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SCIENZA

Big Data

L'indice di felicità è nella lingua

Un'originale ricerca condotta presso la britannica University of Warwick ha messo a punto l'indice "HPS", capace di misurare su una base linguistica, secondo i suoi ideatori, il tasso di felicità del passato

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di Stefano Lamorgese Il PIL non basta più per descrivere attraverso valori numerici il benessere di stati, popoli e nazioni. Lo aveva già capito Bob Kennedy, fratello del presidente assassinato e poi vittima anch'egli della violenza politica: "it measures everything in short, except that which makes life worthwhile" (misura tutto, tranne quello per cui vale la pena vivere). Era il 1968 e, da allora, la comunità scientifica (contrariamente ai decisori politici) ha compiuto molti passi verso l'individuazione di alternative valide al PIL.

Da alcuni decenni, infatti, si indaga sulla "felicità" - collettiva e individuale - come parametro per comprendere l'evoluzione dei sistemi sociali, le conseguenze delle scelte politiche e quei fattori che, in generale, condizionano la vita di tutti noi. Sono stati redatti indici statistici approfonditi e collazionate immense moli di dati, a tale proposito.

Ora - la notizia giunge dall'Università britannica di Warwick - la ricerca sulla felicità e sul benessere si spinge molto più indietro nel tempo, fino al 1776, l'anno della rivoluzione americana. E per la prima volta viene messo a punto un coefficiente valido nel lungo termine, su base linguistica. Se ne parla nel documento "Historical Analysis of National Subjective Wellbeing Using Millions of Digitized Books" (IZA Discussion paper No. 9195, July 2015), un originale lavoro svolto da Thomas Hills, Eugenio Proto, Daniel Sgroi, che ha condotto gli studiosi a elaborare lo HPS Index (dalle iniziali dei loro cognomi), capace di misurare il grado di "felicità" dei nostri antenati.

Big data
Come base del lavoro del team di Warwick è stato scelto un esempio molto caratterizzante la strumentazione culturale contemporanea: Big Data, nella versione libraria costituita da Google Books Ngram, uno strumento che permette di individuare le ricorrenze terminologiche nelle collezioni digitalizzate, in molte lingue diverse.

Studiosi ambiziosi
In effetti sarebbe bello sapere quant'erano felici gli antichi. E quanto i nostri antenati, più o meno recenti. Ma è difficile dare una risposta razionale: la laudatio temporis acti, il rimpianto dei tempi andati, è un atto consueto e ripetuto in ogni epoca, quasi un "tic culturale". Persino Dante, uomo del Trecento, fa pronunciare al suo antenato Cacciaguida - che incontra in Paradiso - una nostalgica rievocazione del passato:

Fiorenza dentro da la cerchia antica,
ond’ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica.

Non avea catenella, non corona,
non gonne contigiate, non cintura
che fosse a veder più che la persona.


La domanda rimane aperta: era più felice Dante o Cacciaguida?
A questo quesito gli studiosi di Warwick non possono (ancora) rispondere.
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