivo, la formazione degli operatori sociali".  "Tale Comunità sarebbe stata gestita dalla Onlus 'Rompere il Silenzio'", del cui direttivo come si sottolinea nell'avviso di chiusura indagini facevano parte anche alcuni indagati, "e la sua attività finanziata dall'Ente Pubblico per il tramite delle rette-affido. Il servizio di psicoterapia avrebbe avuto un incasso annuale già calcolato di circa 130.00 euro di cui 30.000, secondo gli accordi già presi, sarebbe stato versato, a titolo di contributo, per le attività della stessa 'Rompere il Silenzio'".
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