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AMBIENTE

In corso a Madrid la conferenza sul cambiamento climatico

Clima, Italia al sesto posto per morti da eventi estremi. Il Papa: "Sfida di civiltà"

Mentre a Madrid si riuniscono i leader mondiali per partecipare alla Cop25, la conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni unite, il Climate Risk Index 2020 di Germanwatch pubblica la mappa del rischio che evidenzia come siano colpiti in egual modo sia i paesi poveri sia quelli ricchi. Il Giappone è il paese che ha subito più danni

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Negli ultimi dieci anni l'Italia è stata il sesto paese al mondo per morti da eventi climatici estremi. Un dato che dimostra tutta la fragilità del Belpaese e pone l'accento su come le condizioni meteorologiche estreme, legate ai cambiamenti climatici, stiano colpendo non solo i paesi più poveri come Myanmar e Haiti, ma anche alcuni dei paesi più ricchi del mondo. E' il Giappone il paese più colpito dagli eventi meteorologici estremi, seguito da Filippine, Germania, Madagascar, India, Sri Lanka, Kenya, Ruanda, Canada e Fiji. Lo rileva il Climate Risk Index 2020, lo studio annuale realizzato da Germanwatch che calcola in quale misura i Paesi del mondo sono stati colpiti da eventi climatici estremi (tempeste, inondazioni, ondate di calore) e li classifica in base alla loro vulnerabilità a tali.

Cop25
Lo studio è stato pubblicato proprio a ridosso dei lavori di Cop25 in corso a Madrid fino al 13 dicembre. La Conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite, trasferita da Santiago del Cile a Madrid a causa delle proteste antigovernative degli ultimi mesi in Cile, è stata aperta dal segretario generale dell’Onu, António Guterres, con un grido d'allarme: "Il punto di non ritorno non è più oltre l’orizzonte. Nei prossimi 12 mesi sarà essenziale garantire impegni nazionali più ambiziosi, in particolare da parte dei principali produttori, per iniziare immediatamente a ridurre le emissioni di gas serra a un ritmo coerente con l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050". Alla Conferenza sono stati invitati i leader di 196 paesi, ma non ci sarà il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nel frattempo ha avviato la procedura per uscire dall’accordo sul clima di Parigi. Al suo posto sarà presente la speaker della Camera Nancy Pelosi, del Partito democratico, insieme a una delegazione di parlamentari.

All'ordine del giorno il sostegno finanziario per i danni del clima
Il rapporto 1999-2018 Climate Risk Index 2020 di Germanwatch sottolinea anche l'importanza dei negoziati della Cop25. Nonostante gli impatti climatici comincino a causare perdite e danni permanenti in tutto il mondo, non esiste ancora uno specifico strumento finanziario delle Nazioni unite per rimborsare le perdite legate al clima. Finora i paesi industrializzati si sono rifiutati di negoziare per questo strumento ma, per la prima volta quest'anno, durante la Cop25, il sostegno finanziario per le perdite e i danni legati al clima è in cima all'ordine del giorno. 

Emissioni globali di CO2 +0,6 nel 2019
Le emissioni globali di CO2 aumentano dello 0,6% nel 2019 a causa della crescita dell'uso di gas naturale e petrolio e nonostante la riduzione del consumo di carbone. E' quanto rivela un nuovo rapporto del Global Carbon Project (Gcp). La ricerca è pubblicata in tre articoli sulle riviste 'Nature Climate Change', 'Environmental Research Letters' e 'Earth System Science Data' e sarà presentata oggi alla 25a Conferenza delle Parti dei Cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, la Cop25. Le prime stime suggeriscono che le emissioni di CO2 derivanti dall'uso del carbone diminuiranno dello 0,9% nel 2019, mentre le emissioni di CO2 dal consumo di petrolio aumenteranno dello 0,9% e quelle da gas naturale del 2,6%. Secondo lo studio, si tratta di una crescita più lenta rispetto al 2018. Nell'Ue, le emissioni sono costantemente diminuite dell'1,4% annuo nell'ultimo decennio e dovrebbero diminuire dell'1,7% nel 2019. Negli Stati Uniti sono diminuite dell'1,1% all'anno dal picco del 2005 e tale tendenza continua nel 2019 con un calo previsto dell'1,7%. Secondo il rapporto, in Cina aumenteranno del 2,6%; le emissioni cresceranno anche in India, ma a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti, circa l'1,8%.

