Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/inps-boeri-servono-immigrati-regolari-lavori-italiani-non-piu-fare-27daa903-11ba-4c4f-b3b1-dce950157f74.html | rainews/live/ | (none)
ECONOMIA

Costo 'quota 100' va da 8 a 20 miliardi annui

Inps, Boeri: "Servono immigrati regolari per i lavori che gli italiani non vogliono più fare"

"Tornare indietro del tutto" dalla legge Fornero "non  è  possibile": le persone che hanno subito "gli effetti più dirompenti di quella riforma" si sentirebbero "beffate, a partire dalle donne", ha detto Boeri, aggiungendo come anche i costi del ripristino in toto o in parte delle pensioni di anzianità allora vigenti sarebbero "molto elevati"

Condividi
"Quota 100 pura costa fino a 20 miliardi all'anno, quota 100 con 64 anni minimi di età costa fino a 18 che si riducono a 16 alzando il requisito anagrafico a 65 anni, quota 100 con 64 anni minimi di età e il mantenimento della legislazione vigente per quanto riguarda i requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall'età costa fino a 8 miliardi". Così il presidente Inps, Tito Boeri, nella Relazione. "Ripristinando le pensioni di anzianità con quota 100 (o 41 anni di contributi) si avrebbero subito circa 750.000 pensionati in più".  

No a cancellazione Legge Fornero ma sì flessibilità
"Tornare indietro del tutto" dalla legge Fornero "non  è  possibile": le persone che hanno subito "gli effetti più dirompenti di quella riforma" si sentirebbero "beffate, a partire dalle donne", ha detto Boeri,, aggiungendo come anche i costi del ripristino in toto o in parte delle pensioni di anzianità allora vigenti sarebbero "molto elevati". Non solo, avverte, si innescherebbe anche un circolo vizioso che porterebbe a ridurre l'occupazione. "Possiamo tuttavia permetterci una maggiore flessibilità", spiega. E ciò, sottolinea, "accelerando la transizione al metodo contributivo".  

Solo 4,1% pensioni liquidate con sistema contributivo 
Ad oggi, solo il 4,1% delle pensioni vigenti sono prestazioni liquidate interamente con il sistema contributivo e il 13,6% con il sistema misto. Lo riferisce l'inps nel Rapporto annuale. L'istituto sottolinea poi che sta crescendo il peso della spesa sostenuta per le prestazioni strettamente assistenziali (dal 4% al 7,5% della spesa complessiva) e diminuendo invece la quota destinata ad interventi redistributivi a favore delle prestazioni di tipo assicurativo (dall'11% al 3%). 

Oltre 5,5 milioni sotto i 1.000 
 Al 31 dicembre 2017 il numero di pensioni Inps ammonta a 15.477.672  e l'importo lordo mensile è di 1.513 euro. Lo scrive l'Inps nel Rapporto annuale secondo cui 5.548.468 delle pensioni sono sotto i mille euro. Le uscite per pensioni ammontano a 251.643 milioni contro i 249.307 del 2016. La spesa pensionistica Inps eè pari al 15,2% del Pil e al 32,5% della spesa pubblica. 
 
No tagli pensioni d'oro ma a privilegi
 "Non si vedono ragioni per tagliare le pensioni d'oro per il solo fatto di avere un importo elevato", ha detto il presidente dell'Inps, Tito Boeri, secondo cui "non esistono pensioni d'oro, d'argento o di bronzo. Le pensioni oggi erogate sono la combinazione di tre elementi: la pensione contributiva, quella assistenziale e quella di privilegio". E' quest'ultima che viene stabilita "in modo arbitrario dal decisore politico a vantaggio di alcune specifiche categorie di persone, tra cui in passato i politici medesimi" e può "essere rimessa in discussione, soprattutto in presenza di un debito pubblico molto elevato e della necessità di devolvere risorse ad impieghi maggiormente meritori". Fondamentale - secondo Boeri - che si sappia chi percepisce pensioni di privilegio e in quale misura.    

"Bisogno  di aumentare immigrazione regolare"
 "Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. La deviazione fra percezione e realtà è  molto più accentuata che altrove. Non sono solo pregiudizi. Si tratta di vera e propria disinformazione", ha detto Boeri. "Il nostro Paese ha bisogno di aumentare l'immigrazione regolare". Sono "tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere". Nel lavoro manuale non qualificato ci sono il 36% dei lavoratori stranieri in Italia e l'8% degli italiani. "Il declino demografico   è un problema molto più vicino nel tempo di quanto si ritenga", continua il presidente dell’Inps. Inoltre, aggiunge, "dimezzando i flussi migratori in cinque anni perderemmo una popolazione equivalente a quella odierna di Torino". E, sottolinea, "azzerando l'immigrazione, secondo le stime di Eurostat, perderemmo 700.000 persone con meno di 34 anni nell'arco di una legislatura".   "Le
previsioni sulla spesa indicano che anche innalzando l'età del ritiro, ipotizzando aumenti del tasso di attività delle donne che oggi tendono ad avere tassi di partecipazione al mercato del lavoro più bassi, incrementi plausibili e non scontati della produttività, per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese".

Finanziare Rei; non disperdere lavoro svolto
"Il problema del Rei è che è sottofinanziato". Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, difende la misura ma sostiene che con 6 miliardi aggiuntivi si potrebbe raggiungere l'80% delle famiglie povere (contro il 20% coperto con le risorse attuali), reperendo risorse ponendo ordine nella giungla di prestazioni di natura assistenziale destinate a pensionati.   "Quale che siano le decisioni che il nuovo Parlamento vorrà prendere riguardo alle politiche di contrasto alla povertà - afferma Boeri presentando il Rapporto annuale Inps - ci sentiamo di chiedere sommessamente di non disperdere il lavoro svolto nel mettere in piedi una infrastruttura nazionale capace di raggiungere le famiglie povere". La complessa infrastruttura costruita, aggiunge Boeri, ha dato buona prova di sé raggiungendo nei primi 5 mesi un totale di circa 300 mila famiglie e un milione di persone.  

No reintroduzione causali contratti termine
 Se cinque proroghe del contratti sono troppe "non si vede perché reintrodurre le causali sui contratti a tempo determinato". Lo afferma il presidente dell'inps Tito Boeri, secondo cui "l'esperienza passata dimostra che comportano un forte appesantimento burocratico, scoraggiando la creazione di lavoro (se non quello di tipo consulenziale per i datori di lavoro) soprattutto nelle piccole imprese. Meglio aumentare i contributi sociali di questi contratti ad ogni proroga. Ci dice anche - ha aggiunto nel corso della Relazione annuale alla Camera - che è molto difficile per le amministrazioni pubbliche valutare le giustificazioni addotte dalle imprese per ricorrere ai contratti a tempo determinato". Meglio semplificare la normativa - conclude - e rafforzare la vigilanza ispettiva.      

Rider, Inps pronto a gestire copertura assicurativa
Trovare forme contrattuali idonee per i lavoratori della gig economy evitando di "intervenire con l'accetta". E' il suggerimento del presidente dell'Inps Tito Boeri, che ha messo a disposizione dei decisori politici un'analisi sul modo di gestire il lavoro su piattaforma. "Quali che siano le scelte del legislatore - si legge nella relazione fatta alla Camera - l'Inps è disponibile a investire ulteriori risorse nel gestire la copertura assicurativa di questi lavoratori, mettendo a frutto la tracciabilità consentita dal lavoro organizzato on line, secondo le modalità già sperimentate con le prestazioni occasionali". 
Condividi