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ECONOMIA

Confindustria in pressing sul governo per trovare un accordo

Ex Ilva: Patuanelli, "Su esuberi non trattiamo", Boccia, "Scudo necessario"

Situazione drammatica per l'ex Ilva di Taranto: due inchieste avviate dai magistrati, una a Milano e l'altra proprio a Tarano. Intanto i lavoratori si preparano a resistere per mantenere l'azienda in vita. La politica ancora indecisa sullo scudo penale mentre le aziende dell'indotto minacciano di ritirare gli operai

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Sono due le inchieste aperte sull'ex Ilva di Taranto. Dopo l'esposto dei commissari, a lavoro ci sono sia i magistrati di Milano che della Procura di Taranto. L'ipotesi di reato è distruzione di mezzi di produzione e fatti e comportamenti lesivi dell'economia nazionale addebitabili ad Arcelor Mittal. Intanto, mentre sale il pressing dei sindacati sul governo perché non si punti solo sulle vie legali e la politica ancora riflette sullo scudo penale, il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli traccia le linee di fino a dove ci si potrà spingere per chiudere favorevolmente la trattativa.

Aziende indotto, ritiriamo gli operai
Se domani ArcelorMittal non salderà le fatture alle ditte dell'indotto-appalto o non ci saranno garanzie in tal senso, le stesse imprese potrebbero ritirare gli operai dai cantieri. E' quanto paventano i sindacati dopo aver appreso da alcuni imprenditori della volontà di "mettere in liberà i dipendenti" a causa del mancato pagamento delle fatture da parte della multinazionale franco-indiana che vuole lasciare Taranto. Le imprese hanno maturato un credito complessivo intorno ai 60 milioni. Confindustria Taranto ha convocato per martedì prossimo le organizzazioni sindacali per affrontare la questione della vertenza indotto-ArcelorMittal. Domani alle 11, invece, nello stabilimento ex Ilva si svolgerà il consiglio di fabbrica dei sindacati metalmeccanici allargato ai delegati delle imprese dell'indotto, per decidere eventuali iniziative di mobilitazione.

Il ministro Patuanelli
Sull'ex Ilva "c'è in gioco il sistema Paese e una multinazionale che pensa di poter trattare l'Italia come una colonia, acquisendo un'azienda strategica per poi decretarne la morte in via unilaterale, in deroga ai contratti ed eliminando dal mercato la concorrenza contro cui aveva vinto una gara europea".  Lo afferma il ministro Patuanelli, in un'intervista al Sole 24 Ore. "Credo che, più di dire che togliendo lo scudo è stato fornito un alibi, sia più corretto dire che è stata tolta la maschera all'azienda, che aveva programmato ben prima il suo disimpegno - forse dal primo giorno - e che oggi parla addirittura di spegnimento, compromettendo quindi il funzionamento dell'acciaieria". In merito allo scudo penale, "personalmente ritengo che si possa valutare l'inserimento di una norma di rango primario che espliciti il principio espresso nell'articolo 51 del codice penale, un principio già presente nel nostro ordinamento", ribadisce Patuanelli. "L'impressione che ho oggi, tuttavia, è che ArcelorMittal non voglia una protezione sui crimini commessi in passato - che sarebbero già 'scudati' dal nostro ordinamento giuridico - ma per quelli che avrebbe commesso in futuro".

Resistenza
La situazione non fa dormire sogni tranquilli agli operai delle acciaierie tarantine che si preparano alla resistenza contro la chiusura degli impianti. Proprio sulla questione esuberi interviene ancora il ministro Patuanelli: "Quanto alla possibilità di sostituire gli esuberi con ammortizzatori, "per Mittal la produzione a 4 milioni di tonnellate e i 5mila esuberi sono strutturali, non legati al mercato. D'altronde - rileva il ministro - hanno da poco chiuso un deal in India a cui stavano lavorando da un paio d'anni per la produzione di 8/10 milioni di tonnellate, circa la quantità che avrebbero dovuto raggiungere a Taranto una volta ultimato il piano ambientale. Che strana coincidenza". 

Il pressing di Confindustria
Sulla vicenda interviene con decisione il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che chiede "una grande operazione di realismo e buonsenso, bisogna rimettere immediatamente lo scudo penale e poi invitare l'azienda a un tavolo di confronto. Lo scudo è la condizione necessaria anche se non sufficiente". "Noi dobbiamo dire alla politica e al governo del Paese che qua non c'è una stagione degli alibi, ma occorre una stagione della responsabilità e delle soluzioni. Il problema è' creare le condizioni affinché l'investitore non vada via". E sul possibile intervento pubblico ha aggiunto. "Quello che possono fare bene i privati è meglio non farlo fare al pubblico".

Procura di Taranto a lavoro
Sul caso ArcelorMittal, dopo aver avviato l'inchiesta contro ignoti, prefigurando l'ipotesi di reato di distruzione di materie prime o prodotti industriali, e di mezzi di produzione con danni all'economia nazionale, la Procura di Taranto potrebbe ordinare già da domani le prime ispezioni nel siderurgico di Taranto. "E' una cosa seria, ci stiamo già muovendo" ha commentato il procuratore capo di Taranto, Capristo, un'ora dopo aver ricevuto, insieme al procuratore aggiunto, Carbone, i commissari dell'amministrazione straordinaria Ilva, Ardito, Danovi e Lupo, che gli hanno consegnato un esposto-denuncia dove indicano, da parte di ArcelorMittal, comportamenti lesivi dell'economia nazionale. E nel giro di poche ore dalla ricezione dell'esposto-denuncia dei commissari Ilva, l'inchiesta della Procura di Taranto ha mosso i primi passi indicando già il terreno di indagine, quello su cui saranno fatti gli approfondimenti. Non ci sono per il momento indagati, è vero, ma l'ipotesi di reato è stata individuata.

L'inchiesta di Milano
Su altro piano c'è poi anche l'inchiesta della Procura di Milano che ha ritenuto di dover intervenire aprendo un'inchiesta (senza indagati e ipotesi di reato al momento) a tutela dell'interesse nazionale.Uno dei fari che la Procura di Taranto ha acceso riguarda il magazzino dell'ex Ilva. Si parte dal fatto che con la cessione ad ArcelorMittal il 30 ottobre 2018 la multinazionale ha avuto un magazzino materie prime del valore di 500 milioni ed uno di pezzi di ricambio per 100 milioni circa. E magazzini così ampi, osservano fonti vicine al dossier, non si consumano certo in un anno. Perché questo è il tempo sinora trascorso dal subentro di ArcelorMittal all'amministrazione straordinaria. Negli ultimi giorni si sono ripetutamente sollevati da più parti allarmi relativamente allo svuotamento dei magazzini e all'imbarco dei coils (i rotoli di acciaio, il prodotto di punta del siderurgico di Taranto) per altre destinazioni, Spagna si è detto pure. Ma cosa realmente sia accaduto dovrà ora verificarlo la Procura. E anche i commissari intendono andare in fabbrica per vedere come sta la situazione. E se ArcelorMittal negherà ancora l'ingresso, i commissari vogliono che questo diniego sia comunque messo a verbale. 

Il ministro Speranza
Sulla questione è intervenuto, tramite un post su facebook, anche il segretario nazionale di Articolo Uno e ministro della Salute, Roberto Speranza. "L'Italia non può permettere lo spegnimento dell'altoforno dell'acciaieria di Taranto. Diritto al lavoro e diritto alla salute sono garantiti dalla nostra Costituzione. Si devono necessariamente tenere assieme". 


 
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