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CULTURA

Dati presentati al Convegno organizzato dalla Rai

Donne nell'economia? Ancora troppo poche

1,6 miliardi di lavoratrici nel mondo è vittima di restrizioni nella scelta del lavoro. Pochissime le docenti in Economia. Ferma al 10% la presenza femminile nelle banche in Italia. Da noi il 20% delle donne lascia per motivi familiari

Campagna World Bank
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di Laura SquillaciRoma "La partecipazione delle donne al mercato del lavoro è aumentata a livello mondiale ma rimangono significative differenze economiche e di accesso tra uomini e donne". Ana Revenga è direttore del settore Sviluppo umano per l'Europa e l'Asia della Banca mondiale. Al convegno Donna è... ha portato una sintesi della situazione a livello globale.

"Donne confinate solo in alcuni settori"
L'uguaglianza è ancora lontana da raggiungere: "Le donne occupate sono confinate solo in specifici settori e soprattutto ce ne sono poche nelle posizioni di comando". Un dato su tutti: 1,6 miliardi di donne vive in economie dove vengono applicate restrizioni nei tipi di lavoro che possono svolgere. Per migliorare la situazione, ha osservato Revenga, garantire la parità di genere non è solo giusto ma è anche la cosa più "intelligente" da fare. E questo perché la parità garantisce più alti livelli di produttività e migliora la qualità delle istituzioni. In Italia, sono i dati della Banca Mondiale, "la perdita di produttività dovuta alla mancanza di uguaglianza è del 15 per cento".

"Poche docenti donne"
Annamaria Lusardi, piacentina di nascita, dal 1987 vive negli Stati Uniti. Al convegno Donna è...ha raccontato la sua lunga esperienza di professore di Economia alla George Washington University. "Nel mio lavoro mi sono resa conto che l'alfabetizzazione finanziaria femminile è scarsa. Le donne non conoscono la finanza, però sanno di non conoscere. Per questo sono il bacino più interessante su cui intervenire. Da tempo ho orientato le mie lezioni sul favorire l'apprendimento delle donne di un ambito che è prettamente maschile". Lusardi sottolinea con rammarico come intorno a sè abbia pochissime colleghe donne. "Sono per lo più ricercatrici, assistenti universitarie". Per questo saluta con favore che al vertice della Fed ora ci sia una donna: "Mi chiedo sempre come sarebbe stata la mia carriera se quando ho cominciato anzichè avere come professore Ben Bernanke avessi avuto Yanet Yellen".

"Solo il 10% delle donne lavora nelle banche"
Tanti i discussant che hanno alimentato il dibattito sul ruolo delle donne nell'economia. Come Magda Bianco della Banca d'Italia. "Solo il 10% delle donne lavora in banca e la maggior parte in organi di controllo e non ai vertici decisionali". Un aspetto positivo è la presenza di donne under50 ma "rimangono delle discriminazioni implicite nella selezione". 

In Unicredit 59% è donna ma solo il 18% in posti di comando
Anche due uomini hanno dato il loro punto di vista. Federico Ghizzoni amministratore delegato di Unicredit: "Nella nostra banca il 59% è donna ma solo il 18% riveste ruoli di comando. Questo significa che non basta la parità di genere. Bisogna iniziare a pensare che avere meno donne significa avere meno ricavi". Poi alcune misure adottate dalla banca: stiamo aprendo asili nido, costruendo parcheggi riservati alle donne incinta e da ultimo lavanderie a domicilio.

"La soluzione: incentivi fiscali"
Il professore di Economia all'Università di Firenze Andrea Ichino ha rappresentato una voce fuori dal coro dando la sua personale ricetta per arrivare alla vera uguaglianza di genere: "L'unica alternativa è quella di dare incentivi fiscali. Dobbiamo puntare su una tassazione differenziata tra uomo e donna". Per il docente infatti non c'è più un problema di "donne contro uomini ma di coppie che vogliono la parità e quelle che non la vogliono". 

La chiave del successo? L'umiltà
Rita Marino, dirigente all'Eni, ha lanciato un messaggio alle donne: "Io sono una madre che lavora, se ci impegniamo con umiltà anche noi possiamo farcela". Anche perchè le donne hanno una marcia in più: "Se è vero che non amiamo il rischio è anche vero che sappiamo gestirlo benissimo". Dello stesso avviso anche Valeria Termini Commissario dell'Autorità per l'Energia elettrica: "Nel mio settore la presenza femminile è fondamentale. In certi contesti delicati, come ad esempio l'Africa, per avviare processi di sviluppo è necessaria una sensibilità tutta femminile". 

"L'austerity ha penalizzato le donne"
Ha parlato di crisi, dando un'interessante interpretazione, Annamaria Simonazzi, professore di Economia politica alla Sapienza di Roma. "All'inizio della débacle economica i più colpiti sono stati gli uomini perché erano ai vertici delle banche o delle aziende, ma poi le politiche di austerity, che hanno portato a tagli e licenziamenti, hanno colpito di più le donne". Di qui la sua personale soluzione: "Servono investimenti sociali per favorire la crescita". 

"Le donne guadagnano di meno ma producono di più"
Chiara Saraceno, componente del Cda dell'università di Trento, ha voluto portare all'attenzione della platea un paradosso: "Le donne guadagnano di meno ma producono molto di più. Perchè si spendono molto di più in casa e nell'educazione dei figli". In Italia il 20% delle donne esce dal mercato del lavoro per motivi familiari.
Di qui un tema che è tornato più volte nel dibattito tra i relatori: "La parola d'ordine deve essere conciliazione tra lavoro e vita privata che però non deve riguardare solo le donne ma anche gli uomini. Il congedo parentale? Sia per le mamme che per i papà". 
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