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ITALIA

'Sono attuativi: parte adottati subito, parte dopo parere Camere'

Gentiloni: ok a decreti per carceri, obiettivo è ridurre recidiva

È un lavoro in progress - dice il presidente del Consiglio - alcuni sono stati adottati, altri lo saranno nelle prossime settimane, tenendo conto delle indicazioni del Parlamento. Antigone: occasione storica sprecata

Carceri (archivio Ansa)
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Con il via libera del Consiglio dei ministri ai tre decreti attuativi su minori, lavoro e giustizia riparativa, si è conclusa la fase preliminare della riforma sull'ordinamento delle carceri. Come ha sottolineato il premier Paolo Gentiloni, si tratta di un "lavoro in progress". Per essere completato l'iter ha bisogno di un altro Cdm, anche se siamo a fine legislatura. La riforma delle carceri è composta di 4 decreti, quello che rimane dovrebbe diventare definitivo entro l'insediamento delle nuove Camere.

Benefici legati a comportamento detenuti
A quanto si apprende, il ritardo nel via libera definitivo del Consiglio dei ministri al provvedimento che riforma l'ordinamento carcerario dipende dalla verifica in corso sull'accoglimento dei pareri. In particolare quello proveniente dal Senato presenterebbe un elemento di criticità, mentre quello della Camera è positivo. Sul testo pendono anche i pareri di Anm, Csm e avvocati. Il ministero della Giustizia è al lavoro per limare il testo e trovare un punto di equilibrio, un compromesso che permetta di accoglierli in parte, senza snaturare il provvedimento voluto dal governo. Il nodo sta nel fatto che la riforma non vincola l'accesso ai benefici (lavoro, misure alternative) al tipo di reato, ma al reale comportamento del detenuto. Fermo restando che ne restano esclusi i reati più gravi come mafia e terrorismo. Secondo le norme vigenti, invece, se si ha un titolo di reato meno grave, vi si accede in modo automatico e, se si è commesso un reato più grave, vi è l'esclusione automatica.

"Obiettivo ridurre la recidiva"
"Noi - ha sottolineato - lavoriamo con strumenti diversi, innanzitutto con l'obiettivo che il sistema carcerario contribuisca a ridurre notevolmente il tasso di recidiva da parte di chi è accusato o condannato per reati". È questo, ha detto ancora Gentiloni, "il filone che unisce diversi provvedimenti: abbiamo un rischio che questo sistema, se non ha delle correzioni credo utili in parte adottate oggi, in parte nei prossimi mesi, non sia sufficientemente efficace per ridurre la recidiva, quindi si continuino a generare comportamenti criminali anziché favorire il reinserimento nella società".

Antigone: sprecata un'occasione storica
"Siamo delusi. Speravamo che non vincessero la tattica e la preoccupazione elettorale. Oggi si è sprecata un'occasione storica per riformare le carceri italiane". Lo dichiara Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, il quale ricorda che "la legge che le governa risale al lontano 1975. Il Consiglio dei Ministri di stamattina poteva adeguarla alle esigenze del mondo attuale. Poteva allargare il campo delle misure alternative alla detenzione, la cui capacità di ridurre la recidiva e dunque di garantire maggiore sicurezza ai cittadini è ampiamente dimostrata. Poteva avvicinare la vita penitenziaria a quella esterna, come tutti gli organismi internazionali sui diritti umani raccomandano di fare. Poteva garantire una maggiore tutela del diritto alla salute fisica e psichica. Ha invece preferito farsi spaventare dall'avvicinarsi dell'appuntamento elettorale piuttosto che pensare alla tutela dei diritti dei detenuti". La "speranza" però "non è del tutto persa - aggiunge il presidente di Antigone - speriamo che anche dopo le elezioni le autorità vogliano portare a compimento una riforma storica. Il tempo tecnico c'è. I decreti, scritti da persone della massima competenza e supportati dagli Stati Generali dell'esecuzione penale, anche. Bisogna solamente avere la volontà politica di farlo".
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