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MONDO

Spagna

Catalogna, prove tecniche di indipendenza, l'80,72 % vota si

I catalani si sono espressi a larghissima maggioranza per l'indipendenza dalla Spagna

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L'80,72 per cento degli oltre due milioni di catalani che hanno partecipato al referendum simbolico sull'indipendenza della Catalogna ha votato sì. Lo rende noto la vicepresidente della Generalitat, Joana Ortega parlando di quasi il 90% dei voti scrutinati. 

In un'atmosfera pacifica e senza incidenti la Catalogna ha votato in urne di cartone per il suo sogno indipendentista, sfidando il divieto della Corte costituzionale e la minaccia dell'arresto dei presidenti dei seggi, in una consultazione simbolica, che vuole essere l'anticipo di quella legale.

La felicità di Mas
"Ci siamo guadagnati sul campo il diritto a un referendum definitivo", ha detto il presidente catalano Artur Mas, assumendosi la "responsabilità legale" dell'intero processo partecipativo, fra l'entusiasmo alle stelle del popolo indipendentista, che lo ha accolto alla Escola Pia, dove ha depositato nelle urne il suo doppio "sì": sì alla Catalogna come Stato, sì a uno Stato indipendente. Un processo bollato dal governo centrale di Mariano Rajoy come "un esercizio antidemocratico e inutile" e che rischia di complicare "il futuro" dialogo con la Generalitat. Nell'impossibilità di definire un censo elettorale e in mancanza di una giunta elettorale centrale, lo scrutinio non ha nessun valore legale.

Alta percentuale di partecipazione
Ma il voto, verificato da un sistema informatico che impedisce alla stessa persona di votare due volte, "è un successo della democrazia in sé", secondo Carme Forcadell, la "pasionaria", presidente dell'Assemblea nazionale catalana, che ha mobilitato l'esercito dei quarantamila volontari, cui è stato affidato lo svolgimento della consultazione in assenza di arbitri ufficiali, neutri e imparziali. Indipendentemente dal risultato, l'alta percentuale di partecipazione data la scarsa affluenza degli "unionisti" alle urne, serve a misurare l'ampiezza del fronte indipendentista, l'esistenza o meno di una maggioranza "soberanista". Secondo molti analisti, l'alta partecipazione rafforza la posizione di Artur Mas nel fronte indipendentista, che vede schierati con i centristi di Convergencia i Unio, i repubblicani di sinistra di Esquerra Republicana de Catalunya, gli eco-socialisti di Icv e la sinistra radicale della Cup.   

Speranza e rassegnazione
Nonostante la pioggia e le lunghe code in alcuni seggi, oltre due dei 4,5 milioni di catalani over-16 anni aventi diritto si sono recati alle urne, per manifestare quello che definiscono l'orgoglio per un progetto nuovo che restituisca dignità alla regione. Ma anche l'insofferenza e la protesta per la prolungata crisi e le politiche di austerità o la mera rassegnazione per un voto che "non servirà a nulla". Sul fronte opposto, i tanti che rifiutano il "pensiero unico indipendentista", sono rimasti a casa. Secondo l'ultimo sondaggio del Centro di studi di opinione della Generalitat, almeno un 48,5% dei catalani preferisce continuare a far parte della Spagna, in una regione che rappresenta circa un quinto dell'economia spagnola, ma detiene anche uno dei debiti pubblici più alti.

La crisi della regione
In un Paese in debole ripresa economica, scosso dalle tangentopoli e dalla corruzione diffusa e segnato dall' irresistibile ascesa del partito degli "indignados" di Podemos, la Catalogna è tornata nell'obiettivo della Ue e degli analisti internazionali, come Bloomberg o la banca di investimenti JP Morgan, che avvertono dei rischi di investire nella regione. La Spagna "non può permettersi un dramma in Catalogna", assicurano molti osservatori. E con il conteggio definitivo dei voti, sarà anche il momento di costruire ponti: Mas chiederà in una lettera Rajoy l'apertura di un dialogo.
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