Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/free-software-foundation-compie-30-anni-intervista-alessandro-rubini-vice-presidente-fsf-europe-7897992e-bd42-4793-b670-08a1eab34d18.html | rainews/media/ | (none)
TECH

Software libero

I 30 anni della Free Software Foundation

La FSF (Free Software Foundation) il 4 ottobre compie 30 anni. In programma a Boston e Berlino per sabato 3 ottobre diversi eventi. Ma cos'è e cosa fa la FSF negli Usa? Quali sono i progetti della FSF Europe? Intervista ad Alessandro Rubini, vicepresidente della Fondazione in Europa

Alessandro Rubini, vice presidente Free Software Foundation Europe
Condividi
Oggi Linux (Android) è diffuso in tutto il mondo. Tanti usano dispositivi senza chiedersi come funzionano, altri sono a conoscenza di come girano i sistemi alla base della moderna comunicazione. L’aggancio per parlare di free software partendo da Android e Linux è necessario per comprendere la portata enorme di una discussione che affronti il tema del software in generale, e del software rilasciato con licenze GNU/GPL, perché sono cose inventate dalla FSF. Ma non tutti lo sanno. È corretto?
Si, è corretto. Il movimento del software libero nasce dall'iniziativa di Richard Stallman, che ha poi fondato la Free Software Foundation come realtà legale che curi gli interessi di sviluppatori e utenti di software libero. La licenza GNU/GPL, redatta dalla FSF, è quella che si è imposta come riferimento per sfruttare il diritto d'autore come strumento di per cedere diritti invece che recintare un'esclusiva. La versione 2 della GPL, del 1991, è quella adottata anche dal kernel Linux, anche se Linus Torvalds e altri autori di Linux non abbracciano completamente la linea politica di FSF.
Una caratteristica importante delle licenze di software libero è che non pregiudicano l'uso commerciale del codice, motivo per cui Linux e altri pacchetti si trovano all'interno dei telefoni cellulari; ma anche MacOSX (e iOS) sono basati su un sistema libero, FreeBSD, anche se la licenza adottata da FreeBSD è di tipo diverso.
Per queste e altre ragioni, non è azzardato oggi dire che il software libero è alla base di tutta la nostra struttura informatica.

Perché la campagna Libera il tuo Android: cosa sono Replicant e Cyanogenmod e perché installare queste ROM ?
Sono due pacchetti software completi che si possono installare su alcuni modelli di telefono (non tutti purtroppo), al posto della versione predefinita di Android.  La loro caratteristica è che si tratta integralmente di software libero; l'utente è quindi garantito rispetto a politiche predatorie o invasive della privacy da parte del "padrone" del sistema operativo. Si tratta però ancora di un fenomeno abbastanza di nicchia: la base commerciale di chi ci lavora è limitata e non ne permette la promozione su larga scala; ma l'offerta può crescere solo se c'è domanda, perciò spero che la situazione migliori nel tempo.
Ma non serve convertire completamente il proprio telefono per godere dei vantaggi del software libero. Molte applicazioni sono disponibili su f-droid.org ("f" come "free") e si possono installare anche senza rimpiazzare completamente il software nel telefono, per esempio l'applicazione OsmAnd usa il database di Open Street Map per la navigazione anche offline rispettando la privacy degli utenti.
Ovviamente si può contribuire, sia all'appllicazione sia alla base cartografica, e per i ciclisti è già attivabile la mappa delle fontanelle.

Lei è stato eletto vicepresidente della FSF Europe da pochi giorni: quali sono le attività comuni e le differenze con la FSF di Boston fondata da Richard Stallman?
Entrambe le organizzazioni promuovono il software libero. Le differenze dipendono principalmente dal diverso contesto culturale; in Europa normalmente le associazioni hanno una struttura più democratica e cercano di avere soci numerosi alla base, inoltre siamo più propensi a parlare con le forze politiche di tutti i colori mentre negli Stati Uniti, forse a causa del bipartitismo spinto, gli attivisti normalmente preferiscono non avere relazioni con la politica.

C’è una legge in Italia che impone alla P.a. di prediligere software Libero ove possibile:  essa viene attesa o disattesa? C’è un caso recente di adozione da parte della Difesa di LibreOffice 
Normalmente viene disattesa, perché difficilmente chi sceglie l'azienda monopolista in un settore può essere redarguito, comunque vadano le cose. Chi invece segue le indicazione del nostro Codice dell'Amministrazione Digitale, a favore dell'indipendenza dell'Amministrazione Pubblica e della nostra bilancia dei pagamenti viene spesso additato come responsabile in caso di problemi anche minori. Fare mosse controcorrente non è mai facile; il problema del software libero è culturale: solo quando si comprende che la conoscenza è una ricchezza distribuita e che le stesse soluzioni possono venire da fornitori diversi, anche dove i pezzi più grossi hanno la voce più forte, ci potrà essere la vera concorrenza sul lato tecnico e sociale delle scelte.
La ratifica col Ministero della Difesa è un passo importante, perché si tratta della scelta giusta per il Paese, in quanto accompagnata da un'attività di formazione per le persone già abituate ad altri sistemi. Non si tratta della prima Pubblica Amministrazione italiana ad usare LibreOffice ma certamente è la prima migrazione massiccia a livello nazionale.
 
