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POLITICA

Zone rosse anti illegalità

Zone rosse anti degrado, i prefetti potranno sostituirsi ai sindaci. Di Maio contro Salvini

La direttiva del Viminale  permette l'emanazione di ordinanze extra se i sindaci non garantiscono sicurezza sul territorio. Insorge l'Anci: non vogliamo essere commissariati da nessuno

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di Tiziana Di Giovannandrea Con una direttiva anti degrado e volta alla sicurezza sul territorio il Ministro dell'Interno Matteo Salvini ha fornito di più poteri i prefetti d'Italia. Questo nel caso in cui i sindaci non riescano a garantire più sicurezza ed il controllo delle zone dove stazionano persone dedite ad attività illegali. 

Nella direttiva del Viminale i prefetti sono invitati ad adottare "ordinanze in funzione anti degrado e contro le illegalità" nelle città italiane, nel caso in cui i sindaci, "con proprio regolamento", non riescano a raggiungere l'obiettivo della sicurezza urbana, che è "bene pubblico primario".

La direttiva inviata dal ministro dell'Interno Matteo Salvini ai prefetti d'Italia, e per conoscenza al Capo della Polizia, si chiama "Ordinanze e provvedimenti anti degrado e contro le illegalità. Indirizzi operativi".

Secondo il ministro "l'esperienza nei territori ha evidenziato l'esigenza di intervenire con mezzi ulteriori ogni qual volta emerga la necessità di un'azione di sistematico 'disturbo' di talune condotte delittuose che destano nella popolazione un crescente allarme sociale", dalle 'piazze di spaccio' all'accattonaggio, dai parcheggiatori abusivi allo spaccio di droga, ad ogni forma di abusivismo "come l'illecita occupazione di immobili pubblici e privati". "La norma demanda ai Comuni, con proprio regolamento, l'esercizio di tale facoltà, in chiave di prevenzione dei reati e di possibili turbative dell'ordine pubblico" ma, precisa la direttiva, "laddove" l'obiettivo della sicurezza "non sia già stato perseguito si può "giustificare il ricorso ai poteri di ordinanza, funzionali a potenziare l'azione di contrasto al radicamento di fenomenologie di illegalità e di degrado". Il ministro dell'Interno fa riferimento espresso "all'ordine di allontanamento" e alle 'zone rosse', ovvero "al divieto di accesso" (come il Daspo urbano), che possono trovare applicazione non solo negli ambienti interni e pertinenziali insistenti nelle infrastrutture del trasporto pubblico, ma anche nei luoghi caratterizzati dalla presenza di istituti scolastici e universitari, siti archeologici, monumentali o di valenza culturale, luoghi di rilevante interesse turistico, nonché zone adibite a verde pubblico". Il ruolo dei prefetti deve essere quello di "rimuovere una oggettiva criticità, concretamente manifestatasi, per il tempo ritenuto strettamente necessario alle esigenze rilevate".

Anci a Salvini, non vogliamo essere commissariati da nessuno 
"I sindaci non sono distratti, affatto. Ed è curioso che il ministro Salvini, che in base all'accordo sottoscritto tra governo ed enti locali sulle linee guida in materia di sicurezza urbana, avrebbe dovuto affrontare il tema in conferenza Stato Città, a quel tavolo di confronto non si faccia vedere, e nel frattempo non perda occasione per far polemica con noi". E' quanto ha dichiarato Antonio Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari. "Vorrei - aggiunge - che il ministro considerasse i sindaci degli alleati, con i quali confrontarsi per arricchire il patrimonio di informazioni e di esperienze da cui dipendono le politiche di sicurezza urbana. Se ci avesse chiamati per affrontare seriamente il problema del degrado urbano nelle città gli avremmo detto che varare zone rosse non risolve il problema, lo sposta altrove. Noi sindaci amministriamo ogni giorno, tra mille difficoltà e non abbiamo bisogno di essere commissariati da nessuno". 

Il Viminale ha controbattuto dicendo che Bologna e Firenze hanno apprezzato ordinanze simili. Inoltre la circolare sulle zone rosse richiama il potere di ordinanza del prefetto già previsto dal Tulps (Testo Unico Legge di pubblica sicurezza). Lo hanno reso noto fonti del Viminale. L'esercizio di tale potere si affianca a quelli riconosciuti al sindaco in tema di contrasto al degrado urbano e alla illegalità diffusa. In tale direzione costituisce uno strumento operativo  da adottare in via straordinaria per un immediato impatto su specifiche aree cittadine, fatte salve tutte le iniziative che intendano assumere i primi cittadini. Secondo le stesse fonti sorprende che alcuni sindaci di centrosinistra fingano di non saperlo, sfruttando l'occasione per alimentare una polemica col Ministro dell'Interno. Non solo. Ordinanze di questo tipo erano già state ufficializzate a Bologna e Firenze: i sindaci interessati le avevano condivise, compreso Nardella che aveva espresso soddisfazione nei Comitati provinciali per l'Ordine e la Sicurezza. 

La direttiva anti degrado è l'occasione di un nuovo scontro politico tra i due vicepremier. Il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio ha osservato: "Io sono dell'opinione che chi governa lo scelgono i cittadini. E' l'abc della democrazia. Esprimi un voto e poi giudichi al termine del mandato. Io la vedo così".
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