SPETTACOLO

Aveva 52 anni

Chris Cornell, quel gesto estremo senza ancora un perché

Il cantante si è ucciso impiccandosi dopo un concerto a Detroit con i Soundgarden

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di Giovanna Antonelli La sua è stata una morte improvvisa e inaspettata come, a pochissimi istanti dal ritrovamento del suo corpo, si era affrettato a dire il suo agente  Brian Bumbery. Per ore non era trapelato nulla sulle circostanze della scomparsa di Chris Cornell, icona del grunge, leader dei Soundgarden, trovato morto a Detroit nel bagno dell’albergo dove soggiornava dopo aver appena terminato di suonare al Fox Theatre con la sua band riformata nel 2010 dopo il successo planetario degli anni ‘90.


Soltanto in serata il medico legale ha sciolto ogni dubbio rivelando che il rocker si è tolto la vita impiccandosi.
Poche ore prima la moglie dell’artista, Vicky Karayiannis preoccupata perché non riusciva a parlarci, aveva allertato un amico comune: è stato quest’ultimo a trovare Chris ancora vivo nel bagno dell’albergo: ma per lui i soccorsi sono stati inutili.
 
Vicky e Chris erano una coppia solida: sposati da 13 anni e genitori di due bambini, un maschio e una femmina, di 12 e 11 anni. Si erano conosciuti a Parigi e sposati dopo pochi mesi. Per lei, che ha origine greche, Chris si era avvicinato al cristianesimo ortodosso e sempre insieme a lei aveva messo su la  Chris & Vicky Cornell Foundation, una fondazione che si occupava di disagio minorile.
 
Chris Cornell si è tolto la vita a poche ore dal suo ultimo concerto: un live intenso a Detroit con la sua band di sempre i Soundgarden.  Band nata nel 1984 che ha di fatto scritto la storia del grunge, quel rock ruvido e primordiale nato a Seattle che ha conquistato il mondo grazie a lui, ai Nirvana, ai Pearl Jam.



Chris Cornell non era solo un cantante formidabile: la sua era una voce che non si dimentica. Che sa essere velluto e carta vetrata. Incredibile nei toni alti ed ipnotica nel registro basso.  Era anche un chitarrista dotatissimo, in grado di acchiappare con la voce tonalità ardite mentre era impegnato in riff complicatissimi. E poi le sue parole: mai buttate a caso. Versi e liriche dolenti ma mai compiaciute: perché l’umorismo riusciva sempre ad avere la meglio.
Cornell non ha mai nascosto il suo lato oscuro, non ha mai fatto mistero di essere dipendente da alcool e droghe, soprattutto negli anni con i Soundgarden. Ma aveva cercato con forza di combattere i suoi demoni. Nel 2001 fonda gli Audioslave, con Tom Morello, Brad Wilk e Tim Commerford dei Rage Against the Machine. Gli Audioslave incidono tre album Audioslave Out of Exile e Revelations. Il primo è un piccolo capolavoro: nei soli Stati Uniti vende 3 milioni di copie e i tre singoli Cochise, Like a Stone and I Am the Highway sono tre perle di rara bellezza.
 
In quel periodo Cornell ammette di essere sobrio, ma di non essersi ancora liberato dal peso di quelle dipendenze.
"E 'stato davvero difficile riprendersi, anche mentalmente",  aveva detto . "Penso che gli Audioslave abbiano sofferto molto perché in quel periodo non ero ancora con i pedi per terra. Ero sobrio, ma nella mia mente non c’era ancora chiarezza. Ci sono voluti cinque anni di sobrietà per far riaffiorare certi ricordi".
 
La sera prima di togliersi la vita non si è risparmiato. Davanti a una platea calorosa di fan a Detroit ha cantato i pezzi più belli dei Soundgarden. Ma ha anche detto parole che, con il senno di poi, suonano come un infausto presagio. A rivelarlo al People un fotografo Ken Settle che da anni segue i Soungarden in tutti i loro tour. Salutando il caloroso pubblico di Detroit Chris ha detto : ‘Non so come spiegare alla gente quanto sia bello il pubblico di Detroit, mi dispiace per la prossima città…”
Come se volesse annunciare che quella era la sua ultima data, e che non ci sarebbe stata una prossima città dove suonare. Per chiudere il concerto poi, Chris ha cantato una canzone dei Led Zeppelin che solitamente inserisce a metà della scaletta. “In my time of dying” (il mio momento di morire).

Ieri a Seattle decine di persone hanno voluto ricordare il loro concittadino lasciando fiori vicino a Sound Garden. Si tratta di una scultura, realizzata dall’artista Douglas Hollis nel 1982, che fornì l’ispirazione a Chris Cornell per battezzare la band di cui fu il leader. E' un bosco di torri di acciaio che suona al passare del vento (da qui il nome, il giardino del suono). Si trova all’interno del Seattle Park, sulla riva del lago Washington. 

 



 
 
 
 
 
 
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