Original qstring: refresh_ce | /dl/rainews/articoli/cosenza-aggressione-a-bambino-di-tre-anni-perche-si-e-avvicinato-a-neonata-4c6dd53b-86f7-4e7f-9f84-c7f529832114.html | rainews/live/ | true
ITALIA

Il piccolo è figlio di immigrati marocchini, in Italia dal 2003

Cosenza, calcio a bimbo di 3 anni che si era avvicinato ad una neonata: denunciato fratello pentito

L'aggressore, 22enne, fratello di un pentito di camorra, e la moglie denunciati per lesioni personali aggravate. Disposto il loro allontanamento immediato dalla Calabria verso altra località protetta. La madre del bimbo colpito ringrazia 'chi ha soccorso mio figlio e chi ha fermato quell'uomo'

Cosenza, il luogo dell'aggressione
Condividi
Ha colpito con un calcio all'addome un bambino di tre anni di origine marocchina perché si era avvicinato troppo alla figlia neonata che spingeva in carrozzina insieme alla moglie durante una passeggiata nel centro di Cosenza.

Adesso per il giovane di 22 anni, fratello di un pentito di camorra, e la consorte di 24, oltre alla denuncia per lesioni personali aggravate, è scattato - per motivi di opportunità - anche l'allontanamento immediato dalla Calabria verso un'altra località protetta.

Gli agenti della Questura di Cosenza, sono risaliti alla sua identità in pochissimi giorni. Dopo il fatto, avvenuto martedì 3 settembre, i poliziotti si sono messi subito sulle sue tracce dopo avere avuto la segnalazione di alcuni passanti che avevano assistito alla scena, avvenuta in via Macallè, una traversa del centralissimo corso Mazzini, dopo la formalizzazione della denuncia da parte della madre del bambino.

Un contributo fondamentale alla sua identificazione è giunto dai fratelli più grandi del bambino aggredito, di 10 e 14 anni, che mentre erano con la mamma nei pressi della Questura cosentina hanno visto colui che aveva sferrato il calcio ed hanno subito avvertito la madre. A raccontarlo è la stessa donna, proveniente dal Marocco, in Italia con la famiglia dal 2003.

"I miei figli - spiega - hanno visto quell'uomo vicino alla Questura e mi hanno detto che era quello che li aveva aggrediti. L'ho affrontato e gli ho chiesto: perché? Lui ha detto di non sapere che cosa volevo e stava andandosene per cui sono corsa ad avvertire i poliziotti". Il piccolo, fisicamente, sta bene. Ha riportato qualche contusione e lividi, ma sotto il profilo psicologico potrebbe lasciare strascichi. La madre, intanto, ancora non si capacità di quanto accaduto. "Ero dal medico - ricorda adesso la donna - ed ho mandato i bimbi ad aspettarmi giù e poi ho sentito le urla di mio figlio più piccolo. Sono corsa a vedere cosa fosse successo e sono stati minuti di paura, pensavo fosse morto, ma non riuscivo a capire nulla. Devo ringraziare chi ha soccorso mio figlio e chi ha fermato quell'uomo".

I poliziotti hanno trovato riscontri anche da altri testimoni, individuati grazie alle immagini riprese dalle tante telecamere presenti nel centro di Cosenza. Telecamere, però, che secondo quanto si è appreso, non avrebbero invece ripreso la scena dell'aggressione.  A raccontarla è stata una testimone su Facebook, che ha spinto anche altri a farsi avanti per confermare quanto successo. "Ho visto quel bimbo - ha poi raccontato la giovane - fare un salto di due metri e accasciarsi a terra. Non potevo credere a quello che stava succedendo. Il mio primo pensiero è stato soccorrerlo".
Condividi