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SALUTE

Giù le mani, stop ai falsi fisioterapisti

La giornata mondiale dedicata a questa delicata disciplina pone il problema anche dei falsi fisioterapisti, in Italia quasi la metà di chi esercita non ha un titolo di studio riconosciuto

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Quella del fisioterapista è una figura essenziale per ristabilire il benessere delle persone colpite da malattie, o dopo traumi: l’OMS e Banca Mondiale hanno sottolineato come il promuovere le pratiche fisioterapiche e i servizi riabilitativi sia un ‘prezioso ausilio nel ridurre il costo dell’assistenza’ che attualmente incide per una cifra pari al 7% del PIL mondiale. Il Fisioterapista è l’esperto del recupero delle abilità motorie, un ruolo delicato che potrebbe avere ricadute molto negative se le pratiche a cui il malato viene sottoposto non sono corrette.

“La nostra è una figura sanitaria sempre più conosciuta, anche se non sono ancora del tutto chiari ai cittadini i numerosi ambiti della nostra attività e spesso il fisioterapista viene confuso con altri operatori e sedicenti terapeuti” ci dice Maria Concetta De Marinis, Presidente di AIFI Lazio. “Si pensa che il fisioterapista si occupi solo di esiti di traumi, di infortuni, della riabilitazione successiva alla chirurgia ortopedica o del trattamento di alcune forme di dolore. I suoi ambiti di intervento sono invece molto più vasti: disturbi del movimento in seguito a lesioni e malattie del sistema nervoso, riabilitazione successiva a malattie respiratorie, cardiovascolari, infarti o ictus, o all’applicazione di protesi dopo una amputazione, a malattie oncologiche fino a delicati interventi di supporto nelle cure palliative”.

Il Fisioterapista ha le competenze per intervenire e guidare i processi di recupero delle funzioni lese, in percorsi di abilitazione-riabilitazione della persona all’interno di servizi sanitari pubblici o privati (lungo degenze, day hospital, ambulatori di Medicina fisica e riabilitativa, Residenze Sanitarie Assistenziali, case di cura e centri di riabilitazione) o al domicilio stesso del paziente. A causa del blocco delle assunzioni nel servizio sanitario nazionale, nel Lazio l’80% delle giovani leve opta per la libera professione esercitando in studi professionali privati, da soli o in associazione con altri colleghi, oppure a domicilio dei pazienti o ancora in regime di partita IVA presso le strutture riabilitative private accreditate.

La Giornata Mondiale dell’8 settembre prevede un ampio programma di eventi promossi dall’AIFI, Associazione Italiana Fisioterapisti, unica rappresentativa della figura del fisioterapista: tra l’altro la campagna “GIÙ LE MANI” che si svolgerà fino all’11 settembre e che ha come obiettivo l’informazione sulle professionalità qualificate e la riduzione dell’abusivismo.

Oggi in Italia su 100 mila operatori che impiegano procedure fisioterapiche o si qualificano ‘fisioterapisti’ solo 55 mila esercitano la professione legalmente avendo conseguito il titolo abilitante. I requisiti per l’esercizio della professione prevedono il conseguimento del diploma di laurea triennale (a numero chiuso con test di accesso) che abilita alla professione, a cui può seguire un biennio di specializzazione, o il possesso di titolo equipollente.

“Purtroppo stiamo assistendo al dilagare di luoghi incongrui dove si esercitano trattamenti di fisioterapia che per legge possono essere svolti solo in strutture sanitarie o in studi professionali di fisioterapia” dice ancora De Marinis. “Lavoriamo per frenare la tendenza a praticare la fisioterapia in luoghi come palestre e centri sportivi, centri benessere e negozi di estetista, assolutamente inadatti e culla dell’attività di soggetti non qualificati i quali, spesso non avendo adeguata e riconosciuta preparazione in fisioterapia possono danneggiare la salute del paziente e peggiorare le condizioni preesistenti”.
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