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CULTURA

Ha proposto una nuova visione della teoria dell'arte contemporanea

Filosofi. È morto Mario Perniola, rinnovatore degli studi di estetica

Mario Perniola (Ansa)
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Addio al filosofo Mario Perniola, morto stamani nella sua casa romana a 76 anni: è stato uno dei maggiori protagonisti del rinnovamento degli studi di estetica e della teoria dell'arte contemporanea. Ha insegnato estetica come professore
ordinario all'Università degli studi di Roma Tor Vergata, dove ha fondato il Centro studi e documentazione Linguaggio e Pensiero e la rivista di studi culturali e di estetica "Ágalma".

Autore di numerosi saggi, tra le sue opere figurano: "Il metaromanzo" (Silva, 1966); "L'alienazione artistica" (Mursia, 1971); "Georges Bataille e il negativo" (Feltrinelli, 1977); "La società dei simulacri" (Cappelli, 1980); "Dopo Heidegger. Filosofia ed organizzazione della cultura"" (Feltrinelli, 1982); "Transiti. Come si va dallo stesso allo stesso" (Cappelli, 1988); "Presa diretta. Estetica e politica" (Cluva, 1986); "Enigmi. Il momento egizio nella società e nell'arte" (Costa & Nolan, 1990); "Del sentire" (Einaudi, 1991); "Più che sacro, più che profano" (Mimesis, 1992); "Il sex appeal dell'inorganico" (Einaudi, 1994).

Nato ad Asti il 20 maggio 1941, Mario Perniola si è laureato in filosofia all'Università di Torino sotto la guida di Luigi Pareyson e dove incontra Gianni Vattimo e Umberto Eco. Dal 1966 al 1969 è stato in stretto contatto con il movimento d'avanguardia "Internazionale Situazionista", fondato dal francese Guy Debord con il quale ha intrattenuto un lungo legame di amicizia e di confronto teorico. Nel 1968 si trasferisce a Roma. Professore di estetica all'Università di Salerno dal 1970 al 1983, successivamente diviene titolare della stessa cattedra all'Università di Roma "Tor Vergata". È stato professore invitato in molte università straniere e centri di ricerca, in Francia, Danimarca, Brasile, Canada, Giappone, Usa e Australia.

Tra i primi lavori di Perniola figura il volume "Il Metaromanzo" (Silva 1966), nel quale studia il fenomeno della autoreferenzialità in molti scrittori del Novecento. A partire dal 1966 Perniola è testimone e partecipe delle prime manifestazioni della contestazione studentesca in Europa, criticando in convegni in atenei francesi l'arte del Surrealismo. Successivamente incontra il Situazionismo, di cui scrive la storia in "I situazionisti" (1972, ripubblicato da Castelvecchi nel 1998 e nel 2005).

L'opera principale di questa fase del suo pensiero è "L'alienazione artistica" (Mursia, 1971), che studia il rapporto tra arte ed economia nell'Antica Grecia e nel Rinascimento, individuando in questi momenti le origini dell'alienazione della creatività che caratterizza la società borghese e capitalistica. Dal 1975 al 1977 Perniola collabora alla rivista "L'Erba Voglio" diretta dallo psicoanalista Elvio Fachinelli. Chiude questa fase il volume Bataille e il negativo (Feltrinelli, 1977), in cui il negativo è considerato il motore della storia e della letteratura.

Con il volume "La società dei simulacri" (Cappelli, 1980) inizia un'altra fase del pensiero di Perniola, il quale usa il termine di "simulacro" per intendere ciò che va al di là del vero e del falso, ed perciò è più prossimo al gioco, all'arte e alla cultura, che alla metafisica, all'etica e alle ideologie politiche. Perniola è perciò estraneo e addirittura polemico nei confronti del postmodernismo, specie nell'uso che la parola assume in Italia, come sinonimo di falsità ed inganno. Ne è prova la polemica che lo oppone a Gianni Vattimo e alla sua teoria nichilistica del "pensiero debole".
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