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Coronavirus

Deceduti altri 5 tra ieri sera e oggi

Coronavirus. I medici morti sono ormai 41

Aumenta anche il numero degli operatori sanitari contagiati: secondo gli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità, sono saliti a 6205, vale a dire più del 9% dei casi totali. Fnomceo in una lettera al 'British Medical Journal': "E' lecito supporre che questi eventi sarebbero stati in larga parte evitabili se gli operatori sanitari fossero stati correttamente informati e dotati di sufficienti dispositivi di protezione individuale adeguati: mascherine, guanti, camici monouso, visiere di protezione"

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Si allunga l'elenco dei medici che non ce l'hanno fatta a causa dell'epidemia di Covid-19:  tra ieri in tarda serata e oggi, si apprende dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), è giunta notizia della scomparsa di altri cinque camici bianchi: tre di Bergamo, uno di Novara e uno di Lucca. Il totale sale così a 41.

Aumenta anche il numero degli operatori sanitari contagiati: secondo gli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità, sono saliti a 6205, vale a dire più del 9% dei casi totali. 

Fnomceo in lettera Bmj: "Subito protezioni e test"
Sbloccare immediatamente le forniture di dispositivi di protezione individuale ed eseguire test a risposta rapida, seguiti da tamponi, in maniera sistematica a tutti gli operatori sanitari nel pubblico e nel privato che mostrano sintomi di infezione da Covid-19 anche lieve e in assenza di febbre o che sono stati in contatto con casi sospetti o confermati. Sono le richieste immediate dei medici italiani in una lettera pubblicata sul British Medical Journal a firma del presidente Fnomceo Filippo Anelli.

Protezioni e test, afferma nella lettera il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, vanno garantiti a tutti i medici in prima linea, "inclusi i medici di medicina generale e operatori di case di riposo o Rsa e centri diurni". Tra i coautori della lettera, i presidenti delle Federazioni provinciali di Taranto, Milano e Lecce, oltre ai ricercatori della Società italiana medicina ambientale Sima e della Cattedra Unesco dell'Università Federico II di Napoli.

Nella lettera si ricordano i numeri dei contagi e dei decessi tra i medici italiani e si sottolinea che "è lecito supporre che questi eventi sarebbero stati in larga parte evitabili se gli operatori sanitari fossero stati correttamente informati e dotati di sufficienti dispositivi di protezione individuale adeguati: mascherine, guanti, camici monouso, visiere di protezione, che invece - affermano i medici - continuano a scarseggiare o ad essere centellinati in maniera inaccettabile nel bel mezzo di un'epidemia a cui pure l'Italia si era dichiarata pronta solo a fine due mesi fa". Si chiede anche un maggiore impegno nella sorveglianza sul territorio: "Nessuna epidemia si controlla con gli ospedali, come si è forse erroneamente immaginato: è sul territorio che va espletata l'identificazione dei casi con test affidabili ma anche con rapidi kit di screening e la sorveglianza con la tracciabilità dei contatti, il monitoraggio e l'isolamento".
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