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SPETTACOLO

​È in streaming dal 23 febbraio

​Disastro o capolavoro? Mute, il nuovo Blade Runner di Netflix divide critica e rete

È divisivo come già Bright, stesso canale tv, sempre fantascienza

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Il film Mute, appena "uscito" sulla piattaforma di home video, oltre ad essere un esempio di come cambia lo scenario del cinema e di come il mondo della rete investa grossi budget in opere destinate direttamente al piccolo schermo, sta dividendo in queste ore gli spettatori e i critici, che si stanno esprimendo sui social e sulle testate online. In Italia ad esempio Vanity Fair parla di un'occasione sprecata, e in Gran Bretagna il Guardian usa nel titolo la parola "disastro". Eppure un genio della fantascienza come William Gibson, uno degli inventori del cyberpunk, uno scrittore sempre in grado di vedere il futuro prima degli altri, confessa di esserci finito dentro, e di esserne stato deliziato. E Duncan Jones, figlio di David Bowie, regista di Mute, riceve anche la benedizione di un altro guru del fantasy, Neil Gaiman: "La recensione scontrosa del Guardian mi ha fatto solo venire più voglia di vederlo". Tra gli estimatori c'è la rivista online Screen Rant che elogia il coprotagonista Paul Rudd: il film già merita per lui. Siamo in una Berlino piuttosto distopica del 2052, atmosfera da terzo reich, auto che volano, strip club robot, e un cameriere muto (Alexander Skarsgård) che cerca la donna che ama e che è scomparsa, nei bassifondi dei locali notturni. In questa città Bowie scrisse album memorabili e il film è dedicato a lui e alla tata che ha cresciuto il piccolo Duncan dopo il divorzio dei genitori. Secondo il Guardian Skårsgard è noioso e Netflix si è fidata troppo di un autore abbandonandolo alla sua personale visione. Ma su Twitter prevale l'ondata favorevole per una "pellicola" tanto divisiva quanto affascinante.








 
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