TECH

Il Ceo di Apple contrario alla 'porta di servizio' per accesso ai dati

Tim Cook non cede al governo Usa: niente backdoor sugli smartphone

Il Ceo di Apple prende una posizione netta in favore della privacy e della segretezza dei dati degli utenti sugli smartphone. Un tema diventato prioritario per il governo americano a causa della minaccia del terrorismo online, ma che resta sensibile per i cittadini dopo il ‘datagate’ e le rivelazioni di Edward Snowden.

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California Secondo il sito The Intercept (fondato da Glenn Greenwald, il primo a intervistare Snowden per il Guardian nel 2014), durante un incontro tra esperti della Casa Bianca e big della Silicon Valley, Tim Cook ha ribadito la sua più volte reiterata contrarietà alle 'backdoor', sistemi che riescono a 'scandagliare' uno smartphone in profondità e a leggerne i dati.

Sicurezza a rischio 
Tim Cook avrebbe chiesto al governo americano di dire un 'no' esplicito a questa pratica. L’incontro a cui si riferisce The Intercept era stato organizzato dai rappresentanti dell’amministrazione Obama (presenti il direttore dell’Fbi James Comey e quello della National Intelligence James Clapper) a San José, in California, per adottare misure congiunte per fronteggiare la minaccia terroristica online. Al summit hanno preso parte anche rappresentanti di Facebook, Twitter, Google, Microsoft, Linkedin.
  
Secondo il Ceo di Apple, la presenza nei dispositivi di sistemi che bypassano le protezioni potrebbe essere sfruttata anche da terzi e finire in mani sbagliate. La posizione di Cook significherebbe rigettare le ripetute richieste del capo dell'Fbi Comey, che chiede alle aziende tech di mettere una ‘backdoor’, una sorta di ‘porta di servizio’ nei sistemi di cifratura che altrimenti sarebbero invalicabili. Dalla versione del sistema operativo iOS 8, lanciato a settembre 2014, gli iPhone hanno un sistema di crittografia per le comunicazioni che non è accessibile nemmeno dalla Casa madre, neanche su mandato delle autorità.

Proposta compromettente 
Secondo Carlo Piana, esperto di diritto dell'Information Technology, inserire in tutti gli strumenti di cifratura una "backdoor" è una proposizione “ancora più stupida” di altre, perché si finirebbe con il compromettere la sicurezza di tutti, e non ci sarebbe garanzia che questa 'chiave magica' non finisca in mano a malintenzionati, come ha sottolineato anche Tim Cook.

“D'altra parte, i veri malfattori non temono certo le sanzioni per chi commercia "tecnologia proibita" - osserva Piana - - “Le soluzioni matematiche per realizzare sistemi di cifratura sono in mano a tutti, realizzare software crittografico è in larga parte una questione di scrivere buon codice su sistemi informatici non compromessi. Per cui si finirebbe che i "buoni" sono meno sicuri e i cattivi sono altrettanto sicuri, se non di più, di quanto non lo siano ora”.  

Hacker nell'Intelligence 
Proprio ieri intanto è arrivata la notizia che è stato violato l'account del direttore dell'Intelligence Usa, James Clapper. Secondo il sito della community di hackers Inforge, James Clapper  è stato vittima dello stesso hacker che ha violato le mail personali del direttore della Cia, John Brennan. "Il giovane hacker che si fa chiamare Cracka facente parte del gruppo Crackas With Attitude (CWA) è riuscito a penetrare in vari account connessi a quelli di Clapper, come l'account relativo al telefono di casa, l'account internet, account email personali, account yahoo mail della moglie", rivela il sito. L'intrusione è stata confermata da un portavoce dell'agenzia.
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