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ECONOMIA

Il primo incontro in Italia alla stazione Termini di Roma

Un po' volontariato, un po' impresa...ecco i Global Shapers: daranno forma al mondo di domani

Giovani under 30, circa 3mila in tutto il mondo, selezionati dal World Economic Forum per fare da guida alle nuove generazioni nella scelta del loro futuro. Dicono di volere migliorare concretamente se stessi e quanto è intorno a loro. Il progetto più importante realizzato finora è "Powering Education", destinato alla diffusione di lampade ad energia rinnovabile nelle scuole del Kenya

Global Shapers
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di Carlotta Macerollo In una stazione grande e frenetica come Termini, a Roma, sono tante le persone che camminano, corrono, si incontrano e può succedere che si scambino punti di vista, opinioni, idee. Sarà per questo che i Global Shapers, la community nata da un'iniziativa del World Economic Forum, si sono incontrati proprio lì per il loro primo meeting tra le 5 piattaforme (loro li chiamano 'hub') italiane di Milano, Torino, Roma, Genova e Venezia. "Gli Shapers sono per noi una bella provocazione positiva: ci parlano di movimento, di non rimanere più fermi: siamo un Paese che ha bisogno insieme agli altri di iniziare a correre molto velocemente". Parola di Giovanni Lo Storto, direttore generale della Luiss, che ha ospitato l'incontro nello spazio del Luiss Enlabs. 

Chi sono i Global Shapers?
I Global Shapers sono una iniziativa lanciata dal Wef (World Economic Forum) nel 2011. Ad oggi sono 300 gruppi di giovani organizzati in hub nelle maggiori città del mondo. In tutto raggiungono le 3mila persone. "Lavoriamo su progetti di vario tipo con un impatto sociale per le comunità locali", spiega Mauro, 29 anni, di Padova che vive a Roma. "In Italia siamo circa 50 shapers con l'obiettivo di crescere fino a 100 entro la fine dell'anno. Siamo giovani dai profili più diversi che mettono a disposizione il loro tempo e la loro esperienza su iniziative a forte impatto sociale. Tutto rigorosamente gratis. Formalmente ci vediamo una volta al mese ma siamo in contatto tutti i giorni vista la mole di lavoro: almeno un paio di ore al giorno le dedichiamo al nostro 'secondo lavoro', perché l'impegno è davvero importante. Dal punto di vista finanziario siamo autogestiti, quindi totalmente indipendenti".

Gli Shapers: giovani che si occupano di arte e di cinema...
C'è Enrica, 26 anni, abita a New York ma fa parte dell'hub di Roma. "Studio storia dell'arte e ho fatto la consulente per Boston Consulting Group: faccio parte degli Shapers perché siamo persone che concretizzano i progetti. Abbiamo portato lampade in Africa per migliorare l'educazione dei giovani africani, abbiamo raccolto fondi per la Siria e faremo un progetto sulle periferie di Roma. Internet è fondamentale, se penso alle nostre domeniche pomeriggio: io sono a New York, alcuni sono a Ginevra, altri a Roma e riusciamo a concretizzare i nostri progetti". Per Camilla, 28 anni, di Torino, essere Global Shapers vuol dire concretamente dare un contributo per la sua città: "Sono una sostenitrice del think global, act local. Da questa esperienza mi aspetto di poter condividere il mio modo di vedere il futuro con altre pesone che la pensano come me e di mettere a disposizione il mio tempo per una cosa in cui credo. La rete dei Global Shapers dà la possibilità di far parte di un movimento, di una community internazionale che grazie al World Economic Forum, che ci ha accreditato a svolgere questo ruolo, ci permette di poter comunicare con tutto il mondo. Il World Economic Forum ha formato i Global Shapers per dare la possibilità a chi sarà la classe dirigente del futuro di collaborare".

...di ingegneria e di sport
Alessandro, dell'hub di Venezia, 28 anni: "Vivo a Milano e lavoro alla Boston Consulting Group. Avendo trascorso molti anni all'estero, ho pensato che fosse ora di tornare e dei Global Shapers mi piace il fatto che riescono a coniugare un network globale con un impatto locale. L'impegno da parte di tutti è molto importante, io dedico agli Shapers 10 ore a settimana, ovviamente lo facciamo tutti a lato del nostro lavoro, è un impegno. E' un'organizzazione no profit, quindi non veniamo retribuiti". Francesco, 31 anni, è il curatore dell'hub di Milano, è un imprenditore nel settore dello sport. "Ero alla ricerca di un orizzonte un po' più ampio e così mi sono approcciato ai Global Shapers: da loro ho guadagnato molto perché è un miglioramento continuo. Miglioriamo noi per poi poter offrire qualcosa di bello alla società - spiega Francesco - Diamo tanto spazio al dialogo e alla conversazione e i Global Shapers sono la perfetta fusione tra la partecipazione ad un movimento politico e un'attività di volontariato. Il benefit è quello di conoscersi e di migliorare, noi stessi e il mondo intorno a noi". Poi aggiunge: "La situazione in Ucraina ci sta molto a cuore perché ci sono hub anche lì e quelle persone le abbiamo conosciute e abbiamo potuto capire la situazione nel Paese un attimo prima che scoppiasse tutto forte come in questi giorni. Alcuni membri dell'hub ucraino sono di etnia russa quindi si trovano molto in difficoltà nel Paese al momento".

Progetti concreti
Il progetto più importante che finora hanno realizzato è il "Powering Education", portato avanti dall'hub di Roma e da quello di Nairobi, in Kenya, destinato alla diffusione di lampade ad energia rinnovabile nelle scuole. Gli enti interessati dal progetto pilota sono le scuole della regione rurale dell'Amboseli, in Kenya. Si tratta di sostituire le costosissime - e altamente inquinanti - lampade a kerosene con lampade solari, più economiche ed ecosostenibili, facilitando così l'accesso all'istruzione per centinaia di bambini e ragazzi attualmente costretti a chiudere i libri al tramonto. L'obiettivo è creare un circolo virtuoso che parta dall'istruzione primaria e faccia da catalizzatore allo sviluppo di intere regioni attualmente 'al buio'. Per questo progetto, gli Shapers hanno anche vinto un premio a Davos.
 
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