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Le reazioni alla decisione di non aggregare siti news spagnoli

Google News e il pasticcio del copyright europeo

Cambia la legge in Spagna, nasce la 'Google tax', la tassa dovuta da tutti gli aggregatori di notizie online. La conseguente decisione di Mountain View di 'spegnere' la pagina Google News Espana a partire dal 16 dicembre provoca molte reazioni. E una chiara richiesta da più parti: l'Unione europea deve decidere all'unisono le nuove norme sul copyright

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di Celia GuimaraesRoma "Una pagina nera è stata scritta per l'editoria online e riguarda tutti noi. Editori e lettori. La libertà di informare e quella di essere informati”, recita la lettera indirizzata all'Ue. Google News chiude in Spagna a partire dal prossimo 16 dicembre e le associazioni della stampa online assieme ad organizzazioni europee di editori hanno rivolto un appello al Commissario Gunther Oettinger, che ha competenze in materia di economia e digitale, perché chieda all’Ue “un intervento rapido al fine di scongiurare che altri governi nazionali appartenenti all'Unione, nel tentativo di agevolare il settore dell'editoria, non finiscano per legiferare ottenendo, come in Spagna, l'effetto contrario”. Il problema sembra essere derivato proprio dalla mancanza di unità d’azione e di intenti tra i Paesi Ue.

Il ministero: decisione di business
"La riforma del Copyright Act fornisce una base giuridica per la negoziazione tra le parti - aggregatori di contenuti, editori, giornalisti e fotografi", recita una nota ufficiale del Ministero della Cultura spagnolo, che ha replicato a Google, affermando che quella di sospendere il servizio News "è una scelta puramente aziendale, che risponde a una decisione di business".
Il Ministero, che presto emanerà i decreti attuativi, ha annunciato anche una consultazione a cui tutte le parti interessate potranno dare il proprio contributo e ha ribadito che gli utenti o le reti sociali sono esenti dal pagamento per l'utilizzo dei servizi o contenuti accessibili tramite link. La nuova legge spagnola, afferma ancora il Ministero, non ostacola la libertà di informazione, nel rispetto e tutela dei diritti di proprietà intellettuale degli autori.
Voluta dal governo spagnolo, che ha lavorato alla sua stesura nel corso del 2014, la Ley de Propriedad Intelectual riguarda internet e i suoi utenti, e introduce altre novità oltre alla cosiddetta “Google tax”, tra cui sanzioni per le pagine web che contengono link a siti pirata che consentono di scaricare e-book o documenti digitali coperti da diritti d'autore, portali per scaricare film e serie tv sia direttamente sia via torrent.
 
Copyright in salsa spagnola
La legge sulla proprietà intellettuale ('Ley de Propiedad Intelectual'), che entrerà in vigore in Spagna dal primo gennaio 2015 è stata approvata lo scorso 30 ottobre. Nel testo è previsto che il servizio di chi aggrega notizie e indirizza su siti che producono contenuti deve pagare i diritti d'autore, anche se non richiesti dai titolari e anche se sono riportati solamente titolo e sommario. La legge, quindi, riguarda tutti gli aggregatori di notizie ma tra le diverse regole introdotte ce n’è una detta 'Google Tax', con sanzioni fino a 600.000 euro per gli aggregatori che rimandano a contenuti di terzi.

Obbligo irrinunciabile
L'idea alla base della norma, passata al Senato spagnolo con 172 voti a favore (del Partito Popolare), 144 contrari e 3 astenuti, è che fornire link verso un sito di informazione o dare anteprime di notizie da parte degli aggregatori – come fa anche Google News - sia un valore che deve essere pagato. Un altro punto controverso della legge è la sua irrinunciabilità, che impedisce anche agli editori in quanto titolari dei contenuti di rinunciare al pagamento della tassa sul copyright.

Il caso tedesco
La Germania, che ha approvato una legge simile, riconosce però ai titolari l'opzione di rinunciare al pagamento dei diritti d’autore per l’aggregazione delle notizie.
Dal 2013 infatti, gli editori tedeschi possono vietare (ma non sono obbligati a farlo come in Spagna)  agli aggregatori di utilizzare i propri articoli, consentendo di visualizzarne solo il titolo. Google ha deciso in questo caso di rispettare la legge, ma per tutelarsi vuole dagli editori un permesso specifico, in modo da evitare azioni legali.

