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MONDO

Dal Sud America all'Europa

In fuga dal Venezuela: la vita ricomincia da capo in Italia

La crisi politica e umanitaria ha distrutto il Paese, una volta tra i più prosperi dell'America Latina. Un dato su tutti: oltre 10 mila bambini - dicono alcune statistiche - sono morti prima di compiere un anno per mancanza di cibo e medicine. Decimata dagli stenti e dal carcere l'opposizione democratica continua a resistere, sforzi ora premiati dal Premio Sakharov del Parlamento Europeo, tradizionalmente assegnato a personalità o istituzioni che si battono per i diritti umani e per la promozione della pace

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di Veronica Fernandes Un tempo terra di approdo degli italiani che lì mettevano le basi per una nuova vita, il Venezuela di oggi è un Paese allo stremo: scappa chiunque riesca a trovare i soldi per comprare un biglietto aereo - carissimo a causa di un'inflazione che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, ha superato il 700%. Oltre la metà della popolazione è alla fame: i supermercati sono vuoti, gli ospedali paralizzati, sia il cibo che le medicine ormai si trovano solo al mercato nero. Peggio: secondo un dossier Caritas una famiglia su 12 sopravvive solo grazie agli avanzi dei ristoranti o dei vicini. 

Chi arriva in Italia
Le mete principali dei venezuelani che lasciano la loro patria sono altri Paesi dell'America Latina, dalla Colombia all'Argentina. In Europa si arriva soprattutto in Spagna - per la diaspora numerosissima e per contiguità linguistica - ma anche in Italia la comunità venezuelana sta vedendo aumentare, loro malgrado, il numero dei suoi membri. Chi è qui da anni si fa in quattro per accogliere chi è costretto a ricominciare da capo come Richard Masa - che ha chiesto la protezione internazionale a Roma dopo che in Venezuela è stato minacciato di morte - Wuilfredo Peinado - che lavora giorno e notte per far arrivare anche la moglie e la figlia - e i pensionati a cui Caracas non eroga la pensione, costringendoli a cercare lavoro da anziani o a farsi mantenere dalla famiglia.

                                                                                        

Oliver, ex militare: "Ho lasciato l'esercito, non volevo uccidere il mio popolo"
Roma è anche la meta di Oliver León Londero. Da bambino ammirava i militari che aiutavano il popolo e voleva diventare come loro. Da ragazzo passa le selezioni, difficilissime, entra nell'esercito e inizia la sua carriera: realizza il suo sogno, lavora duro ma è soddisfatto. Poi iniziano gli scontri e viene mandato come infiltrato nelle manifestazioni: partecipa alle proteste vestito come i suoi coetanei che combattono Maduro, ma il suo compito è identificarli e farli arrestare. Nei giorni più duri degli scontri si rende conto che non vuole essere parte di un esercito che reprime con violenza la popolazione che chiede la libertà, che non vuole stare dalla parte dei torturatori. Quando dà l'addio al corpo militare sa che è ormai una corsa contro il tempo: per sopravvivere deve lasciare il Venezuela. In quattro giorni è in aeroporto, pronto a ricominciare da capo nel Paese da cui decenni fa è partito suo nonno: come lui, vuole solo un'opportunità. Da qualche mese lavora in un ristorante colombiano, dal Venezuela gli hanno mandato un messaggio chiaro - sappiamo dove sei, con la foto della vetrina - ma lui ha fiducia nel futuro e sogna il ritorno della democrazia. 

       

Il leader degli studenti Roderick Navarro: tra poco nuove proteste in strada
La comunità dei venezuelani in Italia, schierata quasi totalmente contro Maduro, ha organizzato una colletta per poter ospitare per qualche giorno uno dei leader della protesta studentesca, Roderick Navarro. A Roma per due giorni - al termine di un viaggio tra Europa e Nord America per ottenere il sostegno internazionale - annuncia che a breve riprenderanno le proteste di piazza.

       


 
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