ECONOMIA

Non è "Cenerentola" ripresa ma il lavoro manca a 7,7 milioni

Confindustria: recuperato un milione di posti di lavoro

"La disoccupazione giovanile il vero tallone d'Achille del Paese"

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"È stato recuperato un milione di posti di lavoro", dice il capoeconomista di Confindustria Luca Paolazzi. Il centro studi di via dell'Astronomia sottolinea che il lavoro "non è la cenerentola del recupero in atto", "va meglio dell'economia nel suo complesso": c'è "una considerevole creazione di posti di lavoro": +815mila persone occupate dal 2014, +3,7% occupazione, +4,3% ore lavorate.

Le persone occupate "a fine 2018 supereranno di 160mila unità" il picco del 2008. Ma "le persone a cui manca lavoro in tutto o in parte sono ancora 7,7 milioni".

Disoccupazione giovanile, tallone d'Achille
"L'inadeguato livello dell'occupazione giovanile sta producendo gravi conseguenze permanenti sulla società e sull'economia dell'Italia, sotto forma di depauperamento del capitale sociale e del capitale umano": per gli economisti di Confindustria è "una emergenza", "il vero tallone di Achille del sistema economico e sociale italiano"; un "doppio spreco per il Paese" "si traduce in abbassamento del potenziale di crescita", "vanifica in parte il potenziale delle riforme strutturali faticosamente realizzate".

La 'fuga' dei giovani costa 1 punto Pil anno
I "flussi crescenti di emigrazione" degli under 40, legati alla mancanza di occupazione, producono "una perdita di capitale umano stimata in 1 punto di Pil l'anno". E' la stima del Centro Studi di Confindustria che spiega come nel "solo 2015, con un picco di oltre 51mila emigrati - dai 21mila del 2008 - la perdita si aggira sugli 8,4 miliardi". A questo si aggiunge "la perdita associata alla spesa sostenuta dallo Stato per la formazione" di giovani che hanno lasciato il Paese, per "5,6 miliardi" dalla scuola primaria all'università, per un totale di "14 miliardi".

Padoan: grave pensare che il più sia stato fatto
"Il rapporto del centro studi Confindustria è molto analitico, molto utile. Dà un piacevole senso di ritorno alla normalità. Da tempo non si riesce a fare un'analisi dell'economia italiana discutendo di un'economia che sembra tornare alla normalità". Così il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, alla presentazione del rapporto di Confindustria 'Le sfide della politica economica'. "La normalità - aggiunge - nasconde però un rischio: della acquiescenza e del pensare che il più sia stato fatto e che l'economia stia tornando alla precrisi come se quasi nulla fosse successo. Questo è il rischio più grave".

Investimenti problema di burocrazia più che di risorse
"C'è molto da fare nel ruolo degli investimenti pubblici. E' solo in parte un problema di risorse da destinare nel bilancio dello Stato. E' invece in buona parte un problema di burocrazia, di ruolo dei funzionari pubblici per i quali è difficile assumersi dei rischi. Tuttavia gli investimenti restano una macchina che sarebbe fondamentale per il rilancio economico. Nei prossimi mesi l'obiettivo dovrebbe essere quello ribaltare il ruolo degli investimenti pubblici come fattore di crescita. Questo richiede una riforma di interi settori della pubblica amministrazione", ha aggiunto Padoan.
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