ECONOMIA

Il presidente della Bce a Tel Aviv

Draghi: la crisi dell’Eurozona è alle spalle, serve 'sovranità comune'

Discorso all'università di Tel Aviv. Draghi: "La maggioranza silenziosa torna a farsi sentire in Europa"

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La crisi economica dell'Eurozona "è alle nostre spalle", la "ripresa è solida e sempre più ampia", ma per l'Europa "servono ulteriori progressi". Lo sostiene il presidente della Bce, Mario Draghi, da Tel Aviv. Secondo Draghi in Europa occorre andare "oltre l'Unione economica e monetaria", serve più integrazione e "mettere insieme sovranità". È quanto emerge dal discorso di Draghi tenuto in occasione del dottorato honoris causa dell'Università di Tel Aviv. Secondo il numero uno della Bce, occorre lavorare su "sicurezza, migranti, difesa e queste sfide possono essere indirizzate solo mettendo insieme sovranità".
 
L'integrazione europea, dice Draghi, "avviata all'indomani della Seconda Guerra mondiale, è stata la risposta al disperato bisogno di pace dei cittadini. Il sistema di trattati tra i governi che ha dominato le relazioni europee tra le due guerre e anche prima ha completamente fallito in quello per cui servono i governi: sicurezza e prosperità. Mettere insieme sovranità su temi di comune interesse è diventata la nuova base della cooperazione tra le nazioni europee. All'epoca un simile progetto sembrava audace e ottimistico, così come oggi sembra audace ed ottimistico chiedere maggiore integrazione. Ma i nostri fondatori avevano ragione. L'Europa ha conseguito pace, prosperità e stabilità politica per un periodo di tempo senza precedenti nella storia". "Quest'anno è il 60esimo anniversario del Trattato di Roma e il 25esimo anniversario del Trattato di Maastricht, che ha creato l'Unione monetaria".

"Tuttavia servono ulteriori progressi. L'architettura istituzionale dell'Unione economica e monetaria resta incompleta sotto diversi aspetti. La crisi ha messo in evidenza la debolezza strutturale della nostra costruzione e ci ha obbligato a muoverci. L'aggiustamento è iniziato con la creazione dell'unione bancaria. Ma il lavoro è lontano dall'essere esaurito e le sfide che dobbiamo affrontare vanno oltre l'Unione economica e monetaria. Riguardano sicurezza, migranti, difesa e queste sfide possono essere indirizzate solo mettendo insieme sovranità". "L'Ue e l'euro hanno sempre richiesto l'appoggio della maggioranza dei cittadini europei ma, spesso, si sentiva solo un'opposizione rumorosa. Ora questa maggioranza silenziosa ha ritrovato la sua voce, il suo orgoglio e la fiducia in se stessa. Solo lavorando insieme le nazioni europee possono superare queste sfide, L'opportunità di un progresso è reale".
 
"La maggioranza silenziosa torna a farsi sentire in Europa"
Dopo che la crisi degli anni passati aveva fatto da "terreno fertile a populismi e nazionalisti", ora "la maggioranza silenziosa è tornata  farsi sentire", ha quindi detto Draghi. "Oggi possiamo percepire una crescente onda di energia che chiede una azione congiunta europea". "L'Unione europea e l'euro hanno sempre richiesto il sostegno della maggioranza dei cittadini europei, ma spesso a farsi sentire sono state solo le rumorose voci dell'opposizione. Ora - secondo Draghi - questa maggioranza silenziosa ha ritrovato la sua voce, il suo orgoglio e la fiducia in sé".
 
Affermazioni, che pur non menzionando direttamente la recente vittoria alle presidenziali del centrista Emmanuel Macron, ai danni della anti euro Marine le Pen, e prima ancora ancora le elezioni generali in Olanda dove la destra anti europea non ha prevalso, sembrano riferirsi proprio a questi sviluppi politici. "Solo lavorando assieme, le nazioni europee possono superare le sfide. L'opportunità  di progredire è reale", ha detto ancora Draghi.
 
Negli anni scorsi invece, secondo il capo della Bce "l'esplosione della crisi finanziaria nel 2008 e la conseguente crisi dei debiti pubblici in Europa avevano determinato una profonda recessione globale, un forte aumento della disoccupazione e  esposto le parti incompiute dell'architettura istituzionale europea. Un terreno fertile per dare voce alla retorica populista e nazionalistica".
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