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ITALIA

Undicesimo stop dall'inizio dell'anno scolastico

Ilva. Di nuovo scuole chiuse al rione Tamburi: vento fa alzare polveri rischiose per la salute

Sale intanto la preoccupazione tra lavoratori e sindacati per il rinvio degli incontri tecnici per lo stabilimento di Taranto che erano previsti per domani, 23 gennaio e il 24. Fiom Taranto: questo ci fa pensare che "ArcerolMittal sia alquanto disorientata e non riesca a fare dei focus sul piano industriale e sulle possibili ricadute dal punto di vista occupazionale"

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E' restata muta oggi (wind day) la campanella nelle scuole del Rione Tamburi di Taranto. Restano chiuse perchè - secondo l'Arpa Puglia - potrebbero esserci dei seri problemi per la salute a causa del forte vento proveniente da nord ovest (area industriale) che trascina le polveri dei parchi minerali dell'Ilva. Sono già undici volte - dall'inizio dell'anno scolastico - che gli istituti vengono tenuti chiusi per salvaguardare la salute degli studenti. 

Comune e Asl stanno lavorando ad una modifica dell'ordinanza per consentire lo svolgimento delle lezioni con un orario ridotto durante il quale le aule resteranno con le finestre chiuse per evitare l'ingresso delle polveri. Secondo quanto comunicato nei giorni scorsi dal ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti i lavori preliminari di copertura dei parchi minerali inizieranno il prossimo mese.

Legambiente chiede "l'incremento delle misure di mitigazione già adottate, quali la filmatura e la bagnatura dei cumuli, e l'adozione di ulteriori misure, quali l'abbassamento dei cumuli e il loro arretramento. Misure ovviamente non risolutive - rileva Legambiente - ma capaci di attenuare i rischi sanitari a carico della popolazione più esposta  incrementando il contributo posto a carico dell'azienda senza gravare ulteriormente sulla citta'".

La Fiom Cgil, invece, sollecita "un tavolo tecnico per verificare la possibilità di adottare ulteriori misure rispetto a quelle gia' messe in atto da Ilva  nelle giornate di Wind Days. La città - dice il sindacato dei metalmeccanici - ha bisogno di risposte certe che non possono attendere gli eventi, come la possibile copertura dei parchi minerali, nè i giudizi provenienti dai tribunali".

Secondo i metalmeccanici della Cgil "bisogna dare delle risposte immediate e risolutive e spetta alla Regione Puglia e al Comune di Taranto, insieme ai soggetti interessati indicati nella delibera, trovare misure alternative per abbattere le polveri e le emissioni inquinanti che abbiano un minor impatto sulla città".

Bellanova: soluzione non è chiudere, ma ambientalizzare
"Siamo a un passo dal far ripartire finalmente l'ambientalizzazione in un territorio che è stato devastato dal disinteresse, dal disimpegno e dalla complicità di chi ha avuto responsabilità di Governo e si è voltato dall'altra parte". Così la vice ministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova.  "Prima c'erano quelli che passavano dai Riva con il cappello in mano a prendere i finanziament i- dice Bellanova - Noi siamo quelli che hanno considerato i Riva responsabili della devastazione di un territorio, abbiamo nominato l'amministrazione straordinaria, abbiamo indetto una gara a livello europeo e oggi discutiamo di Piano ambientale e Piano industriale con il più grande produttore di acciaio a livello europeo. Cui abbiamo detto che dal mese prossimo è necessario partire con la copertura dei parchi minerari". La soluzione "non è chiudere l'Ilva ma ambientalizzare, garantire sicurezza e salute per i cittadini di Taranto e per i lavoratori, rendere compatibili 20mila posti di lavoro con il rispetto della salute e dell'ambiente", conclude 

Rinviato tavolo al Mise. C'è preoccupazione tra lavoratori e sindacati
Sale intanto la preoccupazione dei lavoratori per il rinvio degli incontri tecnici per l'Ilva di Taranto che erano previsti per domani, 23 gennaio e il 24, ora riprogrammati per il 29 e 30 gennaio. Il Ministero dello Sviluppo economico - in una nota - parla di accoglimento di "una richiesta motivata dall'Azienda". Questo ci lascia pensare che "ArcerolMittal sia alquanto disorientata e non riesca a fare dei focus sul piano industriale e sulle possibili ricadute dal punto di vista occupazionale", sottolineano Giuseppe Romano e Francesco Brigati della segreteria Fiom Cgil di Taranto.

"Ad oggi - aggiungono - non ci  dato sapere come si arrivati ai famosi 4 mila esuberi contenuti all'interno della procedura ex art.47 che seppur congelata, grazie alla mobilitazione dei lavoratori del 9 ottobre scorso, rimane lì con tutte le sue incognite. Sia nel Protocollo d'intesa del governo che nella bozza di accordo di programma di Regione Puglia e Comune di Taranto non si parla dei lavoratori di Ilva e dell'appalto non vi è alcun cenno alla clausola sociale". Al contrario, sostengono Romano e Brigati, "vengono acquisite alcune rivendicazioni di Confindustria Taranto che non riesce ad andare oltre ai propri interessi, sollecitando quindi esclusivamente i crediti derivanti dall'insinuazione al passivo e tralasciando l'analisi di alcuni aspetti fondamentali rispetto alla nuova fase che attraverserà l'Ilva. Attualmente - concludono - non riusciamo ad intravedere soluzioni possibili che riescano a garantire la piena occupazione, le loro rassicurazioni sembrano pertanto solo slogan". 

Sul rapporto con il governatore della Puglia, Michele Emiliano, Bellanova spiega: "è molto complicato. Voglio sperare che il punto non sia misurare la nostre forze piuttosto la capacità di dare risposte ai problemi che ci troviamo a gestire. Siamo persone con ruoli e funzioni istituzionali regolate dalla nostra Costituzione che ci richiama - tutti - alla leale  collaborazione". 
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