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MONDO

Hong Kong, Lam lascia il parlamento per proteste: "Richieste indipendenza non saranno tollerate"

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 La leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha condannato le violenze della piazza in un discorso trasmesso in video, dopo essere stata costretta a lasciare il Parlamento dai deputati di opposizione.     Hong Kong sta affrontando "tempi burrascosi ed enormi difficoltà " a partire da giugno scorso, ha dichiarato. Da allora, secondo dati da lei citati, si sono tenute oltre 400 manifestazioni, più di 1.100 persone sono rimaste ferite e oltre 2.200 sono state arrestate. Lam ha poi difeso il modello "un Paese, due sistemi" con cui Pechino regola il rapporto con l'ex colonia britannica, ritornata alla Cina nel 1997 come Regione amministrativa speciale, e ha assicurato che Hong Kong protegge i diritti umani, ma che non verranno tollerate le richieste di indipendenza. "Ritengo che finche' aderiremo al modello 'un Paese, due sistemi' saremo in grado di uscire dall'impasse" attuale ha scandito Lam, ma "qualsiasi azione che punti all'indipendenza di Hong Kong e minacci la sovranita', la sicurezza e gli interessi di sviluppo nazionali non sara' tollerata".
 
    
 
La Lam ha lasciato l'aula sotto scorta, mentre diversi deputati tentavano di raggiungerla.    Nonostante il massiccio dispiegamento delle forze di polizia intorno al palazzo devastato nelle proteste di luglio, questa mattina c'era solo un gruppo di manifestanti.   Presente, inoltre, lo striscione "cinque richieste, non una in meno", a ricordare i punti della piattaforma di rivendicazioni, tra cui il suffragio universale. Lo slogan è stato poi scandito in aula dalla deputata del Civic Party, Tanya Chan.   Il governo ha confermato che le dichiarazioni programmati che sarebbero state illustrate in un video preregistrato.

Intanto la Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato una legge a sostegno delle proteste per la democrazia ad Hong Kong, denominata 'Democracy Act', che ora passerà al vaglio del Senato pronto a ratificarla. Una mossa che ha immediatamente sollevato l'ira di Pechino.    La Cina ha espresso "forte indignazione" e "ferma opposizione" e minacciato rappresaglia nei confronti degli Stati Uniti se il provvedimento diventera' legge. Lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang, in una nota diffusa ai media statali cinesi, dopo che il disegno di legge ha passato l'esame della Camera dei Rappresentanti Usa. "Se il disegno di legge verra' approvato danneggerà non solo gli interessi cinesi, ma anche le relazioni sino-statunitensi e gli interessi degli Stati Uniti", si legge nella nota a firma del portavoce del Ministero degli Esteri, Geng Shuang, e la Cina "prenderà sicuramente misure efficaci a contrasto e per salvaguardare fermamente i suoi interessi di sovranità, sicurezza e sviluppo". Se verrà approvato, lo Hong Kong Human Rights and Democracy Act, comportera' una revisione annuale dello status speciale conferito dagli Usa a Hong Kong in virtu' di una legge del 1992, e permetterà di sanzionare economicamente i funzionari cinesi e di Hong Kong ritenuti responsabili di violazioni dei diritti di base garantiti all'ex colonia britannica dopo il ritorno alla Cina, nel 1997.
 
 
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