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Causa giudiziaria per i diritti d'autore

Google e Oracle: altro passo della battaglia legale per l'uso del software Java su Android

È una causa giudiziaria che dura da 8 anni. Una prima sentenza era favorevole a un "fair use" del software di Oracle su Android come previsto dalla legge federale Usa sul copyright. In appello il tribunale ha riportato la contesa al punto di partenza. La richiesta è di 9 miliardi di dollari di danni

Google ha perso una battaglia legale con Oracle, in una causa giudiziaria su un caso di diritti d'autore che potrebbe costarle miliardi di dollari. Si tratta di un lungo scontro che dura da otto anni. La Corte d'appello ieri ha sentenziato che Google ha violato le leggi sul copyright quando ha utilizzato il software Java open source di Oracle per costruire la piattaforma Android nel 2009.

Il Tribunale federale ha definito "non equo" l'uso che Google ha fatto della tecnologia di programmazione Java di Oracle, di fatto riportando la contesa al punto di partenza e cioè al 2010, quando Oracle ha accusato il sistema operativo Android di Google di violare i diritti d'autore relativi alla piattaforma Java di Oracle. Oracle ha chiesto in precedenza a Google fino a 9 miliardi di dollari di danni e ora il consigliere giuridico di Oracle, Dorian Daley ha sostenuto in un'intervista che "il valore della contesa è aumentato", sebbene Oracle non abbia fornito cifre aggiornate sulle sue richieste.

La sentenza di ieri del Tribunale d'appello, se confermata, potrebbe avere un ampio impatto sull'industria del software, limitando l'"equo utilizzo" da parte delle difese nei casi di copyright. Ciò, secondo i legali del settore, potrebbe rendere più costoso e tecnicamente più complesso per gli sviluppatori l'utilizzo di Java e di altri software protetti da copyright per creare nuovi prodotti. Finora infatti l'utilizzo del 'fair use', l'uso equo giustificava l'utilizzo di un software senza licenza. L'uso equo è infatti una clausola legislativa della legge sul copyright statunitense che stabilisce la lecita citazione non autorizzata o l'incorporazione di materiale protetto da copyright in un software, a certe condizioni. 

Il caso Oracle è stato esaminato due volte in aula. Nella prima occasione i giurati avevano stabilito che l'uso di Google del codice Java era permesso come "fair use" ai sensi della legge federale sul copyright. La Corte d'appello statunitense per il Circuito federale ieri però ha ribaltato questa sentenza. "Non c'è nulla di equo nell'utilizzare un lavoro protetto da copyright e usandolo per lo stesso scopo e con la stessa funzione dell'originale in una piattaforma concorrente", ha scritto ieri la Corte in un parere di 56 pagine. Il Tribunale d'appello ha inoltre rinviato la causa a un altro processo per determinare quanto Google dovrà pagare di danni.

"Siamo delusi dal fatto che la Corte abbia annullato il primo verdetto della la giuria il quale affermava che Java è aperto e gratuito per tutti", ha detto Google in una nota. "Questo tipo di sentenza renderà le app e i servizi online più costosi per gli utenti. Stiamo valutando le nostre opzioni".