Le reazioni in Spagna
Dopo l'approvazione del testo da parte del governo di Madrid, il quotidiano 'Eldiario' ha scritto che "la Spagna è sconnessa", diventando l'unico Paese ad avere "una tassa per la condivisione di contenuti su Internet". Il web, ha sottolineato l'esperto di tecnologia spagnolo Antonio Delgado, "è riconosciuto dalle Nazioni Unite come diritto umano, Internet è una parte essenziale della conoscenza umana".

L'esperto: "Norma stupida"
L’esperto Carlo Piana (cofondatore di Array, studio legale dedicato alla consulenza e assistenza specialistica, anche giudiziale, nei campi delle Tecnologie dell’informazione, dei media e delle telecomunicazioni in Europa) non è affatto sorpreso dalla decisione di Google di chiudere News in Spagna.
"Devo dire che questa conseguenza l'avevano prevista in tanti, me compreso, sin da quando fu approvata una norma simile in Germania. Norma stupida: infatti molti si sono affrettati ad accordarsi con Google perché senza il traffico generato da Google News i loro già scarsi introiti erano crollati".
"La legge spagnola porta tale stupidità alla totale rimozione della libera concorrenza, perché non garantisce a nessuno di consentire di indicizzare e pubblicare liberamente la propria rassegna stampa, realizzando così un vero e proprio cartello imposto per legge".
"Pare proprio che gli editori dei giornali spagnoli siano accomunati alle major della musica e del cinema da una volontà autodistruttiva che fa loro chiedere al legislatore norme inutili, debordanti, ma soprattutto che distruggono l'accessibilità alla produzione artistica a danno del pubblico e degli operatori indipendenti”, ha concluso Piana.

L’Unione europea dov’è?
“Norme eccessivamente restrittive in un Paese possono avere forti implicazioni internazionali e impattare negativamente su un mercato, quello del digitale, che rappresenta un’importante opportunità di crescita per le aziende di tutti i settori e uno strumento di democrazia per i cittadini”, ha dichiarato invece Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia, l’Associazione che promuove la comunicazione interattiva e la conoscenza delle opportunità del digitale.
Nella visione dell’associazione, “la strategicità del settore digitale, nella sua complessità e continua evoluzione, impone una gestione legislativa a livello Comunitario e non dalle singole Nazioni, al fine di identificare regole e standard condivisi che possano garantire il giusto equilibrio tra tutti i soggetti interessati”.

Perdono tutti
Spegnere Google News in Spagna  “è stata una scelta giusta e, a mio avviso, condivisibile, seppur terribile per gli utenti: i rischi legali, per Google, nel continuare a tenere accese le News in Spagna erano troppo alti”, ha commentato l’avvocato Luca Bolognini, presidente dell’Istituto italiano per la privacy e la valorizzazione dei dati. “In Europa abbiamo legislazioni obsolete, assai analogiche e ben poco digitali, che non tengono conto del ruolo cruciale svolto da motori di ricerca e aggregatori a favore del pluralismo dell’informazione”.
La colpa, secondo Bolognini, è delle regole anacronistiche: “Google chiude un servizio utilissimo perché costretta a farlo da regole d’altri tempi, tutti gli utenti spagnoli saranno più poveri di idee e di notizie. E speriamo non sia la prima di una serie di chiusure del servizio in altri Stati Ue”.

I vantaggi per gli editori
A dimostrazione della tesi dell’avvocato Bolognini, l’Istituto italiano per la privacy e la valorizzazione dei dati ha pubblicato uno studio internazionale (“Effetti dei motori di ricerca sul pluralismo dell’informazione”)  che dimostra che i search engines e gli aggregatori di notizie favoriscono il pluralismo, specialmente a favore dei piccoli editori.

Quanto traffico?
Un recente articolo su NiemanLab ha cercato di rispondere alla domanda : quanto traffico Google News porta ai siti di informazione? Per determinarlo, la questione è stata posta al consulente Adam Sherk, che ha usato uno strumento per tentare di determinare quanto del traffico di 80 siti di informazione proviene dalla ricerca generale e quanto da Google News. La risposta è stata “Dipende”. Probabilmente va dal 5 al 25%.
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