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MONDO

Africa centro orientale

Ciclone Idai, almeno 700 morti. L'Onu teme che il bilancio si aggravi

Per l'Unicef i bambini colpiti dal ciclone Idai e dalle successive inondazioni sono almeno un milione. Quasi 1,8 milioni le persone senza elettricità ed acqua potabile

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di Tiziana Di Giovannandrea Il ciclone tropicale che ha investito l'Africa Centro Orientale ha fatto una strage di persone in Mozambico, Zimbabwe e Malawi. Si parla di almeno 700 vittime secondo quanto affermato dalle autorità locali, riportate dalla BBC. Per il ministro dell'Ambiente Celso Correia solo nel Mozambico i morti sono 417. In Zimbabwe le vittime accertate sono 259 mentre in Malawi sono 56, cosicché il bilancio ufficiale parla di 729 morti.

L'Onu teme che il bilancio definitivo, che si avrà quando le acque si ritireranno, sarà ben più grave in Mozambico. Sono circa 1,8 milioni le persone colpite nell'area che sono senza elettricità ed acqua potabile. L'Onu inoltre ha lanciato l'allarme sui fiumi Buzi e Zambezi "che rischiano di rompere nuovamente gli argini". Sono migliaia le persone ancora intrappolate tra le inondazioni mentre i centri di assistenza hanno da poco iniziato a ricevere gli aiuti.

E' già una settimana che il ciclone Idai ha travolto la zona Centro Orientale dell'Africa ma molte aree sono ancora irraggiungibili e gli elicotteri a disposizione dei soccorritori insufficienti. 

Anche l'Unicef, presente con vari partner sul campo, ritiene che i numeri finali delle vittime saranno molto più alti. "Siamo in una corsa contro il tempo per aiutare e proteggere i bambini nelle zone colpite dal disastro in Mozambico" ha dichiarato il Direttore Generale Henrietta Fore al termine di una missione a Beira, una delle zone più colpite dal ciclone Idai. "La situazione peggiorerà prima di migliorare - ha aggiunto Fore - le agenzie umanitarie cominciano appena ora a valutare l'entità dei danni. Interi villaggi sono stati sommersi, gli edifici sono stati spianati e le scuole e i centri sanitari sono stati distrutti. Mentre le operazioni di ricerca e salvataggio continuano, è fondamentale adottare tutte le misure necessarie per prevenire la diffusione di malattie collegate con l'acqua che possono trasformare questo disastro in una grande catastrofe".

L'Unicef teme che le inondazioni, insieme alle condizioni di sovraffollamento dei rifugi, alla scarsa igiene, all'acqua stagnante e alle fonti di acqua infetta, stiano mettendo le persone a rischio di malattie come il colera, la malaria e la diarrea. 
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