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ECONOMIA

Il governo al lavoro: migliaia di posti a rischio

Ilva. Gentiloni a Emiliano: ritira ricorso. Bellanova: basta arroganza, migliaia di posti a rischio

Il viceministro ha visto i sindacati e ha annunciato il fitto calendario di incontri per il mese di gennaio. Altro fronte caldo, Alcoa. Questa mattina, il ministro Calenda si è recato a Portovesme: "in Italia si può fare alluminio, la sfida si può vincere. Questa è solo una tappa del percorso"

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"Mi rivolgo al presidente Emiliano e al sindaco Melucci, facendo appello alla loro  senso di responsabilità e alla sensibilità istituzionale che ben conosco. Vi chiedo di ritirare il ricorso al Tar e di non mettere a rischio interventi per la bonifica ambientale e il lavoro che Taranto aspetta da anni. Da parte del Governo c'è piena disponibilità al confronto sulle questioni che avete sollevato. Conto su di voi, l'Italia e la Puglia hanno bisogno di leale collaborazione". L'appello del premier Paolo Gentiloni arriva a pochi giorni dall'ennesimo scontro tra i rappresentanti delle istituzioni locali pugliesi e il ministro delle infrastrutture Carlo Calenda sul futuro dell'Ilva. L'incontro al Mise si era chiuso con le considerazioni amare del ministro che ha parlato di rischio chiusura - già il prossimo 9 gennaio - dello stabilimento di Taranto se Emiliano e Melucci per l'appunto non ritirano il ricorso al Tar. Aveva anche sottolineato l'apertura del governo e la disponibilità a trovare soluzioni che conciliassero posti di lavoro e salvaguardia della salute e dell'ambiente.

Il Governatore Emiliano si è detto disponibile ad incontrare Gentiloni e a illustrargli le ragioni del ricorso presentato dalla Regione Puglia e il punto di vista sul piano industriale e ambientale. Nei giorni scorsi, il Presidente della Regione Puglia,  riferendosi al ministro delle Infrastrutture, aveva lanciato una nuova frecciata: "Noi siamo dell’idea che, siccome Calenda è un ministro pro tempore, il tavolo si è insediato e a mio giudizio può essere anche autogestito da tutti quelli che vogliono partecipare: se abbiamo voglia di trovare una soluzione, visto che il ministro fa solo da mediatore, riusciamo a trovarla anche senza di lui". Fermo sulle sue posizioni, resta il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci: "non ritiro ricorso, servono risultati".

Anche l'ex premier, attuale segretario Pd, Matteo Renzi aveva rivolto un appello a Emiliano tramite twitter: "Offro un piatto di orecchiette a te e a Carlo Calenda ma deposita le armi, Michele Emiliano. Basta coi ricorsi, mettiamoci a un tavolo e salviamo insieme il futuro di Taranto. Offro io che notoriamente ho il carattere peggiore (ed è una bella gara tra noi tre). #Ilva". 

Questa mattina nuova girandola di incontri al ministero. Il viceministro Teresa Bellanova ha incontrato i rappresentanti sindacali: "La trattativa continua perchè questo è il tavolo principale, quello che vede la presenza del governo con le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dell'azienda e l'amministrazione straordinaria" - ha detto Bellanova -  è una trattativa che deve mettere al riparo non le arroganze, le presunzioni, le prepotenze ma mettere al riparo decine di migliaia di posti di lavoro e un importante insediamento produttivo". Poi elenca gli incontri serrati - che si terranno nel mese di gennaio - "Il 10  è confermato l'appuntamento che era già previsto al Mise, il 15-16 gennaio ci sarà una visita della delegazione sindacale allo stabilimento Arcelor Mittal di Gent in Belgio e il 17 gennaio un tavolo specifico sull'Ilva di Genova. Incontri tecnici di sito presso il Mise sono previsti il 23-24 gennaio per l'Ilva di Taranto e il 30 per Genova e Novi Ligure.

Soddisfatti i sindacati dopo l'incontro con la Bellanova anche se - sottolineano - ci sono ancora molti punti da chiarire. "Abbiamo registrato risultati importanti con la trattativa  - spiegano - non solo sul piano ambientale ma anche sul piano industriale e per quanto riguarda le assunzioni, anche se non ancora sufficienti . A chi continua ad alimentare polemiche la risposta migliore è andare avanti". 

Altro fronte caldo per il governo, Alcoa. Calenda: fare alluminio in Italia è possibile
In questo periodo natalizio, altro fronte caldo per il governo, è quello dell'Alcoa. Il ministro Calenda si è recato in mattinata negli stabiimenti di Portovesme, nel Sud della Sardegna, prima di tutto "per rispetto dei lavoratori". Ha parlato di "una prima tappa del percorso". E ha spiegato: "non sono qui per festeggiare, lo faremo quando uscirà il primo lingotto di alluminio, perchè in Italia è possibile fare alluminio, una sfida che si può vincere", concludendo: "siamo qui per firmare l'accordo di programma, il pre contratto è stato fatto per la cessione dello stabilimento".

Ad attenderlo, tanti lavoratori con bandiere e striscioni. Quello di oggi è il punto culminante di una mobilitazione durata oltre 5 anni da parte dei lavoratori e dei sindacati da quando, cioè, e' stato bloccata nel dicembre 2012 la produzione di alluminio primario nella fabbrica del Sulcis. Una crisi nata tre anni prima con l'annuncio del disimpegno della multinazionale americana che ha portato nel 2014 alla chiusura definitiva dell'impianto con lo spegnimento dell'ultima "cella" di produzione e con i licenziamento di tutti gli operai e la loro messa in mobilità. 

Dal maggio del 2015 è stato organizzato davanti allo stabilimento un presidio permanente che ancora oggi sussiste, davanti al quale gli operai hanno attenso l'arrivo del ministro. Sono stati 5 anni di dura lotta per gli operai dell'Alcoa con oltre cento manifestazioni che hanno portato a bloccare per tre volte l'aeroporto di Cagliari e altrettante lo scalo marittimo. Manifestazioni che hanno bloccato la statale 131, il porto di Olbia e anche le esercitazioni Nato a capo Teulada. Tra le varie manifestazioni ben 20 si sono svolte a Roma durante le quali gli operai e i sindacalisti hanno incontrato i presidenti del Consiglio Berlusconi e Renzi e due volte il Papa.
 
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