SCIENZA

Reti linguistiche globali

La lingua e la fama

Una nuova ricerca, frutto di un immane lavoro di comparazione linguistica, mette in luce la relazione tra lingua parlata e fama potenziale di ciascun parlante.

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di Stefano Lamorgese La ricerca s'intitola: "Links that speak: The global language network and its association with global fame" e cerca di spiegare la correlazione tra la "forza" e la diffusione di una lingua e le possibilità, per chi la parla, di diventare famoso.

Le reti linguistiche globali
Lo studio è solo uno dei tanti frutti che deriveranno, nei prossimi anni, dalla mappatura di reti linguistiche globali, tracciate per definire e misurare la centralità di ciascuna lingua in diversi ambiti espressivi.

Si chiama Global Language Network (GLN), e misura la forza di ciascuna lingua a partire dalla quantità di testi presenti in tre diverse piattaforme: 2,2 milioni di libri tradotti dal progetto Index Translationum dell'UNESCO; 382 milioni di voci plurilingue di Wikipedia; 550 milioni di tweets degli utenti che hanno twittato in più di una lingua.

L'équipe, guidata dal professor César A. Hidalgo del MIT MediaLab, ha studiato i risultati della mappatura globale per misurare la centralità delle lingue parlate in ciascuna di queste reti. Per gestire una così grande mole di dati i ricercatori hanno utilizzato uno strumento chiamato "autovettore di centralità", che poi è anche una delle basi di calcolo del celebre algoritmo "PageRank" di Google. Si tratta di un metodo che permette di evidenziare anche i rapporti interlinguistici: quelli, cioè, di ogni lingua cone le sue "vicine" e, via via, queste con le loro.

I risultati
Le reti linguistiche globali derivate dai tre macro-insiemi di dati (i libri Unesco, Wikipedia e Twitter), sono fortemente correlate tra loro e mostrano che la lingua inglese è l'agglomerato più centrale tra tutti, insieme a una manciata di lingue intermedie: lo spagnolo, il tedesco e il francese.

Altre lingue, come il cinese, l'arabo, e lo Hindi - benché parlate da un gran numero di persone - risultano più periferiche a causa del basso volume di traduzioni tra loro e le lingue caratterizzate da una maggiore centralità.

Tutto ciò è particolarmente vero per quanto concerne i libri. I dati relativi a Twitter e a Wikipedia, pur non discostandosi macroscopicamente, mostrano però una quota maggiore di lingue associate con i paesi in via di sviluppo: il malese, il filippino e lo Swahili, per esempio, sono molto più "centrali". I nuovi canali di comunicazione, insomma, sono meno formali e risultano più inclusivi rispetto ai popoli dei paesi in via di sviluppo.

La fama
Insomma: è ovvio che chi parla e scrive in inglese o in spagnolo può più facilmente raggiungere un pubblico "centrale" nelle diverse reti linguistiche e, pertanto, godere di una "fama" maggiore (anche perché sta crescendo il numero dei parlanti entrambe le lingue, come gli Usa insegnano).
È altrettanto evidente, al contrario, che chi scrive in una lingua periferica fa più fatica, e abbisogna di una serie di inter-traduzioni per raggiungere un pubblico sufficientemente vasto.

Questo non basta ancora
I ricercatori si sono chiesti: "È vero che le idee che nascono in certi contesti linguistici sono effettivamente migliori delle altre? Oppure la loro diffusione è soltanto una conseguenza diretta della "forza" della lingua nella quale si esprimono?" Le due considerazioni non si escludono a vicenda: sono insomma entrambe vere. Anzi: sembra probabile che si rafforzino reciprocamente nel tempo.
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