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MONDO

Ogni 4 mesi un Paese diverso

Conflict Kitchen: il ristorante con ricette solo dai Paesi in guerra con gli USA

I piatti sono un modo per fare conoscere agli americani la storia dei Paesi in guerra con Washington. Chef e camerieri visitano questi paesi e ne studiano i prodotti, le ricette e i mercati per poi portare in tavola le ricette tradizionali. E accanto al menù ci sono sempre opuscoli informativi

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di Veronica FernandesPittsburgh (USA) Il menù, praticamente, lo sceglie il Pentagono. Conflict Kitchen, infatti, è il primo ristorante al mondo a proporre solo piatti di Paesi in guerra con gli Stati Uniti, nella sua pacifica sede di Pittsburgh, Pennsylvania.

Ogni 4 mesi un Paese diverso
Ogni quattro mesi circa, Conflict Kitchen cambia ricette, lingua e aspetto esteriore. Accanto al menù – sempre a prezzi popolari, nessuna portata supera i 6 dollari – una serie di eventi e opuscoli per fare conoscere ai clienti che Paese c’è dietro i piatti che stanno per assaggiare: storia, tradizioni, ragioni del conflitto con gli Stati Uniti. Uno spunto per la conversazione serale, ma anche un modo per spingere i clienti a documentarsi, a dare un volto e un sapore ai Paesi di cui leggono sulle colonne dei quotidiani.

Venezuela: arepas e geopolitica
I sapori di oggi del temporary restaurant con la passione della geopolitica arrivano dal Venezuela. In tavola arrivano le arepas (una specie di tortilla di mais) con avocado, pollo o fagioli neri. Ceviche, il pesce marinato nel lime che attraversa più di un Paese dell’America Latina, e il platano. Per l’occasione il ristorante si chiama Cocina del Conflicto e ospita anche eventi come il pranzo per approfondire i temi principali dell’attualità del Venezuela.

Afghanistan: voci dall'orfanotrofio di Shamsa
Il primo esperimento è stato quello di portare in tavola la cucina dell’Afghanistan da cui Obama sta completando il ritiro: kubali pulau, riso con agnello, carote speziate. Terreno di scontro dagli anni Ottanta (USA e URSS), dilaniato da un conflitto infinito e con le forze americane e della Nato sul campo da oltre 12 anni, l’Afghanistan raccontato da Conflict Kitchen ha la voce dei bambini intervistati dagli operatori di PARSA, l’orfanotrofio del villaggio di Shamsa.

Corea del Nord: cucina via Skype
A seguire, la Corea del Nord con i suoi ravioli al vapore e l’immancabile kimchi (verdure fermentate con spezie). Ma anche tofu e un po’ di storia del regime di Pyongyang e del suo rapporto con la regione, oltre che con Washington. E, volendo, anche un corso di cucina a distanza con alcuni residenti in Corea del Sud.

Cuba: congri e analisi del conflitto
Nemico storico, Cuba, è stato il terzo: cucina nazionale a Miami, il congri (riso e fagioli neri) e la yuca con mojo (yuca con una salsina a base di olio e limone) sono approdati a Pittsburgh con tanto di colori della bandiera e spiegazione del concetto di paladar, le case trasformate in ristorante che per anni hanno sostenuto l’economia dell’isola. A delineare un quadro del Paese castrista a 90 miglia dagli USA è stata Sarah Stephens, direttore del  Center for Democracy in the Americas.

Parole e melograno dall'Iran
Melograno, pistacchio, zafferano e agnello. Da chiudere il bellezza con una dolcissima halva. L’evento a tema, questa volta, è stato The Iranian Speech: l’invito a tutti gli iraniani del mondo a scrivere il discorso che vorrebbero sentire pronunciato da Barack Obama.

Prossima tappa? Palestina
Chef e menti del ristorante sono già al lavoro. Una delegazione si trova in Palestina e, a breve, le insegne del Venezuela lasceranno spazio a hummus e felafel.

Vita da chef: viaggio in loco, ristorante in USA
Anche se non devono aver conseguito un dottorato in geopolitica, i camerieri e gli chef hanno di sicuro la passione e la curiosità per spiegare i piatti e i Paesi. Sono ambasciatori di pace: quando è possibile si trasferiscono temporaneamente nel Paese che vogliono raccontare e ne studiano i prodotti, le ricette, i mercati, annusano l’aria e raccolgono informazioni. Poi, tornati negli Stati Uniti, sperano di invogliare i clienti a imparare qualcosa in più di quei territori contro cui il loro governo combatte.

E se si facesse un franchising in India?
L’idea è di un professore di Arte alla Carnegie Mellon University, John Rubin. Un successo “culturale”. “Fino a poco fa - ha detto lo stesso Rubin - quasi nessuno qui conosceva ad esempio il cibo iraniano” e di mercato: ci sono richieste per aprirne altri in tutto il mondo, dall’India alla Polonia.
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