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POLITICA

Verso un esecutivo giallorosso

Conte sale al Quirinale. Domani giura il nuovo governo

Il premier incaricato ha avuto un colloquio di un'ora con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui ha presentato la squadra del nuovo esecutivo. Al termine ha sciolto la riserva

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Giuseppe Conte è salito al Quirinale per sciogliere la riserva e presentare a Sergio Mattarella la squadra di governo, dopo una notte e una mattinata di lavoro dedicate a formarla. Il presidente del Consiglio incaricato ha avuto un colloquio di un'ora con il capo dello Stato nello studio alla vetrata e ha sciolto la riserva.

Ieri anche gli iscritti su Rousseau hanno dato il loro sì a un esecutivo M5s-Pd, con un plebiscito del 79,3%. "Contento di non partecipare al mercato delle vacche", ha commentato il leader della Lega, Salvini.

Alla riunione di questa mattina a Palazzo Chigi sul programma di governo con Giuseppe Conte hanno partecipato i capigruppo alla Camera ed al Senato di M5S, Partito democratico e Leu.

Ruolo più forte per Conte
Al bis Conte avrà un ruolo più forte, senza vicepremier e con un sottosegretario di sua fiducia ad affiancarlo (Roberto Chieppa, che potrebbe avere la meglio sul M5s Vincenzo Spadafora). Ai vertici di governo, quando dovrà mediare tra i partiti, troverà Luigi Di Maio da capo politico del M5s e Dario Franceschini, "capo delegazione" del Pd, in conseguenza della scelta del segretario Nicola Zingaretti e del passo indietro di Andrea Orlando.

Di Maio dovrebbe essere ministro degli Esteri, l'incarico più "di peso" tra quelli sul tavolo (ma fino alla fine circolano altre ipotesi come Lavoro o Difesa). Franceschini dovrebbe tornare alla Cultura, incarico ricoperto nei governi Renzi e Gentiloni (anche per lui in alternativa c'è la Difesa). Paolo Gentiloni dovrebbe essere commissario Ue (anche se fino all'ultimo girano nomi come Paola Severino o Vittorio Colao).

Il premier incaricato è consapevole dell'attenzione con cui il presidente della Repubblica esaminerà la lista dei suoi ministri, soprattutto nelle caselle cruciali per l'economia e le relazioni internazionali: Tesoro, Interni, Difesa, Esteri.

All'Interno, in particolare, sarebbe auspicio comune al premier incaricato e al Pd indicare un tecnico di alto livello, anche per evitare che i prossimi mesi di legislatura si trasformino in una battaglia continua con Matteo Salvini sulla gestione dell'ordine pubblico e dell'immigrazione: il prefetto di Milano Luciana Lamorgese o il capo della Polizia Franco Gabrielli sarebbero più difficilmente attaccabili sul piano politico.

Altro snodo l'Economia: la prima "emergenza" del governo è infatti scrivere Def e legge di bilancio, senza avere neanche il tempo di carburare. Serve perciò una personalità in grado di dialogare da subito con l'Europa, in stretto contatto con Farnesina e Palazzo Chigi, per ottenere i possibili spazi di bilancio tenendo in ordine i conti. Ecco perché, in uno schema che affida la scelta di via XX Settembre al Pd, restano in pista tutti nomi tecnici e un solo politico, Roberto Gualtieri, che piace a tanti Dem. Tra i tecnici in short list ci sono Giuseppe Pisauro, Salvatore Rossi (considerato da alcuni troppo rigorista), Dario Scannapieco, Marcello Messori, Pierluigi Ciocca, Fabrizio Pagani.

Di Maio vede i suoi a Palazzo Chigi e conferma loro che resterà nel governo, con altri due ministri già gialloverdi, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Al governo dovrebbero poi traslocare i capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D'Uva e, in una squadra che oscilla tra i 16 e i 20 ministri (con quasi parità tra M5s e Pd), dovrebbe trovare spazio con un ministero anche l'ala ortodossa vicina a Roberto Fico.

Più complicata la partita in casa Pd, dove le correnti vogliono rappresentanza. Orlando, in predicato per gli Esteri si fa da parte: dovrebbe restare vicesegretario unico se Paola De Micheli, come probabile, andrà al governo e potrebbe anche essere capogruppo alla Camera, se un ministero andrà a Graziano Delrio. Il passo di Orlando dà anche l'esempio agli altri capicorrente, sulla via della "pax" interna invocata da Nicola Zingaretti, insieme a una mobilitazione di tutti per rafforzare il partito. Ma la battaglia è in corso: spunta l'ipotesi che dalla Cgil arrivi al governo Serena Sorrentino, ma sarebbe osteggiata da molti. Grande attenzione c'è poi alle mosse di Matteo Renzi, che storce il naso all'idea di Di Maio alla Farnesina e va ripetendo che se il governo non sarà "di qualità" i suoi daranno una mano da fuori "secondo una formula del governo amico". La richiesta dei renziani è, su una delegazione di otto, avere tre ministeri (Guerini, Rosato, Bellanova, Ascani, i nomi in partita). Ma l'ex premier sarebbe pronto fino all'ultimo alle mani libere.

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