ITALIA

Il documentario sul campo d'internamento per ebrei che pochi conoscono

Ferramonti, il campo 'sospeso'

Realizzato da un gruppo di giovani appassionati e quasi tutto autofinanziato, il film documentario vuol far conoscere la storia di Ferramonti di Tarsia, città nel Cosentino, dove tra il giugno e il settembre 1940, fu realizzato, per volere del regime fascista, un campo di internamento per ebrei. L'intervista al regista del film, Cristian Calabretta

Ferramonti, il campo sospeso (locandina del documentario)
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di Cristina Raschio In pochi lo sanno. Ma in Italia, nel profondo Sud calabrese, a Ferramonti di Tarsia, esisteva un campo di concentramento per ebrei realizzato per volere del regime fascista tra il giugno e il settembre 1940. Fu il più grande mai costruito nel nostro Paese all'indomani dell'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale: qui vennero rinchiusi ebrei, apolidi e slavi. Un campo di internamento 'sospeso'. Sospeso di certo non nella memoria di chi ha vissuto quell'esperienza drammatica, ma nel ricordo contemporaneo e sui libri di storia.

Ferramonti non fu un campo di sterminio, ma di internamento, un luogo di prigionia in cui furono rinchiusi più di 2mila ebrei. Il campo fu liberato dagli inglesi nel settembre del 1943, ma molti ex-internati vi rimasero anche negli anni successivi. Fu ufficialmente chiuso solo l'11 dicembre 1945. Per ricordare quel campo, quel campo dimenticato, ma che è esistito e di cui ora rimane solo più qualche baracca, è stato realizzato un documentario che il suo regista, Cristian Calabretta, ha intitolato "Ferramonti, il campo sospeso". Rainews.it lo ha intervistato in occasione della Giornata della Memoria e ha chiesto un commento a Leone Paserman, presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma.

"I grandi storici non si sono mai occupati di Ferramonti"
Calabretta, perché Ferramonti è un campo 'sospeso' ? "E' un luogo che storicamente ha una certa rilevanza, ma che purtroppo non trova una vera e propria collocazione. Di qui il termine di campo sospeso. Di fatto, i grandi storici non si sono mai preoccupati di questa vicenda. E' conosciuto dalla comunità ebraica, in Italia sono stati scritti anche dei libri, ma su quelli di storia non trova una collocazione". 

"Documentario costato circa 60mila euro, autoprodotto e autofinanziato"
Il film documentario è stato realizzato da 10-15 persone, quasi tutti ragazzi giovani con una grande passione per la storia. "Il film - afferma Calabretta - non ha ricevuto sostegno finanziario se non il contributo della comunità ebraica e del museo della Shoah di Roma. Il progetto totale è stato realizzato in 2 anni e mezzo con una spesa di circa 60mila euro, quasi tutto autofinanziato e autoprodotto". 

"A marzo la proiezione del documentario in Parlamento"
Il film è stato proiettato pochi mesi fa a Roma in Campidoglio alla presenza del ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge. "Verso la metà di marzo - ha detto il regista Calabretta - sarà proiettato anche in Parlamento, alla Camera dei deputati: una bella soddisfazione". "Oggi è la Giornata della memoria - ha aggiunto - è giusto ricordare, ma anche far conoscere questa storia. Quando ho terminato il lavoro volevo incuriosire, far sì che le persone, soprattutto i giovani, si informassero, conoscessero quello che è successo". 

"Io non credo nel domani, perché non me ne hanno dato l'opportunità". E' il senso di annullamento che emerge subito dal trailer del documentario. Il film è stato realizzato attraverso le interviste ai sopravvissuti, ebrei e oppositori politici che hanno vissuto quell'esperienza drammatica, e anche grazie a immagini di repertorio come la visita di Mussolini in Calabria e alla ricostruzione in 3D del campo di concentramento.


 
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