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POLITICA

Quirinale

Giustizia, Mattarella: "Interpretazione norme non è creare arbitrariamente regole"

Il Capo dello Stato riceve i magistrati in tirocinio, no estemporaneità avventatezza. "Magistrati uccisi non eroi ma servitori rigorosi e coerenti", dice il presidente Mattarella

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"Interpretare e applicare le norme è un compito fisiologico per i magistrati, che va svolto avendo come sicuro riferimento i valori e i principi della Costituzione. Occorre, infatti, aver ben chiaro il confine che separa l'interpretazione della legge dall'arbitrio nella creazione della regola e dalla imprevedibilità della risposta di giustizia. Arbitrio e imprevedibilità che rischierebbero di minare in maniera seria la fiducia nell'ordine giudiziario e la sua credibilità".

Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale i magistrati ordinari in tirocinio nominati con decreto ministeriale del 12 febbraio 2019.

"La prevedibilità delle decisioni - ha sottolineato il Capo dello Stato - costituisce un'aspettativa più che legittima nelle società contemporanee, fondate sullo Stato di diritto. Al contempo la coerenza giurisprudenziale nell'interpretazione delle norme rinforza la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario, giacché dà attuazione al principio di uguaglianza dettato dall'articolo 3 della Costituzione, assicurando la parità di trattamento tra casi simili".

"L'evoluzione giurisprudenziale è un'esigenza ineludibile per la crescita della civiltà giuridica - un valore per l'ordinamento - ma essa - ha concluso Mattarella - deve essere il frutto di un percorso che richiede serietà nell'approfondimento e ponderazione nelle scelte: vi sono estranee estemporaneità e avventatezza".

"Magistrati uccisi non eroi ma servitori rigorosi e coerenti"
"La magistratura italiana ha pagato un contributo molto alto per assicurare la tutela delle istituzioni democratiche. Proprio quest'anno cade il quarantesimo anniversario dell'uccisione di Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Guido Galli, Mario Amato e Gaetano Costa ed il trentennale dell'omicidio di Rosario Livatino che hanno perso la vita a causa del loro impegno nel contrasto alla violenza terroristica e mafiosa. Non hanno deciso di essere eroi e non hanno interpretato la funzione giudiziaria come un compito volto ad acquisire meriti e riconoscimenti; hanno semplicemente scelto di svolgere la loro attività con coerenza e con rigorosa dedizione, avvertendone e difendendone l'alta dignità". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Paolo Borsellino - ha ricordato il Capo dello Stato - ebbe a dire: 'non ho mai chiesto di occuparmi di mafia, mi è capitato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale: la gente mi moriva attorno'. Il ricordo di queste grandi figure ha lo scopo di evocare lo stile esemplare del loro essere magistrati al servizio della giustizia e del Paese, senza aver ricercato notorietà: le figure esemplari sono quelle di coloro che si dedicano, con generosità e disinteresse personale, all'affermazione dei valori di libertà e di giustizia mettendo - talvolta anche consapevolmente - a rischio la propria vita".
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