Oltre al Free Software si parla anche adesso di Open Hardware (vd. Arduino). Quanto dell’industria in Europa ed in Italia si dedica a questo tema?
Credo che Arduino sia una realtà molto valida a livello didattico, perché insieme ad altri sistemi di automazione basati su software e hardware libero hanno un po' fatto rinascere l'elettronica amatoriale e soddisfare la voglia di conoscenza nel settore.  A livello industriale è però trascurabile.
Ma l'hardware libero non è solo Arduino: ci sono varie realtà che stanno facendo veramente tanto per il progresso tecnologico globale.
Molti centri di ricerca pubblicano, per mandato, tutto quello che realizzano all'interno, con forti ricadute sull'industria.
Sto pensando per esempio al CERN, che ha redatto una delle licenze di diritto d'autore più usate nel settore, ma anche ad altri centri. Un gruppo di ricercatori di Berkeley ha realizzato un nuovo processore, RISC V, di cui iniziano ad essere disponibili realizzazioni come chip fisico, oltre a varie implementazioni per logica programmabile; ed è tutto hardware libero. Ogni anno si tiene una conferenza europea su questo argomento (quest'anno il 9-11 Ottobre a Ginevra) e le realizzazioni presentate in quella sede sono davvero notevoli. Certo, anche qui si tratta di realtà che operano con margini ridotti e non hanno la forza pubblicitaria di chi ha numeri tali da formare l'opinione pubblica e fare lobbismo a livello politico.
Anche qui, quindi, c'è tutto un mondo che si sta muovendo e ci sono grosse possibilità di sviluppo e innovazione, ma per ora all'insaputa di molti dei potenziali utenti.
 
Un mondo connesso dai social network: la FSF ha fatto un appello per non aderire a Facebook: lei lo condivide? Esistono alternative ai social network maggiori?
Personalmente credo che ogni mezzo di comunicazione abbia i suoi difetti, ma in quanto mezzo di comunicazione non può essere completamente negativo. Non pratico social network perché non li ritengo un uso proficuo del mio tempo dopo aver provato in forma pseudonima per capire come funziona, ma non escludo di cambiare idea.
Ci sono, comunque, alternative alle proposte più note, ma non hanno possibilità di successo finchè tutti i media, anche quelli pubblici come la RAI, continuano a pubblicizzare Facebook e Twitter (e mi duole chiamarli per nome).
Ma tute le reti sociali godono del cosiddetto "effetto rete" (appunto): più ci sono utenti e più utenti sono incentivati a entrare. Quello che davvero serve è una serie di protocolli standard tramite cui interagire, un po' come la posta elettronica, per la quale posso scegliere il mio fornitore di servizi tra tanti, ma anche XMPP, IRC e altri ancora meno noti, come GNU Social, un tentativo di social network federato invece che centralizzato. Ma uno dei problemi di questi sistemi è la sostenibilità: i grandi offrono servizi gratuiti che paghiamo con i nostri dati e il nostro guardare la pubblicità che ci viene regalata; i piccoli, se attenti alla privacy, devono trovare altre fonti di sostentamento.

Stallman sta a FSF come Torvalds sta a Linux?
Si: ognuno fondatore della sua realtà. Ricordo però che Linux è solo il kernel, il nucleo, del sistema operativo. Un sistema completo contiene molto di più, in cui una parte è stata scritta da Stallman stesso.
 
Avete contributi pubblici nella FSF Europa?
No. Siamo un'organizzazione autonoma, ci sosteniamo grazie alle quote dei sostenitori e le donazioni di aziende di settore, oltre alla vendita di gadget, principalmente magliette. In passato abbiamo partecipato a bandi europei in consorzi di imprese, per lavorare su progetti specifici relativi alla diffusione di realizzazioni tecniche libere.
 
Siete volontari, nella FSF; quanti in Italia?
Nessuno a tempo pieno. Un centinaio di sostenitori iscritti e un gruppo di lavoro di una decina di persone per coordinare le attività, seguire gli aspetti legali del diritto d'autore e altre cose a supporto delle iniziative per la libertà della conoscenza.
Ma il movimento del software libero non è solo FSFE: in Italia ci sono più di cento gruppi locali attivi nella promozione del software libero, un'associazione che gestisce linux.it e coordina alcune attività nazionali, altre realtà parallele che lavorano per la condivisione della conoscenza, da Open Stree Map al Coder Dojo, da Wikimedia a Libre Italia.

Se non ci fossero stati Android e i telefonini Linux-like, i sistemi Free Software in generale oggi sarebbero solo di nicchia? Ci può descrivere che scenario ci sarebbe oggi anche in riguardo alle dimensioni della comunità di sviluppatori di software libero?
Il mondo industriale, che preferisce i passi avanti ai passi indietro, usa massicciamente GNU/Linux da anni. Recentemente un cliente mi ha detto che l'80% dei sistemi di telecomunicazione sono macchine Linux.
Quindi si, una nicchia, ma quella produttiva. Anche il "cloud", promosso come la soluzione di tutti i mali, altro non è che un gruppo di computer altrui, che nella quasi totalità fanno girare software libero. Chiaramente i controllori non vogliono che i controllati lo sappiano. Io scelgo l'informatica del controllore, anche se l'Amministrazione Pubblica mi chiede il curriculum in "formato punto doc".

La sua vita professionale e sociale?
Uso esclusivamente software libero dal 1995, sono ingegnere elettronico e mi occupo di informatica industriale in aziende e centri di ricerca, italiani e stranieri. Ho insegnato "Sistemi Linux Real-Time" come professore a contratto per alcuni anni. Con comPVter, un'associazione di Pavia, stiamo aprendo "Zanshin Tech", una palestra di autodifesa digitale per ragazzi nata a Genova negli ultimi due anni. Ho ancora il fazzolettone al collo.
Condividi