ITALIA

Centinaia di persone hanno partecipato alla fiaccolata per ricordarlo

Clochard ucciso a Palermo, oggi i funerali. La figlia: "Mio padre era una persona buona"

A commettere l'orribile delitto un benzinaio di 45 anni che ha confessato di aver agito per motivi passionali,  pensava che Cimino gli insidiasse la moglie

Condividi
Si svolgeranno oggi i funerali di Marcello Cimino, il clochard ucciso nella notte tra venerdì e sabato a Palermo in via Cipressi, nel portico della mensa dei frati Cappuccini, dove dormiva. Il rito nella chiesa dell'Annunciazione del Signore, in via Verdinois. Nel rione delle Medaglie d'oro il 45enne aveva vissuto insieme alla moglie e alle due figlie e lo conoscono in tanti. Poi la separazione e la deriva esistenziale di Marcello. "Era un uomo buono, ma tormentato - ricorda il parroco Cesare Rattoballi - si dava da fare, ma si è rotto qualcosa nella sua vita e forse a influire sono state anche alcune presenze che si sono rivelate negative. Lo ricordano tutti qui, con grande affetto".

"Mio padre era una persona buona - dice la figlia di di Marcello Cimino. "Lo avevamo sentito con mia sorella ancora la scorsa settimana. E anche questa volta, gli avevamo chiesto di tornare a casa. Ma lui stava bene qui". Piange a dirotto e dice: "Papà non meritava questo, chi l'ha ucciso deve fare la stessa fine". Cimino aveva una casa, in via Vincenzo Barone nel Villaggio Santa Rosalia, ma dopo che tre anni fa si era separato dalla moglie, era finito a vivere per strada non avendo più un lavoro e cercando di racimolare qualche euro vendendo ferro vecchio e cianfrusaglie, recuperate nei cassonetti della spazzatura, nei marciapiedi del mercato abusivo che nei week-end viene improvvisato tra i vicoli del quartiere Albergheria.

Fiaccolata e bandiere a mezz'asta a Palermo

Centinaia di persone hanno partecipato ieri sera alla fiaccolata organizzata per ricordare Marcello Cimino. Prima della fiaccolata, le centinaia di persone presenti si sono radunate nella Chiesa dei Cappuccini dove padre Domenico Spatola ha voluto ricordare la figura di Marcello Cimino. Presenti la moglie, Iolanda, e le due figlie minorenni. Oltre al sindaco Leoluca Orlando, il vicesindaco Emilio Arcuri e diversi assessori, tra cui Giovanna Marano, Andrea Cusumano. "ci speravo che venisse tanta gente", ha detto padre Spatola ai giornalisti. Arrivati sotto i portici, luogo dell'omicidio, c'è stato un lungo applauso al nome di 'Marcello', mentre le due figlie minori di Cimino hanno appeso una lettera aperta al padre: "Ciao vita mia del mio cuore - scrivono -Permettici l'ultima volta di salutarti. Non pensavamo che ci lasciassi così presto, non pensavamo che finisse così. Mi manchi da morire vita mia anche se ne abbiamo passate tante rimarrai il mio amico, vero amore, il mio uomo, il mio Re. Ti porteremo per sempre nel nostro cuore. Proteggici da lassù, ma soprattutto dacci la forza per andare avanti papà. Ti amiamo più di ogni altra cosa al mondo".

      La gelosia all'origine del dramma 

A commettere l'orribile delitto è un benzinaio di 45 anni. Interrogato dagli investigatori della squadra Mobile, Giuseppe Pecoraro, ha confessato di aver agito per motivi passionali. "Pensava che Cimino gli insidiasse la moglie", riferisce il capo della squadra mobile Rodolfo Ruperti. Tra i due c'era stata una lite qualche giorno prima, nella piazza vicina alla Missione San Francesco dei Cappuccini dove è avvenuto il delitto. Gli agenti della squadra mobile, che erano già sulle tracce dell'assassino, non lo hanno trovato in casa ma per strada, con la barba fatta e con alcune bruciature sulla mano e in altre parti del corpo che cercava di nascondere. Di fronte alle contestazioni degli investigatori, che gli chiedevano in particolare l'origine di quelle ustioni, Pecoraro inizialmente ha tentato di giustificarsi dicendo di essersi bruciato "con la macchinetta del caffè". Ma dopo qualche ora è crollato e ha confessato: "E' vero sono stato io". L'uomo è accusato di omicidio volontario.

La scena ripresa dalle telecamere di videosorveglianza Un uomo con un giubbotto scuro e un passamontagna calato sul volto si avvicina con un secchio bianco in mano verso il giaciglio dove qualcuno sta dormendo sotto delle coperte sistemate per terra in un portico. A meno di un metro dal giaciglio, l'uomo nero svuota il secchio lanciando della benzina addosso all'ignara vittima; da sotto le coperte si scorge un sussulto; l'assassino fa tre passi indietro in modo repentino, dalla tasca estrae un accendino e fa di nuovo un balzo verso il giaciglio: da' fuoco. Si sviluppa una fiammata, l'uomo nero indietreggia di botto, fa un gesto per spegnere le fiamme che gli stanno bruciando i pantaloni e fugge. E' il film di un agguato terribile, la scena dell'atroce omicidio è immortalata da una telecamera di videosorveglianza. Sotto quelle coperte c'era un clochard, Marcello Cimino, 45 anni, morto arso vivo. Il suo corpo carbonizzato viene ritrovato qualche ora dopo dai vigili del fuoco.

Minniti: Cimino non era un clochard ma un uomo 

"Ieri abbiamo visto l'immagine drammatica di un uomo bruciato, sui giornali è stato detto che era un clochard, lui non era un clochard era un uomo e si chiamava Marcello Cimino. E' stato assassinato nel modo più barbaro possibile, nulla di più drammatico che dare fuoco ad una persona e consentitemi con orgoglio da italiano di poter dire che in poche ore la polizia di Palermo ha assicurato alla giustizia quel barbaro". Lo afferma il ministro dell'Interno a Marco Minniti al Lingotto.   
Condividi