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MONDO

L'intervista

Damasco, bella e impossibile: il film di un giovane siriano

Waref Abu Quba è un regista di 28 anni rifugiato in Germania: alla sua città dedica un cortometraggio, girato prima della guerra: "Per la sua bellezza, e per tutti i siriani liberi che sono ancora lì e per quelli che sono scappati all'estero"

Damasco (foto di Waref Abu Quba)
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di Emma FarnèRoma "A Damasco il cielo cammina sulle strade antiche, a piedi nudi". Sono i versi di Mahmoud Darwish, poeta palestinese che un giovane regista siriano ha tradotto in immagini. Il risultato è un documentario malinconico, girato prima che la città venisse travolta dalla guerra.

In Damascus - في دمشق from Waref Abu Quba on Vimeo.



La bellezza di Damasco
L'autore è Waref Abu Quba, regista e grafico di 28 anni. Da Darmstadt, in Germania ci racconta la sua storia: "Sono scappato all'inizio della crisi, nel 2011. Poi ho girato moltissimo: prima Dubai, poi Amman, per due anni. E poi ho deciso di venire in Germania, dove ho chiesto asilo. Damasco? È la mia città, ci ho vissuto, ci ho studiato". L'idea di girare un documentario "sulla bellezza di Damasco", dice Waref è nata anni fa e solo a ottobre 2014 è diventata un corto. Un filmato entrato da pochi giorni negli "staff picks" di Vimeo, cioè tra i migliori video sulla piattaforma online.

Al bar con il suono degli aerei carichi di bombe
"Ora una città antichissima, piena di bellezza, rischia di diventare una città come un'altra. Bombardata, vittima della guerra. Ma Damasco è antichissima, quella bellezza si vede nelle mie foto. Purtroppo solo il centro della città, che è controllato dal regime è più o meno ancora intatto. Ed è quello che il regime fa vedere agli osservatori: uno specchietto per le allodole. Ma ci sono mille posti di blocco, gli spostamenti sono difficili", dice Waref. "E se poi vai poco fuori, è tutto distrutto. I miei amici vanno in centro magari per bere un caffè e sopra alle loro teste passano gli aerei che poi bombardano i loro quartieri di periferia", quelli dove ci sono i ribelli. Aerei che Waref fa vedere alla fine del corto.

"Per tutti i siriani liberi"
Il giovane regista poi spiega il significato della frase in arabo alla fine del film. "Non l'ho tradotta, come ho fatto col resto per lanciare un messaggio: 'questo film è per i siriani liberi che sono ancora in Siria. E per quelli che vivono all'estero". 
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