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Facebook, il Guardian: "Identità dei moderatori possibile preda dei terroristi"

La rivelazione del Guardian: un bug rese pubblici per un lasso di tempo le identità dei moderatori che si occupavano di vigilare sulle attività sospette. Intervistato un giovane che da mesi vive nascosto 

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di Giovanna Antonelli Facebook ha messo a rischio i suoi moderatori. A novembre del 2016 i dati sensibili di chi si occupava di moderare gruppi connessi con il terrorismo sono stati visibili a tutti: anche ai presunti fiancheggiatori di organizzazioni terroristiche internazionali. A rivelare la “falla” il sito on line del Guardian che ha intervistato anche uno di questi moderatori che da novembre ha lasciato Dublino (dove lavorava) e attualmente si nasconde nell’Europa dell’est. Ad essere esposti a questa minaccia, rivela il Guardian, sono oltre 1.000 lavoratori nei 22 dipartimenti che si occupano di moderare e rimuovere i contenuti inappropriati nella piattaforma che vanno da materiale sessuale, insulti e propaganda terroristica.

Un bug del software ha di fatto reso pubbici i profili e i dati sensibili dei moderatori che sono apparsi nella cronologia di attività degli amministratori di quei gruppi che i moderatori avevano disabilitato. Dei 1.000 lavoratori interessati 40 lavorano nell’unità antiterrorismo di fb che si trova a Dublino. E il giovane intervistato dal Guardian è uno di oro: un ventenne nato in Iraq ma cittadino irlandese che nella sua attività per Facebook ha bannato un gruppo egiziano simpatizzante di Hamas.

La compagnia ha ammesso l’esistenza del bug ma anche assicurato di aver lavorato affinché cose del genere non si ripetano più. Nell’imminenza dei fatti ha contattato tutti i collaboratori “a rischio” e si è attivato per capire fino a che punto presunti terroristi potessero avere avuto accesso a quei dati. “Era troppo pericoloso restare a Dublino “ ha ammesso l’ex moderatore – io so cosa significa il terrorismo. Mio padre è stato rapito e mio zio giustiziato in Iraq. Quando vieni da una zona di guerra come me e l’Isis viene a sapere che lavori per combatterei il terrorismo la punizione è la decapitazione”.

Per questo il giovane è terrorizzato e, nonostante le rassicurazioni di Facebook, che ritiene difficile che le informazioni possano essere state carpite da terroristi (pur essendo rimaste visibile nella timeline dei profili fb rimossi), ha deciso di lasciare tutto e di nascondersi.

Faceva parte di un team di moderatori esperti, circa una quarantina assunti per vigilare sulle attività terroristiche su Facebook. Dal suo racconto emerge che era stato assunto perché parlava arabo ma che lui, come gli altri facenti parte del team, era trattato come un cittadino di seconda classe. Con una paga di 13 euro l’ora per un ruolo che secondo lui richiede una conoscenza specialistica della materia. Dopo due settimane di training ha potuto accedere al sistema di moderazione utilizzando il suo profilo personale: “Ci avrebbero dovuto avvisare che era meglio entrare con un profilo fasullo, nessuno ci aveva avvisato che poteva essere pericoloso utilizzare il nostro vero profilo”.  

Per il giovane intervistato dal Guardian la risposta di Fb è stata inadeguata e non tempestiva: un sistema di allarme da installare in casa e un servizio di accompagnamento da casa al lavoro non sono stati ritenuti sufficienti dal giovane. Che da novembre 2016 vive come un esule nell’Europa dell’Est, terrorizzato, senza lavoro e imbottito di anti depressivi.
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