Greenpeace: il Mediterraneo si alza di 2,4 mm l'anno
Nel Mediterraneo, bacino semi-chiuso e fortemente impattato dalle attività umane, le conseguenze dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti. Si stima che in Italia le temperature superficiali siano aumentate di circa 2 gradi negli ultimi 50 anni, e che l'innalzamento medio annuo del livello del mare sia stato di circa 2,4 millimetri negli ultimi 20 anni. Lo rileva il rapporto ''Mare Caldo'', pubblicato oggi da Greenpeace. ''La minaccia dei cambiamenti climatici aggrava la crisi di un ecosistema già duramente colpito dalle attività antropiche, dalle trivelle, dalla pesca eccessiva e dall'inquinamento - dichiara Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia - I governi del Mediterraneo riuniti oggi a Napoli, a partire dall'Italia, devono mettere in atto subito misure concrete di tutela per aiutare questo fragile ecosistema a reagire a un cambiamento che è già in atto''. 

Papa Francesco: è una sfida di civiltà
Sull'urgenza di intervenire in tutto il mondo per invertire la rotta e interrompere i cambiamenti climatici, ha fatto sentire la sua voce anche il papa con una serie di rilievi pertinenti e mirati, indirizzati a tutti i governanti, ma in particolare a quelli dei paesi ricchi.

"Siamo di fronte a una sfida di civiltà" e "rimane una finestra di opportunità, ma non dobbiamo lasciarla chiudere. Dobbiamo approfittare di questa occasione con azioni responsabili nei settori economici, tecnologici, sociali ed educativi". "La consapevolezza sull'importanza di lavorare insieme contro i cambiamenti climatici è ancora troppo debole, incapace di rispondere adeguatamente a quel forte senso di urgenza per un'azione rapida richiesta dai dati scientifici a nostra disposizione". Gli studi dimostrano che gli attuali impegni assunti dagli Stati per mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici sono ben lontani da quelli effettivamente necessari per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall'accordo di Parigi. Dimostrano quanto le parole siano lontane da azioni concrete".

"Dobbiamo chiederci seriamente se c'è la volontà politica di agire contro i cambiamenti climatici con onestà, responsabilità e coraggio, con più risorse umane, finanziarie e tecnologiche. Sappiamo che è ancora possibile limitare il riscaldamento globale. Per fare ciò abbiamo bisogno di una volontà politica chiara, lungimirante e forte, avviata a perseguire un nuovo corso che mira a rifocalizzare investimenti finanziari ed economici verso quelle aree che salvaguardano veramente le condizioni di una vita degna dell'umanità su un pianeta 'sano' oggi e domani". "I giovani mostano una maggiore sensibilità ai complessi problemi nati da questa emergenza. Non dobbiamo lasciare alle prossime generazioni il peso dei problemi causati da quelle precedenti. Al contrario, dovremmo dare loro l'opportunità di ricordare la nostra come la generazione che ha rinnovato ed ha agito - con consapevolezza onesta, responsabile e coraggiosa - sulla necessità fondamentale di collaborare al fine di preservare e coltivare la nostra casa comune. Che possiamo offrire alla prossima generazione ragioni concrete per sperare e lavorare per un futuro buono e degno!". 

Greta: "Porterò la voce dei giovani e del Sud"
"Andrò alla Cop25 a Madrid e continuerò a combattere lì" e per potare al vertice Onu sul clima "le voci delle prossime generazioni, in particolare quelle delle popolazioni del Sud perché siano ascoltate". Greta Thunberg ha confermato così la sua partecipazione al summit in corso nella capitale spagnola per rivolgersi ai leader dei paesi partecipanti. 
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