CULTURA

Ministro e presidente di Big G parlano di futuro digitale

Google, beni culturali e l'Italia che verrà

La cultura va lasciata fuori dalle logiche di mercato, ha detto il ministro Dario Franceschini all'incontro pubblico con il presidente di Google, Eric Schmidt. Che vorrebbe più informatica nella scuola italiana  

Il ministro dei Beni culturali e turismo Dario Franceschini e il presidente di Google Eric Schmidt
Condividi
di Celia GuimaraesRoma "La cultura non può essere consegnata alle logiche di mercato", ha detto il ministro per i beni culturali e il turismo, Dario Franceschini, in un dibattito con il presidente di Google, Eric Schmidt.  

Un incontro pubblico nell'Aula magna della Facoltà di Architettura a Valle Giulia, incentrato sul turismo e l'economia digitale. Moderatore il giornalista Luca De Biase, che ha parlato di un "incontro enorme tra il ministero economicamente più importante, quello della cultura", e il presidente di Google, "che è una sorta di capo di Stato extraterritoriale".  

Ossigeno al posto del petrolio
Secondo Franceschini, la cultura e il turismo non sono il petrolio del Paese ma l'ossigeno, che lo fa respirare. "Un prodotto - ha spiegato il ministro - può essere di grande valore culturale ma non essere redditizio, e quindi occorre mettere confini fra ciò che si fa al servizio dell'umanità e ciò che si fa per profitto. La cultura è un servizio". Franceschini ha però "aperto" alla possibilita' di collaborazione con il gigante del web, ad esempio "digitalizzando tutto il patrimonio artistico-monumentale italiano, magari in 3D".  "Questi terreni di collaborazione si possono trovare, sottraendoli però a logiche di mercato" ha ribadito.


Informatica versus storia medievale
Eric Schmidt ha riconosciuto il grande valore dell'Italia, Paese che ha come eredità più importante il suo popolo e, al secondo posto, la sua arte. Ma non ha mancato di sottolineare che  "il sistema educativo italiano non forma persone adatte al nuovo mondo" ed ha auspicato un "cambiamento nel sistema di istruzione italiano", portando l'esempio del suo Paese, gli Usa, dove "in tutte le scuole si insegna informatica".

Franceschini, pur ammettendo il ritardo italiano nel settore digitale, ha messo in guardia dal rischio della globalizzazione delle competenze: "in ogni Paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano ad esempio potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica".
Condividi