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CULTURA

Il film: The Special Need

30 anni autistico: viaggio in camper alla ricerca della prima ragazza

Il regista, Carlo Zoratti, parte in camper per accompagnare il suo amico Enea, autistico, alla scoperta della propria sessualità. Un viaggio che li cambia entrambi, un film in 70 sale italiane per la giornata dell'autismo

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di Veronica FernandesRoma Quindici anni fa Enea Garbin ha incontrato il migliore amico che potesse trovare, Carlo Zoratti. Hanno la stessa età, 32 anni, e lo stesso mondo dentro che vorrebbe esplodere fuori: insieme a gli amici e magari "alla morosa", per usare le parole di Carlo. La differenza, però, è che Enea è autistico e questo, per anni, ha messo il silenziatore a una parte di lui, compresa quella del sesso vissuto con una donna. Finchè, complice un incontro alla fermata dell'autobus numero 11 a Udine, è Carlo ha notato che gli era cresciuta la barba. Da lì al film The Special Need, che racconta il suo viaggio in camper "alla ricerca di una morosa", il passo è stato brevissimo. 

Dalla barba al film
Carlo Zoratti, infatti, prima di essere il regista del film è un amico di Enea. Si conoscono da anni ma si era persi di vista finchè, aspettando l'autobus, non ha un'epifania: "Quel giorno ho visto che gli cresceva la barba e per la prima volta mi sono reso conto che Enea era un uomo, non un eterno bambino, aveva trent'anni, come me". Carlo si sente in colpa, a quel punto: "Pensandolo come un bambino mi sembrava di averlo privato della dignità di uomo adulto e in più non lo avevo mai aiutato a cercarsi una morosa, cosa che normalmente si fa con gli amici".

Bruna, dobbiamo raccontarlo
Quando decide di rimediare, Carlo ne parla con la madre di Enea, Bruna. E scopre che anche per lei è una "prima volta": non aveva mai affrontato l'argomento da quel punto di vista, non sapeva come fare ma voleva, ovviamente, che Enea non si perdesse nulla della vita. "Bruna - le dice Carlo alla fine - io lo aiuto a trovare la morosa ma dobbiamo raccontarlo, cos' altre mamme non si troveranno nella stessa tua situazione". E il film parte, con Enea felice di uscire dalla routine e di partire per un viaggio, con tanto di ruolo di protagonista.

In Italia non si può
Per prima cosa cercano una prostituta che spiega a Carlo e Alex - il terzo uomo, scenografo e amico di entrambi - che non può aiutarli perchè Enea, in quanto autistico, è considerato come un minore. Quindi entrerebbero in gioco una serie di reati, dalla circonvenzione di incapace - per lei - allo sfruttamento delle prostituzione - per loro. E quindi vanno all'estero.

Austria, Germania e dibattito
Prima tappa, l'Austria, in camper. Lì trovano un bordello per disabili, come lo chiama Carlo, poi vanno in Germania, ed Enea si trova a frequentare una sorta di workshop di tre giorni. "Enea - racconta il regista - diventa padrone del suo destino". Lì, infatti, incontra un'assistente sessuale. Se per loro cambia un pezzettino di mondo, in Italia si apre un dibattito su questa figura e sulla sua funzione, nasce anche un comitato per promuovere una legge di iniziativa popolare che dia ai disabili questo diritto.

Enea ce la fa? Alla fine muoiono tutti e la colpa è del maggiordomo
E come va a finire? "Alla fine muoiono tutti e la colpa sembra essere del maggiordomo", ride Carlo che non vuole rivelare nulla per non fare lo spoiler. L'unica anticipazione, per chi non avesse visto il film, è che il finale è sorprendente e tornano a casa tutti cambiati, anche un po' malinconici, dopo un viaggio fatto di risate e aneddoti on the road: "Rientramo non da vincitori ma con tante perplessità, spiega Carlo mentre si prepara alla presentazione del film per la giornata dell'Autisimo, a Milano, al cinema Anteo, con una sessione di domande e risposte che sarà in diretta in 70 sale di tutta Italia (sul sito ufficiale tutte le informazioni).

Enea ce l'ha la morosa, adesso?
Ancora no, ma si sente più sicuro dopo il film. Continua a provarci con la ragazza del corso di teatro - a cui l'ha introdotto Alex - ma ancora nulla di fatto. E' cambiato, in questo, "è più sicuro, l'ho visto anche appoggiarsi al tavolo con una posa da imprenditore che prima non aveva", scherza Carlo. La popolarità, poi, gli è piaciuta, anche gli striscioni che l'hanno accolto - e che si vedono qui sulla pagina Facebook del film - dopo la partecipazione a Che Tempo Che Fa.

Il regista: sono cambiato, come un pacchetto di cracker schiacciato
E lui, da regista e amico, come è cambiato? La riposta che arriva è un'immagine che rende l'idea perfettamente: "Mi sento più complesso, immagina di avere schiacciato un pacchetto di crackers, il contenuto è lo stesso ma i pezzi sono molti di più". E' l'effetto di un film difficile da girare: "Vivevo un conflitto etico costante, come amico volevo proteggerlo e come regista volevo raccontare la sua storia - spiega - mi ha fatto male, girare alcune scene, mi facevo violenza perchè non volevo riprenderle ma sapevo che dovevo farlo per chi avrebbe visto il film". 
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