Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/farnesina-pyongyang-ci-disse-figlia-jo-voleva-tornare-3ae7558b-1314-4e79-bb6e-e2e6224e51f6.html | rainews/live/ | true
MONDO

Nota dal Ministero degli Esteri

Rimpatrio forzato in Corea del Nord. La Farnesina: "Pyongyang disse che la ragazza voleva tornare"

'Ce lo hanno comunicato il 5 dicembre, ragazza andò dai nonni'

Condividi
L'ambasciata della Corea del Nord a Roma, il 5 dicembre 2018, ha informato la Farnesina che l'ex incaricato d'affari Jo Song Gil e la moglie avevano lasciato l'ambasciata il 10 novembre e che la figlia, avendo richiesto di rientrare nel suo paese dai nonni, vi aveva fatto rientro, il 14 novembre 2018, accompagnata da personale femminile dell'ambasciata.

Lo rende noto il Ministero degli Esteri in una nota, specificando di "non disporre di alcuna altra informazione sulla vicenda.

La Farnesina in una nota ha precisato quanto segue, a seguito delle domande di chiarimento sulla vicenda dell'ex incaricato d'affari nordcoreano in Italia, Jo Song Gil.

Il 3 gennaio scorso la Farnesina aveva già reso noto di aver ricevuto per via diplomatica dall'ambasciata della Corea del Nord a Roma la comunicazione relativa all'avvicendamento del funzionario presso l'ambasciata stessa. La Farnesina ha ricevuto due note formali al riguardo. la prima, datata 20 novembre 2018, con la quale veniva data notizia dell'assunzione delle funzioni di incaricato d'affari a Roma da parte del signor Kim Chon.

La seconda, datata 5 dicembre 2018, con la quale si informava che l'ex incaricato d'affari Jo Song Gil e la moglie avevano lasciato l'ambasciata il 10 novembre e che la figlia, avendo richiesto di rientrare nel suo paese dai nonni, vi aveva fatto rientro, il 14 novembre 2018, accompagnata da personale femminile dell'ambasciata. La Farnesina non dispone di alcuna altra informazione sulla vicenda.
 
Rimpatrio forzato? 
La nota della Farnesina giunge dopo la diffusione di notizie relative ad un rimpatrio descritto precedentemente come 'forzato' della figlia 17enne dell'ex ambasciatore nord-coreano a Roma Jo Song-gil, di cui si sono perse le tracce dopo la probabile diserzione dal regime di Kim Jong-Un.

La diciassettenne, secondo quelle notizie, sarebbe stata prelevata con un blitz a Roma a novembre e riportata a Pyongyang. La studentessa non era riuscita a unirsi ai genitori nella fuga ed era stata rimpatriata a forza, secondo quanto riferito da Seul dall'ex vice ambasciatore nord-coreano a Londra, Thae Yong-ho, che aveva a sua volta disertato nel 2016, citato dall'agenzia di stampa sud-coreana Yonhap. 

La ragazza "è stata rimpatriata a Pyongyang con la forza dall'Italia, dopo che il padre diplomatico è scomparso a novembre in un apparente tentativo di chiedere asilo", aveva affermato l'ex diplomatico spiegando che fonti interne gli hanno riferito che la ragazza si trova "sotto la custodia" delle autorità nord-coreane. "Non so per certo quanti figli Jo avesse", ha aggiunto, "ma quella che stava in Italia è stata rimandata in Corea del Nord. Jo, al momento, è con sua moglie". Il pericolo di rappresaglie sulla figlia, ha proseguito Thae Yong-ho, è il motivo per cui non ha rinnovato l'invito all'ex ambasciatore a Roma (con cui aveva lavorato al ministero degli Esteri) a raggiungere la Corea del Sud, meta tradizionale per i disertori nord-coreani. La punizione che tocca ai familiari di chi ha disertato in Corea del Sud è peggiore di quella di chi sceglie un altro Paese per la fuga. Jo Sing-Gil, 47 anni, che parla un buon italiano, è sparito nel nulla a novembre insieme alla moglie, un anno dopo la nomina a incaricato d'affari a Roma per rimpiazzare il suo predecessore Mun Jong-Nam espulso dall'Italia per protesta contro gli esperimenti missilistici di Kim.

Secondo fonti di Seul, si troverebbe sotto la protezione di servizi segreti occidentali in attesa di ottenere asilo negli Stati Uniti. Della figlia, che studiava a Roma, non si sapeva nulla. Non è chiaro se Jo Sing-Gil avesse pianificato la sua diserzione o se lo abbia deciso dopo essere stato richiamato in patria, temendo di finire vittima di una delle tante epurazioni del regime. Di certo era considerato un elemento fidato: anche suo padre e suo suocero erano ambasciatori e gli era stato concesso di portare a Roma i familiari che di solito vengono trattenuti in patria per tutelarsi dal rischio diserzioni. Jo era tornato in Italia con un nuovo mandato diplomatico a maggio del 2015, divenendo incaricato d'affari e quindi reggente della sede fino a novembre 2018, a seguito dell'espulsione dell'ambasciatore Mun Jong-nam a ottobre 2017 in risposta al sesto test nucleare fatto dal Nord appena un mese prima.

Un think tank sudcoreano stima che solo nel 2018 solo nel 2018 Pyongyang abbia silurato oltre 50 alti funzionari contrari alla linea della distensione con gli Stati Uniti. 

M5S, Spadoni: Salvini riferisca in Aula
"L'Intelligence nord coreana ha sequestrato su suolo italiano la figlia dell'ambasciatore JoSong-Gil? Episodio gravissimo. Matteo Salvini venga a riferire in aula quanto prima". Lo scrive in un tweet la vice presidente della Camera M5S Maria Edera Spadoni

Di Stefano: fatto grave, chi ha sbagliato paghi
"La storia di Jo Song-gil e di sua figlia, rapita dall'intelligence nordcoreana in Italia, se confermata, sarebbe un caso di una gravità inaudita. Quando avvenne una cosa simile, il caso Shalabayeva, andai direttamente in Kazakistan per incontrarla e capire cosa fosse accaduto e appurammo responsabilità dirette dell'allora Ministro dell'Interno Alfano. Chi ha responsabilità pagherà, statene certi". Lo scrive su Fb il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano.

Moavero: verifiche sul rimpatrio
"Sulla vicenda della figlia dell'ex ambasciatore nordcoreano a Roma, Jo Song-gil, la Farnesina "sta facendo in queste ore le verifiche necessarie". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi.  "La Farnesina sta seguendo la vicenda da quando uscì tempo fa la notizia", ha detto Moavero alla Luiss a margine della presentazione del Master in "Fashion Law". "Insieme ai servizi competenti per queste vicende delicate", ha proseguito "stiamo normalmente portando avanti quelle che diventano le linee politiche nazionali rispetto a una questione di questo tipo, poi se ne trarranno le debite conclusioni".

Fratoianni: Salvini e Moavero riferiscano in Aula
"Il governo, il ministro degli AffariEsteri, il Ministro dell'Interno, che capisco impegnato neld enunciare tutti i giorni il pericolosissimo rischio dell' arrivodi qualche Ong sulle nostre coste, vengano a riferire senza indugio in Aula su cosa sia effettivamente accaduto" con la questione della figlia dell'ambasciatore della Corea del Nord". Lo afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, intervenendo a nome di Liberi e Uguali nell' Aula diMontecitorio.
Condividi