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ITALIA

Francavilla a Mare

Si è suicidato l'uomo che ha lanciato da un ponte della A14 la figlia

Vani tutti i tentativi di fare desistere l'uomo dall'intento di uccidersi. Ha urlato al tentativo dei soccorritori di sistemare un gonfiabile. Morto sul colpo come la ragazzina

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di Tiziana Di Giovannandrea Fausto Filippone si è lanciato nel vuoto dal viadotto Alento della A14 dopo ore di tentativi per farlo desistere dall'intento di suicidarsi, mentre è morta sul colpo l'adolescente di circa 12 anni, sua figlia, che si chiamava Ludovica, che l'uomo avrebbe lanciato dal viadotto dell'autostrada vicino a Francavilla al Mare.  

E' finita, così, tragicamente la vicenda iniziata in tarda mattinata.

L'uomo caparbiamente per ore ha tenuto in scacco tutti i soccorritori intervenuti sul posto, incluso il mediatore che ha tentato di farlo ritornare sui suoi passi. Non ha ascoltato neppure la sorella accorsa assieme ad altri parenti. Alla fine si è lanciato nel vuoto morendo sul colpo. Fino all'ultimo istante ha tentato di fermare i soccorritori gridando di non toccare il corpo della giovane vittima. Dopo ore che stava appeso alla rete di protezione del viadotto della A14, ha cominciato a gridare: "Scusa, scusa". Le urla si sono sentite dall'alto fino a trenta metri sotto, nel luogo dove erano riusciti ad arrivare i cronisti, anche se è stato difficile comprendere nettamente tutte le parole. L'uomo ha continuato a gridare, appariva molto alterato ed era irremovibile: non si staccava dalla rete, non voleva che si raggiungesse la ragazzina e non voleva neppure parlare. Chiuso, chiuso a tutto ed al mondo che lo circondava ad esclusione di quel corpo oramai privo di vita a svariati metri sotto di lui. Follia? Paura? Cosa ha sconvolto l'uomo e travolto la sua famiglia? Non lo sapremo mai. Tutti i personaggi di questa storia dolorosa e sconvolgente ma tremendamente umana se ne sono andati. Non ci sono più.

Secondo alcune testimonianze Filippone, dirigente di una nota azienda italiana di abbigliamento maschile fondata nel 1945, è arrivato sul posto in auto verso le 13.30 ed è stato visto scavalcare il parapetto assieme alla ragazzina che è precipitata giù da un'altezza di 40 metri mentre l'uomo è rimasto appeso sul ciglio del cavalcavia aggrappato alla rete di protezione per 7 ore.

Per ore ha impedito ai soccorritori di accedere sul luogo della morte della ragazzina minacciando di lanciarsi giù.

Sul posto  i Carabinieri, agenti di Polizia, sanitari del 118, Vigili del Fuoco ed un negoziatore delle Forze dell'Ordine. Erano giunti anche alcuni parenti, tra di loro la sorella, per cercare di convincerlo a non gettarsi, ma inutilmente. Circa due mesi fa l'uomo aveva perso la madre.

La vicenda presenta comunque alcuni punti ancora non chiari.
 
La tragedia pare che sia collegata alla morte per gravi traumi della moglie dell'uomo presso l'ospedale di Chieti 'Santissima Annunziata'. In mattinata la donna è caduta da un balcone della loro abitazione al quarto piano. In un primo momento si era pensato a un incidente o a un tentativo di suicidio ma dopo quanto accaduto gli inquirenti stanno cercando di capire se in realtà l'uomo suicidatosi sul viadotto non sia responsabile di un femminicidio.  Nessuno dei condomini, dalle testimonianze raccolte, avrebbe visto il corpo precipitare nel cortile da un'altezza di circa 10 metri ma alcuni hanno sentito un urlo.

La donna, si è appreso, si chiamava Marina Angrilli, di 52 anni ed era un' insegnante di lettere al liceo scientifico di Pescara Leonardo da Vinci.

Le ultime parole di Fausto Filippone sono state: "Chiedo perdono a tutti"  prima di buttarsi dal viadotto della A14.
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